La Cina svaluta lo Yuan: cause, conseguenze ed obiettivi

I mercati finanziari stanno vivendo giorni di particolare tensione, ma stavolta non solo a causa della crisi greca che ha monopolizzato le attenzioni mediatiche di questa estate. No perchè stavolta la “colpa” è della Cina: la Repubblica Popolare Cinese ha infatti provveduto a svalutare lo Yuan, sua moneta, per ben tre volte nell’arco di sole 72 ore di tempo; il valore perso dalla moneta si è così attestato su un -3.5% e questo fatto non ha potuto che stuzzicare le perplessità, le paure e gli interessi degli operatori finanziari che quotidianamente investono sui mercati.

La svalutazione dello Yuan ha creato un caos a livello mediatico e non poche tensioni anche su un piano pratico, ma esattamente, perchè la Cina ha deciso di portare a termine questa operazione e soprattutto quali conseguenze dovremo aspettarci in seguito alla svalutazione della sua moneta?

Perchè la Cina ha svalutato la sua moneta?

Innanzitutto proviamo a capire perchè la Cina abbia ritenuto opportuno ricorrere a questa mossa. Il Governo ha svalutato lo Yuan in maniera così importante più che altro per raggiungere due grandi obiettivi: da una parte rilanciare la crescita del Paese favorendo le esportazioni e dall’altra aiutare la moneta cinese a reagire ancor più tempestivamente alla volatilità dei mercati internazionali.

Più in particolare le svalutazioni, che abbiamo visto essere state tre, si sono così susseguite: -1.9% nella prima settimana, -3.5% dopo 24 ore e -4.6% in ultima battuta. Parliamo di numeri considerevoli, e il fatto stesso che il partito abbia deciso di svalutare per ben tre volte di seguito è probabilmente dovuto al fatto che dopo la prima svalutazione dell’1.9% deve essersi accorto delle conseguenze minime che ciò avrebbe indotto: svalutare in più fasi e farlo con numeri importanti si dice fosse l’unica strada per iniziare a toccare con mano agli obiettivi che ci si era preventivamente dati.

Ma al di là degli effetti economici che la Cina crede di poter raggiungere ricorrendo al metodo della svalutazione, c’è chi afferma che il partito abbia optato per questa operazione anche per soddisfare un altro grande scopo: indurre il Fondo Monetario Internazionale ad inserire lo Yuan tra le valute di riserva.

Ma come mai circola questa ipotesi? La ragione è essenzialmente dettata dal fatto che se la ragione della svalutazione fosse stata realmente e soltanto quella di favorire le esportazioni, il Governo di Pechino avrebbe dovuto far perdere di valore lo Yuan da un minimo del 20% in su. Eppure il fenomeno, per quanto importante, è comunque avvenuto su percentuali decisamente meno ambiziose: un sintomo del fatto che la svalutazione abbia quindi avuto il reale obiettivo di far compiacere la Cina agli occhi del Fmi? Forse sì, forse no: resta però il fatto che qualora l’Fmi, dopo la mossa di Pechino, dovesse decidere di inserire lo Yuan tra le valute utilizzate a mo’ di riserva, di certo l’intera economia cinese non potrebbe che beneficiarne sia in termini nudi e crudi sia in quanto a maggior potere strategico.

La Cina svaluta lo Yuan: quali le conseguenze maggiori?

Appurato il discorso “cause” vediamo ora di analizzare la sfera delle conseguenze: cosa cambierà, a livello pratico, dalla svalutazione dello Yuan in poi? Il primo effetto, quello più rapido se vogliamo, si subirà sul fronte delle esportazioni: agli altri Paesi acquistare merce cinese converrà ancora di più, poiché la moneta locale, valendo di meno rispetto al passato, permetterebbe di acquistare più merce e di farlo a fronte di una minore spesa! Ogni qualvolta avviene la svalutazione di una moneta in genere l’effetto più lampante lo si ha proprio sull’impennata dell’export.

Di contro però, se i paesi esteri trarranno vantaggio dall’acquistare merce cinese (così come la Cina trarrà conseguente vantaggio in termini di maggiori ricavi), è anche vero che per la Cina, a quel punto, risulterà però più difficile importare merce dall’estero: se lo Yuan vale 1 e per acquistare un lotto italiano servono 2 Yuan l’operatore cinese dovrà sborsare 2 Yuan; dal momento in cui lo Yuan viene svalutato a 0.30 di valore per acquistare lo stesso quantitativo di merce italiana ce ne vogliono però più di 6, di Yuan! La svalutazione, in estrema sintesi, favorisce l’export ma rende a dir poco difficoltoso l’import.

Ma la tripla svalutazione della moneta dà adito ad un altro presumibile vantaggio: il partito avrà più tempo a propria disposizione per portare avanti le tanto decantate riforme. L’obiettivo di tali riforme è quello di fornire al Paese dalle regole sempre più chiare, quello di migliorare l’economia nazionale e di riportare in quota positiva i vari settori strategici: del resto non dimentichiamo che l’industria manifatturiera cinese mostra segni di rallentamento (a luglio si è registrato un +6% che per quanto considerevole è comunque al di sotto delle stime che ci si era dati); l’export e le vendite al dettaglio sono invece cresciuti di un “misero” +10.5% (numeri da sogno per l’Italia ma evidentemente non sufficienti per le grandi ambizioni del governo cinese). Tutto ciò in risposta agli speculatori che nel corso delle ultime settimane hanno approfittato delle lacune di alcuni mercati per far traballare tutto il panorama finanziario, ma anche, ricordiamo, per compiacersi gli organismi finanziari internazionali da cui la Cina si aspetta una “lauta ricompensa” i cui termini abbiamo provato a sintetizzare giusto poco fa.

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