Falliscono Sinergia e Imco le 2 holding di Licresti

Ci siamo, il tribunale di Milano ha dichiarate fallite le holding di Ligresti, Sinergia e Imco. Si tratta di un mastodontico crac da quasi 500 milioni di euro di cui 400 verso le banche e 60 milioni verso altri creditori (tra cui i 12,5 milioni di debiti verso l’Istituto oncologico europeo). I giudici, Roberto Fontana, Filippo D’Aquino e Filippo Lamanna del tribunale fallimentare di Milano, hanno deciso di non concedere altre 2 settimane di tempo per presentare un nuovo piano di salvataggio (avevano già concesso 41 giorni in più) in quanto le banche creditrici non si sarebbero dimostrate disponibili a finanziare direttamente l’accordo di ristrutturazione (e ci mancherebbe, verrebbe da dire, visto che ai piccoli imprenditori non si eroga neanche più credito da tempo). Inoltre il rischio, secondo i magistrati, era quello della possibilità di inquinamento dei valori di mercato delle partecipazioni.

Ora Ligresti, che già era stato iscritto nel registro degli indagati per aggiotaggio e ostacolo all’autorità di vigilanza, dovrà affrontare anche il reato di bancarotta per il fallimento delle 2 holding. Ma se Sinergia e Imco falliscono l’altra società della galassia Ligresti ha sottoscritto un importante accordo per la ristrutturazione dei debiti: Premafin.

L’accordo con le banche creditrici (tra cui segnialiamo Unicredit, una delle più esposte) per la ristrutturazione di oltre 360 milioni di euro di debiti, è condizionato alla prosecuzione dell’operazione di integrazione di Premafin con Unipol.

Ma d’altronde la galassia delle società di Ligresti ci ha abituati, nel tempo, a questi eventi. Sono anni che si parla di debiti, di intrecci nei salotti della finanza, di accordi con le banche per rimandare i fallimenti frutto di una cattiva gestione o, molto peggio, di comportamenti non corretti. Questo ovviamente non spetta a noi dirlo, sarà la magistratura a rivelarci quali e di chi sono le responsabilità di tutti questi debiti.

Quello che ci sembra evidente è che un paese in cui le banche permettono di creare queste mostruose voragini ad un gruppo come quello di Ligresti e poi non finanziano le piccole realtà imprenditoriali con una base solida sul territorio mettendole con le spalle al muro di fronte alla crisi, è un paese che non uscirà mai dalla crisi.

Con le 2 holding di Licresti si sono creati buchi per oltre 400 milioni di euro ma sono state anche le banche a consentirlo e se poi questi istituti di credito dovessero fallire saremo sempre noi a pagare magari attraverso qualche salvataggio forzato come quello avvenuto in Spagna.

Ma questa, purtroppo, non è storia solo di questi giorni ma , al contrario, è una lunga tradizione che ci portiamo dietro da moltissimi anni. Speriamo almeno che la crisi possa spingere le banche a rivedere anche queste prese di posizione che non hanno nulla di logico se non quello di spalmare i debiti dei soliti noti su tutti noi.

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