L’uscita dall’euro è una soluzione alla crisi?

In questo periodo, con l’aggravarsi della crisi economica, sono in molti a puntare il dito sull’euro. La moneta unica viene vista come una delle cause di questa profonda recessione in cui la maggior parte dell’eurozona è piombata. A questo proposito si sono espressi economisti, giornalisti o semplici addetti ai lavori esprimendo opinioni diverse e contrastanti. L’ultima, in ordine di tempo, è quella autorevole di Paul Krugman che in un editoriale sul New York Times fa il punto della situazione della crisi dell’eurozona parlando anche di una possibile uscita dei paesi membri dall’euro. Quello che è chiaro è che Krugman non indica l’uscita dall’euro come una possibile soluzione alla crisi ma, al contrario, sostiene che qualora la crisi dovesse peggiorare sarà una scelta dolorosa ma inevitabile visto il chiaro insuccesso delle scelte finanziarie adottate in sede Europea.

L’economista punta il dito contro la Germania sostenendo che la Spagna non era messa così male all’inizio della crisi avendo un basso debito pubblico e un indice di crescita niente male. I problemi finanziari della Spagna, secondo Krugman, sono una conseguenza della crisi e non la sua causa. Una differenza tutt’altro che trascurabile. L’austerità fiscale approvata dai leader europei potrebbe dare vita ad una ulteriore contrazione della crescita dando il colpo di grazia all’eurozona.
L’appello di Krugman è ad una maggiore flessibilità della politica economica europea che dovrebbe puntare sulla crescita visto che questa è l’unica speranza per uscire dalla crisi senza dover pagare conseguenze più disastrose di quelle costrette a sopportare finora.

Insomma l’economista non sostiene che l’uscita dall’euro sia una soluzione alla crisi anzi dice chiaramente che questa ipotesi sarebbe molto dolorosa per la popolazione dell’eurozona. Tuttavia sostiene anche che se la Germania non cambierà la propria visione la crisi porterà inevitabilmente in quella direzione.

Ma Krugman non è l’unico economista che ha accusato la Germania per la sua rigidità. Volker Grossmann, economista tedesco dell’Università di Friburgo, in un’intervista di qualche mese fa aveva sottolineato come la Germania non sarebbe stata al riparo da una possibile escalation della crisi.

Se è vero che gli investitori continuano a considerare la Germania come l’unico porto sicuro dell’eurozona è altrettanto vero che questo deterioramento dell’economia europea avrà ripercussioni anche sulle crescita del colosso tedesco. Insomma l’avvertimento è chiaro: conviene a tutti trovare una soluzione alla crisi prima che sia troppo tardi.

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