La New Economy negli Stati Uniti del 2017

stati uniti crescita

La globalizzazione, l’innovazione tecnologica e il dinamismo imprenditoriale negli ultimi decenni hanno trasformato radicalmente l’economia degli Stati Uniti, ma non tutti gli stati hanno tratto benefici dalla cosiddetta New Economy.

In effetti, secondo The State New Economy Index 2017 pubblicato dalla Information Technology and Innovation Foundation (ITIF), c’è un ampio divario tra gli stati che mostrano grande forza nell’ambito della New Economy e quelli che sono rimasti indietro. I primi cinque stati dell’indice dell’ITIF 2017 sono Massachusetts, California, Washington, Virginia e Delaware. I cinque stati con il punteggio più basso, dal 46° al 50°, sono la Louisiana, il Wyoming, la Virginia dell’Ovest, l’Arkansas e il Mississippi.

“Una tendenza determinante in questa era economica è il modo con cui le nuove tecnologie innovative stimolano la produttività e la competitività in tutto, dall’agricoltura ai servizi professionali. Ciò riguarda tutte le economie statali e regionali, indipendentemente dalle loro particolari aree di interesse”, ha affermato Robert D. Atkinson, presidente dell’ITIF e co-autore del rapporto.

“Tutti gli stati e il governo federale hanno bisogno di strategie di innovazione per competere nella New Economy. Senza i fondamenti giusti, gli stati si troveranno bloccati nella depressione economica, incapaci di raccogliere la crescita del lavoro e i miglioramenti della qualità della vita che la New Economy consente”.

L’indice di ITIF misura 25 indicatori economici in cinque categorie per valutare le capacità degli Stati di sfruttare l’innovazione per la crescita economica. Le categorie sono: lavoro intellettuale, globalizzazione, dinamismo economico, economia digitale e capacità di innovazione. L’indice 2017 si basa su sette precedenti edizioni, pubblicate nel 1999, 2002, 2007, 2008, 2010, 2012 e 2014.

In ogni edizione dell’Indice sono stati inclusi ulteriori perfezionamenti della metodologia man mano che i nuovi dati sono diventati disponibili, quindi il movimento degli stati verso l’alto o verso il basso potrebbe essere attribuibile non solo ai cambiamenti nella struttura delle loro economie, ma anche ad un quadro più chiaro che emerge dai dati. In questo contesto si evince che:

  • Il Massachusetts è al primo posto, dal momento che è costantemente presente in tutte le edizioni dell’Indice dal 1999.
  • Il Mississippi occupa il penultimo posto, come in tutte le edizioni tranne che in quella del 2007 quando era al 49°.
  • I maggiori cambiamenti al rialzo dal 2014 sono arrivati ​​nel Nebraska e nel Tennessee, entrambi con otto posizioni in su nella classifica generale, rispettivamente al 28° e al 32°.
  • Il più grande cambiamento nella direzione opposta è arrivato dall’Alaska, che dal 32° è scesa al 42° posto.

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