Il rallentamento economico europeo avrà un importante impatto

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Le ombre che perseguitano l’Europa sono subdole e minacciose. Brexit, rallentamento economico e guerre commerciali sono accadimenti che mettono in forte allerta tutta l’Unione Europea.

Il nostro paese, terza economia (16,36% del PIL) della zona euro, ha una voce in capitolo molto importante. Ecco cosa ha dichiarato il ministro dell’Economia Giovanni Tria su quanto detto sopra: “Dobbiamo affrontare l’impatto della Brexit, oltre a diversi problemi che provengono dall’esterno. L’Europa in generale sta vivendo un rallentamento economico e stiamo affrontando l’impatto negativo delle incertezze. Tutto ciò è particolarmente vero per quegli Stati dell’UE molto orientati all’esportazione, come Germania e Italia”.

La Brexit non avrà lo stesso impatto in tutte le nazioni appartenenti all’UE. In alcune sarà più forte, in altre molto di meno. Inoltre, gli euroscettici del Regno Unito ritengono che una “Brexit no-deal” potrebbe essere sfruttata a vantaggio del Regno Unito. Nonostante le trattative ancora in corso, l’UE si è dimostrata integerrima su alcune questioni, come quella dell’Irlanda del Nord.

La modellizzazione economica rivela che l’Irlanda deve affrontare le conseguenze più gravi della Brexit, con una potenziale esposizione economica pari a quella sulle regioni del Regno Unito che dipendono maggiormente dai legami con l’UE. Altri paesi sfavoriti potrebbero essere il Belgio e i Paesi Bassi, nonché quelli con elevati volumi di scambi con la Gran Bretagna, come Germania e Francia.

Dato che mancano solo sei settimane alla Brexit, molti si chiedono se l’UE temi le conseguenze di una no-deal. Sicuramente, entrambe le parti devono mettere sul piatto un accordo ragionevole che crei meno sconvolgimenti possibili.

Negli ultimi sei mesi del 2018, l’attività economica europea è stata moderata a causa del rallentamento della crescita del commercio mondiale, che hanno diminuito fiducia e produzione. Diversi Stati membri dell’Eurozona hanno subito interruzioni nella produzione automobilistica, tensioni sociali e incertezza nella politica fiscale.

Il risultato è una crescita del PIL aumentata dell’1,2% nel quarto trimestre 2018 rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Il tasso di crescita annuo del PIL nella zona euro è stato in media dell’1,7% dal 1995 al 2018. Il dato del quarto trimestre è stato deludente in quanto fortemente in calo rispetto alle previsioni autunnali del 2,1%.

Italia, Germania e Paesi Bassi sono gli Stati in cui le previsioni sulla crescita nel 2019 sono considerevolmente state più ottimistiche rispetto alla realtà. Molti dei paesi dell’UE continuano a beneficiare della domanda interna grazie ai fondi messi a disposizione dalla stessa Unione Europea.

A scioccare maggiormente è stato un dato inaspettato, emerso nell’ultimo trimestre del 2018: l’economia italiana ha subito una contrazione dello 0,2% dopo quella dello 0,1% in quello precedente. Dato che si trattava del secondo trimestre consecutivo di contrazione, l’Italia è scivolata nella recessione tecnica. Se questo trend non sarà invertito, il nostro paese rischia un aumento ulteriore del debito pubblico già consistente, il che renderebbe la situazione ancora più difficile da rimediare.

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