Economia europea in stallo nel secondo trimestre

I dati pubblicati da Eurostat la settimana scorsa sono inequivocabili: nel secondo trimestre, la crescita nell’Eurozona ha subito un brusco rallentamento, con il PIL cresciuto ad un tasso anno dello 0,8%, in rallentamento dell’1,8%. Nello stesso periodo, il PIL statunitense è cresciuto del 2,1%.

Ciò riflette l’economia a livello globale, piuttosto debole nel secondo trimestre. Il rallentamento ha costretto le banche centrali, tra cui la Federal Reserve, a stimolare l’economia o a prendere seriamente in considerazione la cosa. Proprio la Federal ha abbassato il tasso di riferimento a breve termine dello 0,25% circa. Stessa cosa dovrebbe accadere a settembre anche nella zona euro, con la BCE (Banca centrale europea) che lancerà nuove misure di stimolo per contrastare l’impatto negativo di un settore manifatturiero in calo sul resto dell’economia, che appare invece in forma.

“Le prospettive economiche stanno peggiorando a causa dell’incertezza generale”, ha affermato Mario Draghi. “Sono ormai diversi i mesi che navighiamo in tale situazione”. Mario Caldonazzo, Amministratore delegato del gruppo siderurgico italiano Averdi, ha affermato: “Sono tanti ormai i clienti riluttanti ad effettuare ordini enormi per il lungo termine. Invece, danno vita a piccoli ordini sul breve per non impegnarsi troppo”.

Le aziende speravano che un po’ di questa incertezza si diradasse dopo l’incontro tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping al G20 di fine giugno; invece, sono rimaste alla fine deluse.

La conseguenza di questa delusione è stata la perdita ulteriore di fiducia, scesa a luglio al livello più basso degli ultimi sei mesi. Ma non è solo l’incertezza commerciale a minare la produzione europea. Le aziende produttrici di automobili sono alle prese con le nuove regole sulle emissioni di carbonio, che hanno direttamente influenzato le vendite, in calo del 3,1% a metà anno rispetto al 2018.

La volatilità commerciale è dovuta anche alla Brexit, attesa per il 31 ottobre, ma originariamente prevista per il 29 marzo. Prima di quest’ultima data, gli acquirenti del Regno Unito avevano immagazzinato una quantità eccessiva di merci dai loro fornitori europei per evitare di ritrovarsi senza. Ciò ha causato in un forte freno alla crescita nel secondo trimestre del 2019. Con tutta probabilità, il Regno Unito uscirà dall’UE senza accordo, causando non pochi problemi ai produttori della zona euro.

Guardando oltre il settore industriale, l’economia dell’Eurozona è in buona forma. Secondo i dati di Eurostat, il tasso di disoccupazione è sceso a giugno al 7,5%, il dato più basso dal 2008 a oggi. Quindi, maggiore potere d’acquisto per le famiglie che si traduce in un vantaggio notevole per rivenditori e fornitori di servizi.

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