Controlli a tappeto nelle località di mare

L’agenzia delle entrate mette in atto una serie di controlli a tappeto in moltissime attività commerciali nelle principali località balneari. Si tratta di circa un centinaio di controlli svolti nelle località di mare più famose e rinomate tra cui spiccano Capri, Portofino, Porto Cervo e Gallipoli. Le attività prese di mira sono, ovviamente, quelle che hanno maggiormente a che fare con il turismo: ristoranti, discoteche, centri benessere e, in alcuni casi, gioiellerie. Che l’operazione sia assolutamente giusta questo è fuori di dubbio anche se, al riguardo, avrei alcune perplessità circa la metodica utilizzata. In parte, infatti, mi trovo d’accordo con Lino Enrico Stoppani, presidente della Fipe-Confcommercio, che ha ribadito “che seppure sia giusto compiere gli accertamenti, sia sbagliato tuttavia farlo in orari di punta quando ci sono clienti e dipendenti. Ritengo sia opportuno rispettare le esigenze degli ispettori ma anche degli imprenditori“.

controlli su conti correnti bancari

In sostanza se vuoi veramente controllare un’attività commerciale dovresti evitare di farlo quando è nel pieno del lavoro rischiando di mandar via clienti. Insomma i controlli non solo sono giusti ma anche doverosi, ma andrebbero effettuati con una metodica meno invasiva.

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Italia periferia d’Europa: come ci vede l’FMI

Partiamo dal fatto.  Nel rapporto annuale dell’FMI sull’area euro l’Europa viene divisa in 2 tra paesi core, ossia centrali e di grande peso politico economico, e paesi periferia. Tra questi, oltre alla solita Grecia e Portogallo, sono state inserite anche Spagna e, sopratutto, Italia. Ovviamente la prima reazione che, istintivamente, prende il sopravvento è quella dello sdegno se non altro per quello che, sotto tutti i punti di vista, rappresenta il nostro paese in Europa e nel mondo. Un paese come l’Italia, patria della cultura per eccellenza con un passato industriale importante nonchè paese fondatore dell’Unione Europea e dell’Euro non può essere ridotto al rango di periferia.

lagarde fmi

Ma a mio avviso nessun paese, nemmeno la Grecia con tutte le sue difficoltà economiche, meritano di esserlo. Certo l’Italia ad oggi sembra essere un paese allo sbando, con un’economia sull’orlo del precipizio, una disoccupazione assurda e un livello di corruzione e mal funzionamento dell’apparato pubblico da paese sottosviluppato.

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Fiducia sull’euro ancora in calo

Euro si, euro no. Torna in voga il dibattitto dopo la pubblicazione dell’ultimo bollettino pubblicato sulla fiducia dei cittadini UE circa la moneta unica (il cosidetto Eurobarometro). Il risultato, seppur (volutamente) passato senza particolare clamore, ha dell’incredibile. Mai la fiducia dei cittadini è stata così bassa nei confronti della moneta unica. Un risultato che conferma il trend in atto dal 2007 quando si tocco il punto di massima credibilità dell’euro. Da quel momento in poi le persone hanno perso, gradualmente, fiducia nei confronti della moneta unica anche se, a onor del vero, vi è una forte differenza di opinione a seconda della nazionalità. La tabella qui sotto riassume meglio di tante parole l’attuale situazione.

euro fiducia

Il calo maggiore dei sostenitori dell’Euro si è registrato in Spagna, Olanda, Polonia e Francia mentre in Italia, al contrario di quanto si possa immaginare, gli euro favorevoli sono addirittura aumentati. Ci tengo a sottolineare che questi dati sono a campione quindi vanno giudicati affidabili alla stregue di un comunissimo sondaggio.

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Fallisce un’altra città USA: ora tocca a Detroit

Ormai la notizia ha fatto il giro del mondo anche se, a mio avviso, non ha ricevuto l’attenzione che meritava: Detroit ha dichiarato bancarotta. Non che la notizia arrivi come un fulmine a ciel sereno visto che già a Dicembre scorso era stata avviata la via del commissariamento con il governatore del Michigan Rick Snyder che aveva nominato come commissario straordinario, Kevyin Orr. Il quale, tuttavia, non è riuscito nonostante gli enormi sforzi a evitare la bancarotta tanto che le sue parole sono eloquenti: “Mi sembra che non ci sia altra soluzione”. Così si da via al procedimento di bancarotta di Detroit che, in passato, aveva ricoperto il ruolo di centro nevralgico dell’industria automobilistica americana con lo storico marchio Chrysler a farla da padrone. Ma dal periodo dei fasti e della gloria ne sono cambiate di cose tanto che ormai la popolazione della città si è ridotta ad un terzo.

fabbriche detroit

Giovani e non costretti a “cambiare aria” per evitare di rimanere senza lavoro in una città che non pare più essere in grado di garantire un futuro ai suoi abitanti. Come dicevo la notizia, pur avendo fatto il giro del mondo, non ha avuto la risonanza che merita.

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La Cina fa shopping in Italia

C’è un signore ultrasessantenne che guarda con molto interesse ai nostri prodotti. Fin qui nulla di speciale, se non fosse che la persona in questione è Zong Qinghou, ossia l’uomo più ricco della Cina proprietario del gruppo Wahaha leader nella vendita di bibite e alimenti per bambini. Mr Zong si è lanciato da qualche tempo in un’altra impresa delle sue cercando di esportare in Cina qualcosa di molto simile alla nostra Rinascente, ossia, dei centri commerciali in grado di proporre prodotti di livello medio alto ma ad un prezzo ragionevole. Il suo obiettivo è quello di “fare sua” la classe media cinese che può vantare milioni di consumatori offrendo prodotti all’altezza delle loro aspettative. Proprio per questo l’imprenditore guarda da tempo con estremo interesse al nostro paese interessato ad importare in Cina i prodotti tipici del made in Italy.

Zong Qinghou

Io da diversi anni sostengo che sia assolutamente incredibile che il nostro paese non sia presente su uno dei mercati più importanti del mondo, quello cinese, in maniera massiccia. Da tempo sostengo che servirebbe un supporto dello stato per poter permettere alle tantissime piccole e medie imprese artigianali di poter proporre prodotti e servizi anche nel paese del sol levante.

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E-commerce e codici sconto: crescita a 2 cifre

In un contesto economico difficilissimo dove i consumi sono ridotti ai minimi termini e la disoccupazione fa segnare il livello record dal 1977 sembra che il web rappresenti l’unica ancora di salvezza. Dobbiamo segnalare, infatti, che il settore degli acquisti online continua a far registrare un saldo positivo con un fatturato 2013 che dovrebbe aggirarsi intorno agli 11 miliardi di euro. Secondo l’ultima indagine di “Dada” parliamo di un aumento degli ordini dell’e-commerce del 144% nell’ultimo anno. Le regioni più dinamiche, da questo punto di vista, sono Lombardia e Lazio che possono vantare il 41% delle aziende di e-commerce. Un risultato incredibile, come dicevamo, specialmente in virtù di quello che sta accadendo negli stessi settori off line con la crisi che ha messo alle strette le aziende. Proprio in virtù di ciò oggi appare sempre più impensabile, per chiunque voglia fare impresa, poter fare a meno di una propria presenza sul web.

ecommerce

Ma quali sono i benefici di acquistare un prodotto o servizio su internet? Perchè stiamo assistendo ad un fenomeno di questa portata proprio ora che l’economia è in forte contrazione?

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