Tutti pronti per la fine dell’euro

Non vogliamo fare catastrofismo ma al di la delle recenti smentite dei diretti interessati sembra proprio che l’Europa e il mondo intero si stiano preparando ad un eventuale fine dell’euro. Intendiamoci, con questo non vogliamo dire che sia già stata proclamata la fine dell’euro ma che il mondo intero si stia preparando a questa eventualità. La stessa UE sembra che abbia già pronto un piano per far uscire la Grecia dall’Euro (avevamo già pronosticato l’uscita della Grecia entro Luglio). Proprio ieri, infatti, il commissario europeo al commercio, Karel De Gucht, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano De Standaard che esiste un piano concordato dalla Commissione Europea e dalla Banca centrale europea per evitare l’effetto domino sugli altri paesi europei nel caso Atene abbandoni la moneta unica. Ovviamente la smentita da parte delle 2 istituzioni è stata immediata e categorica ma le prime conferme sono arrivate dalla Germania visto che il governo tedesco si è detto “pronto a qualsiasi eventualità”.

Ma, come dicevamo, qui non c’è in ballo solo la permanenza della grecia nella moneta unica ma l’esistenza stessa dell’euro. Intanto da Londra fanno sapere di essere pronti ad una evenienza di questo tipo. Stando alle indiscrezioni pubblicate ieri su lastampa.it alcuni dei più grandi gestori di fondi del mondo sarebbero già pronti ad un eventuale ritorno alle valute nazionali.

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L’italia deve uscire dalla crisi

Il nostro paese, come la maggior parte degli stati membri della zona euro, stanno lottando per evitare di finire schiacciati dal peso di una crisi economica senza precedenti. Le misure di austerità adottate per volontà della germania stanno portando l’europa verso il tracollo finanziario. Insomma ormai a ribadire questo concetto si stanno adoperando tutti i principali addetti ai lavori e i massimi esperti di economia del mondo. Se si continua a tagliare la spesa pubblica, aumentare le tasse e non dare stimoli alla crescita si condanna a morti l’euro e l’economia dell’intero vecchio continente. e è una dimostrazione il grafico qui sotto che dimostra un aspetto decisamente eloquente su quanto le scelte di politica economica possano influire sulla crescita di un paese. Il Giappone che sta spendendo molto per ricostruire i danni dello tsunami sta crescendo a ritmi molto intensi mentre l’Italia, che al contrario ha drasticamente ridotto la spesa pubblica e gli investimenti, continua a decrescere a ritmi vertiginosi.

La crescita economica del Giappone, secondo la previsione media di 40 economisti interpellati da Reuters, potrebbe essere pari al 2,2 per cento nel secondo e nel terzo trimestre 2012, e dell’1,7 per cento negli ultimi tre mesi dell’anno.  Le previsioni per l’Italia le conosciamo bene e hanno tutte il segno meno.

Certo qualcuno potrà anche portare avanti il concetto che se voglio far quadrare i conti devo per forza risparmiare aumentando le entrate e diminuendo le spese ma siamo sicuri che sia davvero così? Siamo davvero sicuri che il nostro paese debba necessariamente adottare questa politica economica per evitare il default? Fino ad ora i fatti ci danno ragione visto che l’economia italiana continua a peggiorare.

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Prezzi delle case in Cina ancora in calo

In un contesto economico come quello attuale trovare delle buone notizie è merce rara. Fino a qualche tempo fa, però, era sufficiente andare a cercare i dati cinesi per trovare qualcosa di buono. Ma ecco che anche quello che è stato ribattezzato il motore del mondo, ossia la Cina, comincia a dare i primi segni di un brusco rallentamento. E’ di poche ore fa, infatti la diffusione del dato relativo ai prezzi delle case che hanno fatto registrare -1,20% su base mensile che va ad aggiungersi al -0,70% del mese precedente. Un calo importante che da quasi 12 mesi a questa parte ha fatto scendere i prezzi delle case in maniera significativa. Questo dato, snobbato da molti media, è estremamente importante in quanto il settore immobiliare rappresenta il 10% del pil del paese.

