La previdenza complementare: cos’è e come funziona

La previdenza complementare: cos'è e come funziona

La previdenza complementare è una forma di previdenza che va ad aggiungersi a quella obbligatoria.

Per ogni iscritto viene creato un apposito conto individuale in cui sarà versato del denaro che andrà investito sui mercati finanziari, da gestori attivi nel comparto delle azioni, titoli di Stato, titoli obbligazionari e fondi comuni di investimento.

In questo modo si otterranno dei rendimenti che natarulmente dipenderanno dell’andamento dei mercati e delle scelte che sono state compiute direttamente dal gestore.

Alla Covip, ovvero la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, viene assegnato il compito di vigilare ed assicurare trasparenza e la correttezza di tutti i gestori finanziari.

Una volta che si sarà giunti al pensionamento sarà quindi liquidata una rendita che andrà aggiunta alla pensione oppure quanto meno sarà restituito il capitale versato.

La previdenza complementare è volontaria in quanto al lavoratore viene rimessa la scelta se aderire o meno a questa forma pensionistica complementare.

La previdenza complementare è inoltre a capitalizzazione individuale, poiché tutti i versamenti andranno a coinfluire in appositi conti individuali.

Infine è una forma di previdenza a contribuzione definita, in quanto si è perfettamente a conoscenza di quanto viene versato e la somma finale dipenderà da quanto l’investimento avrà reso.

Previdenza complementare: a chi si rivolge

Tutti i soggetti possono decidere di aderire in modo volontario ad una forma pensionistica complementare con l’obiettivo di costruirsi una futura rendita pensionistica.

Si rivolge perciò sia a dipendenti pubblici che ai privati, ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti, ai soci di cooperative, ai lavoratori a progetto od occasionali ed a tutti coloro che non esercitano un’attività lavorativa.

Previdenza complementare: regime del fisco

Il regime del fisco per quanto concerne i fondi pensione prevede una serie di vantaggi.

I contributi versati in tutte le forma pensionistiche complementari sono infatti deducibili dal reddito complessivo, in base ad un determinato limite stabilito dalle norme di legge.

I rendimenti che maturano periodicamente sono soggetti ad un’imposta sostitutiva con aliquota che risulta comunque più bassa rispetto alle tradizionali forme di risparmio.

Le prestazioni che non sono state già soggette a tassazione nel corso della fase cosiddetta di accumulo, sono sottoposte un’imposizione fiscale in cui l’aliquota diminuisce all’aumentare del numero di anni di partecipazione al fondo pensione.

Per maggiori informazioni al riguardo ed in caso di qualsiasi dubbio, consigliamo di vistare il sito dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale all’indirizzo web www.inps, dove poter trovare anche utili approfondimenti e tutte le norme aggiornate in materia.

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