Trenitalia: a rischio i trasporti regionali

Ogni giorno che passa il nostro paese si riscopre sempre più povero, non solo in ambito economico, ma anche sociale. Pensare che la terza economia dell’eurozona e una delle più grandi economie del mondo possa interrompere i collegamenti dei treni locali ci dovrebbe far sentire in fortissimo imbarazzo di fronte a noi stessi e al mondo intero. L’avvertimento è stato lanciato da Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, che in occasione di un convegno all’Università Bocconi ha ribadito che le regioni italiane rischiano di restare senza treni locali già a partire dal 2013 a causa della mancanza di fondi. Queste le parole di Moretti riportate dalle principali agenzie di stampa: “Non so che cosa farà l’Authority, l’unica cosa che potremo fare noi sarà interrompere il servizio. Verremo denunciati, vedremo come andrà a finire“. Un avvertimento chiarissimo verso il governo che non ha nessuna intenzione di aumentare i fondi a disposizione del trasporto pubblico locale anche perchè, secondo le stime del sole 24 ore, dal 2010 ad oggi non si sono registrati tagli importanti al settore.

Insomma quella di Moretti è una minaccia buttati li così tanto per ricordare al governo di non tagliare sui contributi al trasporto o si tratta di un pericolo reale? Gli accadimenti delle ultime settimane farebbero pensare più alla seconda ipotesi. In Piemonte, infatti, la regione ha già sostituito 12 linee ferroviere a basso traffico con un servizio di autobus.

Su altre lineee, invece, verrà ridotto il numero di treni giornalieri e soppressi quelli durante i giorni festivi. Insomma a quanto pare già si comincia a tagliare, altro che aspettare il 2013.

Secondo molti a incidere negativamente sul trasporto pubblico locale su rotaia è stata la delega concessa alle regioni che dal 2001 possono gestire in autonomia gli investimenti. Molte regioni, tra cui il Piemonte, hanno deciso di puntare meno sul trasporto via treno perchè ritenuto poco conveniente. Il nostro paese sta rischiando, quindi, di veder degradare sempre di più il trasporto pubblico cosa gravissima visto che il gap che ci separa dagli altri paesi Europei è immenso.

Ma l’Italia, si sa, è il paese delle contraddizioni. Il paese dove si spendono miliardi di euro per la Tav (giusta o sbagliata che sia…non entriamo nel merito) ma non si trovano i fondi per garantire collegamenti decenti ai tantissimi pendolari che ogni giorno sono costretti a doversi trasferire da una città all’altra della propria regione per recarsi sul posto di lavoro.

Inequivocabili le parole di Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori: “Poiché il servizio regionale rappresenta il 90% del traffico complessivo su rotaia e viene utilizzato dalla stragrande maggioranza dei pendolari italiani invece di investire tutti gli sforzi sulle linee ad alta velocità, sarebbe stata necessaria una politica gestionale più attenta al comparto locale, perché è inaccettabile che ad oggi ci si trovi nella condizione di non avere i fondi per assicurare il servizio già dall’anno prossimo”.

Ma qual è la situazione del trasporto ferroviario italiano in rapporto a quella Europea?

In Italia, nel 2008, la quota di passeggeri-kilometri riconducibili al trasporto ferroviario è stata pari al 5,7%, contro una media europea del 7,3%. Stando a questi dati diffusi dal CNTI 2009, i 45,8 miliardi di passeggeri-kilometri trasportati equivalgono ad un valore in calo dello 0,5% rispetto all’anno precedente e del 2,1% rispetto al 2001. La stessa tendenza, poi, si è registrata anche l’anno successivo con un ulteriore calo del 3%.

La tabella qui sotto mostra una tendenza particolarmente forte nel nostro paese ma che si è diffusa un po in tutta Europa, ossia quella di puntare gran parte degli investimenti sulle linee ad alta velocità che, almeno in Italia, ricoprono solo una piccola parte delle richieste dei cittadini.

Insomma il trasporto ferroviario italiano non gode certo di ottima salute. Per rimetterlo in sesto, tuttavia, non sono necessari solo nuovi finanziamenti ma, anche, la volontà di pensare prima ai cittadini e poi agli interessi economici. Va bene poter viaggiare da Roma a Milano in 3 ore ma ci sembra ridicolo che per spostarsi da una parte all’altra di una stessa regione si sia costretti a prendere un autobus perchè i treni sono stati soppressi.

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