Insomma dopo i dati che testimoniano un rallentamento della crescita ora bisogna valutare anche l’impatto che avrà il settore immobiliare sulla stabilità della politica economica del paese del sol levante.  Negli ultimi dodici mesi i prezzi medi delle nuove abitazioni sono calati in 46 città su 70, ossia anche nei centri più importanti dove, generalmente, i prezzi sono  più stabili.

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Attesa per l’Ipo di facebook

C’è molta attesa, oggi per l’ipo di facebook che in questo modo fa il suo esordio in borsa specialmente dopo che il social network ha annunciato di aaver aumentato il proprio collocamento del 25%, offrendo 3 miliardi di dollari in più di titoli. In effetti intorno a Facebook c’è molto fermento e, sopratutto, l’interesse di tutti visto che il collocamento rischia di diventare la maggiore ipo di una società di tecnologia al mondo battendo perfino il “rivale” (se così possiamo dire) Google. Ovviamente c’è molto interesse anche da parte dei piccoli risparmiatori attirati dalla immensa popolarità del social network e dalla possibilità di veder rivalutati i propri risparmi in un momento così difficile per le piazze finanziarie di tutto il mondo. Insomma per molti facebook rappresenta una novità a cui guardare con interesse.

Per questo abbiamo ritenuto estremamente interessante proporre ai nostri lettori questo breve elenco pubblicato sul Wall Street Journal dedicato ai 7 motivi per non investire in facebook. Già da tempo, infatti, abbiamo sconsigliato ai nostri lettori di investire i propri risparmi sul social network nella fase iniziale della quotazione. Questo perchè, come già successo con molte altre realtà tecnologiche, le quotazioni iniziali vengono rapidamente perse.

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Depositare i soldi all’estero conviene?

Sempre più italiani, spaventati dal deterioramento della crisi economica, stanno valutando di portare i propri risparmi all’estero così da dormire sonni tranquilli qualora la situazione dovesse precipitare. Spesso si parla di piccoli risparmiatori che possono contare su somme di denaro non molto alte. Tuttavia, depositare i propri soldi all’estero comporta il dover affrontare alcune problematiche non indifferenti e, sopratutto, affrontare dei costi. A questo punto quello che viene lecito domandarsi è: ne vale realmente la pena? A questo proposito abbiamo cercato di fare il punto della situazione valutando pro e contro di un eventuale spostamento dei propri risparmi presso un conto bancario in un paese sicuro.

Quello che ci teniamo a sottolineare è che ci sono dei modi del tutto legali di portare i propri soldi all’estero e, pertanto, invitiamo chiunque voglia procedere in questa direzione a rispettarli. Questo perchè qualsiasi strada si decida di percorrere è fondamentale fare le cose rispettando le normative vigenti.

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CDS: per Italia e Spagna è massima allerta

I cds, credit default swap, rappresentano un ottimo parametro per valutare il rischio di un paese specialmente in un contesto difficile come quello che stiamo attraversando. E proprio analizzando i cds dei principali paesi della zona euro si può capire quale sia la possibilità che una tra Italia e Spagna sia la prossima vittima della speculazione. Entrambi i paesi, infatti, sono considerati i punti deboli dell’Europa ossia quelli che risentiranno maggiormente di una probabile uscita della Grecia dall’Euro. Non a caso, proprio nelle ultime ore, qualche analista ha incominciato a ritenere verosimile che, qualora ci fosse una escalation della crisi ellenica entro 24 ore la Spagna potrebbe avere problemi di liquidità per un assalto agli sportelli bancari. Insomma una vera e propria ondata di panico che spingerebbe migliaia di risparmiatori (spagnoli prima e italiani poi) a ritirare velocemente i propri risparmi dai conti correnti bancari.

Per quanto riguarda Italia e Spagna i relativi CDS sono arrivati a quotare ampiamente sopra 500 (quota definita critica) ed esattamente 502 per i cds italiani e 546 per quelli spagnoli. tanto per fare un esempio i cds francesi sono a quota 217. Stesso discorso si può valutare per quanto riguarda lo spread con quello italiano a quota 430-440 punti base e quello spagnolo ormai stabile sopra quota 480 punti.

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