Mercati nervosi: l’Europa è ancora in crisi

La crisi europea è ancora molto lontana dall’essere superata. Questo è quello che emerge dall’andamento dei mercati finanziari di questa settimana, un’andamento caratterizzato dall’alta volatilità dovuta ai cattivi segnali che arrivano da molti paesi del vecchio continente. Ancora una volta sono stati i buoni dati macroeconomici provenienti dagli USA a rendere discreta una giornata che, altrimenti, sarebbe stata pessima. A cominciare proprio dall’asta dei titoli italiani di ieri mattina che, nonostante gli apprezzamenti di molti analisti, non si può considerare positiva. I rendimenti sono aumentati ancora una volta arrivando a quota 3,89%, per il titolo con scadenza 3 anni, con un aumento dell’1,23% rispetto alla precedente asta e collocando un importo inferiore a quello previsto (2,88 miliardi contro i 3 previsti).

Non a caso Grilli, il vice Ministro dell’economia, ha sottolineato immediatamente che è stato lo stesso Tesoro ha rifiutare parte della domanda per via dei rendimenti troppo alti. L’economista ha dichiarato di aver “fatto la scelta di non prendere tutta la domanda che c’era perché in questo momento non abbiamo urgenza di fare funding a tassi che, secondo noi, non siano quelli giusti e rilevanti“.
La colpa di questo rialzo dei rendimenti, secondo il governo, sarebbe da imputare alle tensioni internazionali che si sono riaccese nei confronti della Spagna e del Portogallo. E proprio i continui affondi di Monti nei confronti della Spagna avrebbero riacceso la controversia con il governo di Madrid che si sarebbe irritato per i continui rimproveri che arrivano dall’Italia.

Secondo un articolo riportato su ilsole24ore.com il governo spagnolo starebbe cercando di esortare i leader europei a collaborare con la Spagna per uscire dalla crisi piuttosto che continuare ad incolpare il paese per il riaccendersi delle tensioni. Anche il quotidiano spagnolo Elmundo parla di Rajoy come un leader frustrato per i continui rimpreveri dai colleghi dell’eurozona.

Tuttavia, come sottolinea anche il wall street journal, le banche spagnole e quelle portoghesi stanno subendo un durissimo attacco e cresce il rischio di un aggravarsi della crisi nei 2 paesi. E se da un lato la situazione Portoghese è ben più grave, quella spagnola desta particolare preoccupazione per via delle dimensioni della sua economia.

Tuttavia, come abbiamo già avuto modo di accennare, i problemi arrivano anche da quei paesi considerati più solidi: la Francia deve fare i conti con una disoccupazione crescente e una bassa crescita dell’export mentre l’Inghilterra rischia di fare conti con una bolla sui mutui dalle dimensioni incalcolabili.

Non a caso un rapporto di S.&P. ha rilevato che il numero di cittadini inglesi che non sono più in grado di pagare le rate del mutuo sta aumentando velocemente. La percentuale di mutuatari morosi sarebbe salita dal 3,2 per cento del secondo quadrimestre del 2010 al 3,8 percento dell’ultimo quadrimestre del 2011 con picchi anche superiori al 4%.

Inoltre la crisi immobiliare ha fatto scendere i prezzi delle case tanto che molti cittadini si vedono costretti a dover rimborsare un finanziamento più alto del valore stesso del proprio immobile cosa che avviene specialmente nelle regioni del nord del paese.

Soros, uno dei più prestigiosi e apprezzati esperti di finanza del mondo, ha sottolineato come l’Europa sia entrata in un contesto di crisi forse ancor più grave di quello della fine del 2011. Soros ribadisce, giustamente, che al di la dell’andamento dei mercati i problemi relativi all’economia reale non sono stati ancora risolti.

Quella che attende l’Europa è una sfida ancora molto difficile e lunga.

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