Busta paga, ecco come si calcola il netto percepito

busta pagaQuando si firma un contratto di lavoro dipendente, all’interno del documento non viene quasi mai specificata la paga mensile che andremo a percepire, ma soltanto lo stipendio lordo che ci spetterà sulla base del livello all’interno del quale siamo stati collocati. Si tratta di una condizione che è comune tanto ai contratti di lavoro “normali” quanto ai contratti di collaborazione. Ma alla luce di ciò, come si può arrivare a calcolare il netto in busta paga togliendo imposte, trattenute e contributi previdenziali dall’importo lordo?

I contributi previdenziali a carico del lavoratore

Prima di tutto bisogna togliere dallo stipendio lordo quella percentuale che al dipendente viene tolta a titolo di contributi previdenziali: nell’ambito di questi contributi sono compresi quelli per la malattia, per la maternità, per la disoccupazione, per il fondo TFR, per gli assegni familiari e per l’assicurazione IVS per Invalidità Vecchiaia e Superstiti (che in altri termini sta a significare la più comune pensione). In alcuni casi vengono anche trattenuti contributi per la cassa integrazione e per la mobilità.

La percentuale che viene tolta dall’importo lordo a titolo di queste tutele previdenziali è del 9.19% per la stragrande maggioranza dei lavoratori subordinati, mentre per i parasubordinati (CoCoCo) l’aliquota sale a quota 10.57%.

Questa percentuale non va però tolta allo stipendio lordo tout court, ma va calcolata prendendo sì in riferimento lo stipendio lordo, ma sottraendogli prima:

  • gli 80 euro che sono stati concessi di recente sotto forma di “Bonus Renzi”;
  • i rimborsi chilometrici calcolati basandosi sulle tabelle Aci;
  • i buoni pasto elettronici (fino a 7 euro), i buoni pasto cartacei (fino a 5.29 euro) e l’indennità sostitutiva di mensa (fino a 5.29 euro al giorno);
  • le somme a carico di gestioni assistenziali e previdenziali considerate obbligatorie dalla legge, come ad esempio l’indennità di malattia, la maternità e l’infortunio;
  • i trattamenti di famiglia (come gli assegni familiari);
  • l’indennità di trasferta in Italia (fino a 46.48 euro al giorno) e all’estero (fino a un massimo di 77.47 euro al dì);
  • il TFR e più in generale le indennità legate al termine del rapporto;
  • i contributi volontariamente versati dal lavoratore alla previdenza complementare e agli enti bilaterali.

Le imposte a carico del lavoratore

Preso lo stipendio lordo e tolti i contributi previdenziali così come nella misura di quanto visto poc’anzi, tocca ora analizzare il capitolo fiscale. Già, perchè alla busta paga lorda del lavoratore bisogna anche sottrarre l’Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) sulla base degli scaglioni previsti dalla legge. Bisogna quindi procedere secondo i seguenti calcoli:

  • togliere il 23% di Irpef fino a 15.000 euro annui di imponibile (che diventano 1.250 euro mensili);
  • togliere il 27% da 15.000 a 28.000 euro annui (ossia da 1.250 a 2.333,33 euro mensili);
  • togliere il 38% da 28.000 fino a 55.000 ero annui (ovvero da 2.333,33 fino a 4.583,33 euro mensili);
  • togliere il 41% da 55.000 a 75.000 euro (da ossia da 4.583,33 fino a 6.250 euro mensili);
  • togliere il 43% per la parte di reddito che eccede i 75.000 euro (ossia 6.250 euro mensili).

Tramite queste percentuali e il calcolo del metodo a scaglioni si arriva a determinare l’imposta lorda. A questa vanno poi tolte le detrazioni per lavoro dipendente che spettano anche ai cococo, e le detrazioni per carichi di famiglia che vengono concesse per quanti hanno coniuge e figli a carico. Ciascuna di queste detrazioni ha un ammontare diverso sulla base del tipo di detrazione e del reddito.

A questo punto possiamo considerare chiuso il capitolo erariale, ma non quello fiscale, poiché ci sono altre imposte da togliere dalla busta paga lorda che vengono incassate dagli enti locali: all’importo lordo vanno difatti tolte le addizionali regionali e le addizionali comunali Irpef che cambiano in base alla Regione di appartenenza e al Comune di residenza.

Come si arriva al netto in busta paga

Riassumendo quanto visto, per arrivare al netto in busta paga bisogna togliere dall’importo lordo i contributi previdenziali e assistenziali a carico del lavoratore, e sottrarre anche le imposte Irpef al netto delle detrazioni su viste. Ma occhio, perchè il lavoratore potrebbe subire ulteriori trattenute che possono ad esempio avere a che fare con il contributo al sindacato presso cui è iscritto o avere in corso una cessione del quinto ratificata in seguito all’ottenimento di un prestito. Di conseguenza all’importo a cui si è giunti occorre togliere anche queste due eventuali voci. A questo punto si arriva finalmente al netto in busta paga (un procedimento più che farraginoso, non trovate?).

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