Cosa succede se l’Italia fallisce?

La situazione al momento si fa sempre più drammatica. Come abbiamo detto l’Italia è sotto attacco e il rischio di fallimento si fa ogni momento più vicino. Lo spread appare ormai fuori controllo avendo raggiunto quota 570 punti (575 per l’esattezza) nonostante il massiccio intervento della BCE. Moltissimi economisti in queste ore stanno cercando di studiare possibili scenari: cosa succederà se l’Italia dovesse fallire? Un’economia grande come quella del nostro paese è sempre stata giudicata come “troppo grande per fallire” ma a questo punto il rischio non sembra più così lontano.

 

Le ripercussioni di un default incontrollato potrebbero avere ripercussioni devastanti sull’intera economia globale tanto da scatenare un’instabilità tale che è difficile calcolarne l’impatto. In molti sono concordi sul fatto che si tratterebbe di un impatto decine di volte più violento di quello che fu il default della Lehman Brothers che diede il via alla spaventosa crisi del 2008.

Ovviamente non è facile capire cosa possa succedere se l’Italia dovesse avviare le procedure di dafult finanziario. In linea di massima quando un paese fallisce le prime cose che vengono toccate (proprio perchè hanno un effetto pressochè immediato) sono le tasse (generalmente le imposte sul valore aggiunto), gli stipendi pubblici e le pensioni.

Nel nostro caso l’Iva è già stata aumentata portando l’aliquota massima dal 20 al 21%. Un ulteriore alzamento dellla terza aliquota provocherebbe un disastroso abbattimento dei consumi quindi è assolutamente da escludere. Con più probabilità è potizzabile un aumento delle altre 2 aliquote (ossia quelle che ora sono al 4 e al 10%).

Per quanto riguarda gli stipendi dei dipendenti statali le strade che generalmente vengono percorse in caso di fallimento (la Grecia insegna) sono 2: massiccio licenziamenti dei posti “in esubero”e taglio degli stipendi. Infine per quanto riguarda le pensioni la misura più immediata ed efficace sarebbe quello di congelare i pensionamenti per 1 o 2 anni e, contemporaneamente innalzare l’età pensionabile per quelle di anzianità.

Un altro aspetto drammatico sarebbe l'”attacco” alle banche, ossia la paura dei cittadini che le banche possano diventare insolvibili e il conseguente tentativo di ritirare i propri risparmi agli sportelli delle proprie filiali. Questo accade, ovviamente, quando si diffonde il panico di veder bruciati i propri risparmi e si fa la cosa più sbagliata… ossia ritirare tutti i prropri risparmi dalle banche.

Una delle conseguenze di tutto ciò è un drastico calo dei consumi che può innescare una spirale di recessione economica molto violenta, tale da impedire all’economia di ripartire per moltissimo tempo (generalmente anni), ossia fino a quando gli effetti della crisi stessa non vengano smaltiti e i provvedimenti attuati non facciano effetto.

Tuttavia queste sono solo delle ipotesi pessimistiche. La situazione italiana seppur gravissima, può contare su un’economia dai fondamentali molto più solidi di quella di paesi come la Grecia, del Portogallo o dell’Irlanda che, con i rendimenti dei propri titoli di stato sopra al 7%, furono costretti a chiedere il sostegno economico all’Europa.

Non resta che sperare che la nostra classe politica faccia qualcosa ora per impedire che si arrivi agli scenari più drammatici. Di sacrifici per risollevare il paese se ne dovranno fare tantissimi, e li faranno tutti gli italiani, ma occorre dare un segnale forte subito per evitare che sia troppo tardi.

One Response

  1. Mah 21 Marzo 2012

Add Comment

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi