Ecco perchè la crisi non è ancora finita

Quando la scorsa settimana lo spread era sceso sotto i 300 punti base sui media italiani aleggiava una sorta di ottimismo che poteva indurre, i meno smaliziati, a pensare che il peggio fosse passato. Invece la crisi è ancora molto lontana dall’essere superata. Questa affermazione non si basa su un’opinione personale di chi scrive ma una semplice deduzione frutto di un’analisi dei dati relativi all’economia reale. Troppo spesso, infatti, i giudizi dei media si fanno abbagliare dall’andamento dei mercati che, in questo particolare contesto storico, non rispecchiano quasi per niente l’economia reale, quella dove si fatica a trovare un lavoro, quella dove le aziende chiudono ogni giorno e dove il numero di paesi a rischio default aumenta invece che diminuire. Leggendo molti quotidiani economici o siti di finanza si poteva pensare che risolto il caso della Grecia i problemi fossero finiti.

Invece ecco che subito dopo si sono accesi i riflettori sul Portogallo e su un’Irlanda a metà strada tra il salvataggio e il rischio di non riuscire a ripagare i debiti. Scopriamo così che l’Olanda, che tanto aveva parlato male dei paesi mediterranei incapaci, a suo dire, di gestire secondo i parametri concordati i propri bilanci, sia uno dei paesi (insieme alla Spagna) che non centrerà gli obiettivi di deficit imposti dall’Unione Europea.
Ma le sorprese non sono affatto finite. In questo ultimo periodo abbiamo anche scoperto che la locomotiva dell’economia mondiale, la Cina, sta rallentando in maniera estremamente vistosa. D’altronde se in Europa i consumi continua a scendere e in America sono in lievissima ripresa a chi pensavamo che le aziende cinesi avrebbero venduto i propri prodotti?

Non a caso i vertici economici della repubblica popolare stanno cominciando ad applicare delle manovre per ridare vigore ai consumi interni così da arginare la crisi Europea (non dimentichiamoci che l’Europa è il secondo mercato mondiale per la Cina).

Guardando solo all’Italia si potrebbe fare lo stesso identico ragionamento. Si parlava di Monti come del salvatore, di un mago che in qualche mese potesse rimettere a posto decenni di gestione “creativa” (per non voler essere offensivi) dei conti pubblici del nostro paese da parte di una classe politica spesso inadeguata.

Ma Monti non è assolutamente un mago ma solo, si fa per dire, un ottimo professionista che sta dimostrando di avere coraggio e di aver ridato credibilità internazionale all’Italia, come dimostrano i suoi recenti viaggi all’estero che stanno riportando l’attenzione della finanza mondiale sul nostro paese.

Certo poi ci si potrebbe domandare perchè i sacrifici vengano chiesti sempre e comunque ai “soliti noti” o come si pensi di ridare slancio all’economia con l’introduzione dell’Imu sugli immobili o aumentando le addizionali Irpef che daranno l’ennesima stangata alle buste paga.

Se poi consideriamo che l’Italia, con la benzina a 2 euro, è il paese che al mondo ha subito il maggior aumento dei carburanti negli ultimi 12 mesi ci si comincia a chiedere come farà la nostra economia a sopravvivere. Intanto nel 2011 sono aumentati del 7,4% i fallimenti delle aziende rispetto all’anno precedente e i primi dati relativi al 2012 fanno propendere per ulteriore calo.

Insomma la crisi non è ancora finita: ma questo le famiglie e le imprese lo sanno bene.

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