Scaduto il primo acconto dell’Imu ma in pochi hanno pagato

Ieri era l’ultimo giorno utile per pagare l’Imu, l’imposta municipale unica che ha sostituito la vecchia Ici che ha portato con se parechie polemiche. Chi non ha pagato l’acconto che, come detto, scadeva ieri dovrà fare i conti con le multe e le sanzioni previste dalla legge che faranno lievitare il costo da un minimo del 3% ad un massimo del 30%. Insomma sarebbe stato decisamente molto più conveniente pagare nei termini previsti dalla legge ma, a quanto pare, molti italiani non l’hanno fatto. Secondo alcuni sondaggi pubblicati sul web in questi giorni sembra che una parte consistente degli italiani ha deciso di non pagare la prima rata dell’Imu. C’è chi ha scelto di non pagare per principio e chi, invece, per mancanza della liquidità necessaria. Il contesto economico che stiamo attraversando, infatti, non è dei migliori e per molte persone l’imu rappresenta un vero e proprio salasso a cui è difficile far fronte.

Proprio per questo si sono scatenate numerose polemiche su questa tassa sulla casa visto che, tra l’altro, si sono registrati aumenti, rispetto alla vecchia Ici, anche molto consistenti specialmente per quanto riguarda le seconde case e per gli edifici commerciali (negozi, uffici, ecc.). A questo punto chi non ha rispettato i termini dovrà adeguarsi e pagare l’Imu con l’aggiunta delle sanzioni o delle multe.

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Le 10 banche italiane a rischio fallimento

Già diversi giorni fa, quando ancora i grandi media non avevano sollevato il problema, avevamo parlato dello scandalo di Banca Network, l’isituto di credito sotto amministrazione controllata che per evitare il fallimento ha bloccato i conto correnti dei propri clienti. Ma il caso di Banca Network non è isolato in quanto esistono altri istituti di credito che stanno attraversando delle difficoltà finanziarie importanti e che sono state messe, già da diverso tempo, in amministrazione controllata da parte della Banca d’Italia. Questi istituti di credito potrebbero correre il rischio di dover applicare i medesimi provvedimenti di Banca Network qualora la  situazione degenerasse. Ovviamente non si può generalizzare ne, tantomeno, vogliamo contribuire a generare panico tra i clienti di queste banche. Sta di fatto che essere consapevoli della situazione finanziaria dell’istituto di credito in cui si depositano i propri soldi ci sembra un fatto dovuto.

Qui di seguito elenchiamo le banche più a rischio, ossia quelle messe sotto amministrazione controllata dalla Banca d’Italia. Ovviamente avere un conto presso queste banche comporta qualche rischio in più perchè potrebbero essere prese delle misure straordinarie come quelle di Banca Network per ovviare a problemi di liquidità.

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Falliscono Sinergia e Imco le 2 holding di Licresti

Ci siamo, il tribunale di Milano ha dichiarate fallite le holding di Ligresti, Sinergia e Imco. Si tratta di un mastodontico crac da quasi 500 milioni di euro di cui 400 verso le banche e 60 milioni verso altri creditori (tra cui i 12,5 milioni di debiti verso l’Istituto oncologico europeo). I giudici, Roberto Fontana, Filippo D’Aquino e Filippo Lamanna del tribunale fallimentare di Milano, hanno deciso di non concedere altre 2 settimane di tempo per presentare un nuovo piano di salvataggio (avevano già concesso 41 giorni in più) in quanto le banche creditrici non si sarebbero dimostrate disponibili a finanziare direttamente l’accordo di ristrutturazione (e ci mancherebbe, verrebbe da dire, visto che ai piccoli imprenditori non si eroga neanche più credito da tempo). Inoltre il rischio, secondo i magistrati, era quello della possibilità di inquinamento dei valori di mercato delle partecipazioni.

Ora Ligresti, che già era stato iscritto nel registro degli indagati per aggiotaggio e ostacolo all’autorità di vigilanza, dovrà affrontare anche il reato di bancarotta per il fallimento delle 2 holding. Ma se Sinergia e Imco falliscono l’altra società della galassia Ligresti ha sottoscritto un importante accordo per la ristrutturazione dei debiti: Premafin.

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Finalmente arriva il Decreto sviluppo

Sviluppo e crescita sono 2 parole che abbiamo sentito ripetere fino alla nausea in questi ultimi mesi ma di cui, nella realtà dei fatti, non si è vista nemmeno l’ombra. Ma, seppur con qualche settimana di ritardo è finalmente pronto il decreto che dovrebbe permettere al nostro paese di recuperare un po di competitività a livello internazionale con delle misure volte alla crescita che andranno ad integrare quelle del rigore adottate fino ad ora. Perchè, come abbiamo più volte ripetuto, senza crescita non si va da nessuna parte. Stando alle prime indiscrezioni riportate da ilsole24ore.com in queste ore il provvedimento che sarà al vaglio del consiglio dei ministri oggi è ampiamente ridimensionato rispetto alla bozza di partenza ma resta pur sempre un passo importante per ridare un minimo di slancio ad alcuni settori nevralgici della nostra economia.

I punti più salienti del decreto dovrebbero riguardare il settore dell’edilizia (con i bonus per le ristrutturazioni edili), gli incentivi alle imprese e il risparmio energetico. Si tratta di interventi che ci sarebbe piaciuto scoprire più incisivi ma, di questi tempi, è bene accontentarsi perchè comunque bisogna sempre fare i conti con i soldi che si hanno a disposizione (e sappiamo tutti che non ce ne sono molti).

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