G8: alternare rigore e crescita

Nonostante ci fosse tantissima attesa per i possibili risvolti politico-economici il G8 si è concluso, ancora una volta, con un nulla di fatto. In sostanza quello che viene trasmesso è un comunicato che non aggiunge niente di nuovo a quello che si è detto fino ad oggi, ossia che l’Europa ha bisogno di crescita e sviluppo per uscire dalla crisi e che la Grecia non deve uscire dall’euro. Insomma a quanto pare i grandi della terra si sono riuniti ma hanno centrato l’ennesima occasione sprecata? In sostanza si ma nella pratica forse qualcosa si comincia a smuovere anche se ormai la lentezza con cui i grandi della terra sembrano voler affrontare la crisi appare snervante. Una lentezza che appare ancora più inquietante se messa a confronto con la velocità e il dinamismo dei mercati finanziari capaci di affondare un paese in poche settimane. Eppure, come dicevamo, qualcosa sembra stia cambiando.

Più che altro si è notato una sorta di cambiamento di umore visto che viene messa da parte la tanto sbandierata rigidità fiscale a favore della crescita che viene descritta come una priorità. Inoltre c’è da aggiungere che gli Stati Uniti e il Giappone hanno assicurato il massimo sostegno al vecchio continente per far si che questa crisi possa essere definitivamente lasciata alle spalle.
D’altronde non esiste altro modo per permettere all’economia di crescere, alleviando il problema del debito, se non quello di renderle più competitive puntando sulla crescita.

Tuttavia quello che lamentiamo è la mancanza di azioni concrete. Certo qualcuno potrà sottolineare che difficilmente da un G8 ci si può aspettare l’annuncio di azioni concrete visto che rappresenta più un incontro tra i potenti della terra per gettare le basi per azioni coordinate tra le nazioni economicamente più forti (ma è davvero ancora così?).

La gravità della situazione, però avrebbe meritato qualcosa in più, almeno per calmare i mercati e prendere tempo in attesa di poter agire con delle politiche economiche mirate e, sopratutto, coordinate tra tutti gli stati membri dell’eurozona.

L’unica nota positiva è quella di una indiscrezione che vede Hollande, il neo premier francese, intenzionato a spingere (già dal vertice di questa settimana) sugli eurobond, una misura non risolutiva ma, sicuramente, in grado di far guadagnare tempo.

Per il momento, quindi, non c’è da aspettarsi gran che come reazione dei mercati ai risultati prodotti dal vertice. Gli occhi saranno puntati tutti sugli incontri che si terranno in settimana in sede europea ma, in mancanza di novità rilevanti, c’è da scommettere che la tensione su spread e mercati finanziari rimarrà altissima fino alle prossime elezioni in Grecia.

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