Affitti: previsti aumenti fino al 324%

Brutte notizie per chi ha un appartamento ceduto in locazione e, sopratutto, per le famiglie che attualmente sono in affitto: secondo uno studio di Confedilizia le misure della manovra economica del governo Monti provocheranno aumenti di imposta fino al 324%. Questo è quanto emerge dai calcoli degli esperti dell’associazione di categoria che, tra Imu e rivalutazione delle rendite stima fino al 324% l’aumento che colpirà la tassazione di molti immobili messi in locazione. La cosa più preoccupante, per certi versi, è che i proprietari scaricheranno questi aumenti sugli affittuari gravando ancora di più la situazione di difficoltà di molte famiglie italiane già messe a dura prova dall’aumento dell’Iva (voluto dal precedente governo) e da quello del carburante e delle pensioni approvati in questi giorni per far fronte all’emergenza.

Una situazione che rischia di diventare molto pesante in vista della scadenza di contratto che potrebbe indurre molti proprietari di immobili a scaricare sugli affittuari le maggiorazioni di imposta chiedendo canoni di affitto più alti.

Stando alle cifre che emergono dallo studio di Confedilizia, infatti, gli aumenti sarebbero tutt’altro che irrilevanti. Tanto per fare un esempio vi proponiamo 2 casi campione, ossia uno che riguarda un immobile con contratto di locazione a canone libero, e uno con contratto di affitto calmierato.

Nel primo caso, ipotizzando un valore catastale di 100.000 euro, con l’attuale aliquota Ici del 6,5 per mille, paga un’imposta di 650 euro. Dopo la cosidetta “cura Monti” lo stesso immobile vedrebbe il valore catastale maggiorato del 60%, applicando l’aliquota Imu ordinaria del 7,6 per mille il proprietario dovrà pagare un’imposta di 1.216 euro che potrebbe salire addirittura a 1696 euro se il comune ricorrerà alla possibilità di applicare la maggiorazione massima del 3 per mille.

Nel secondo caso, ipotizzando un immobile con le stesse caratteristiche, oggi si paga un’imposta di 400 euro mentre applicando sempre quella che è stata ribattezzata la “cura Monti” si andrebbe a pagare 1.216 euro che potrebbero diventare sempre 1.696 euro con un aumento del 324%.

A questo punto è impensabile che il proprietario di un immobile si faccia carico di una differenza di imposta così importante ed è logico immaginare che a scadenza aumenti il contratto di affitto richiesto scaricando, in parte o per intero, la maggiore tassazione sull’affittuario dell’immobile. Una situazione da valutare con molta attenzione studiando la possibilità di tutelare le famiglie con i redditi più bassi che non riuscirebbero a far fronte ad un aumento d’imposta dell’ordine dei 1000 euro l’anno.

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