Esperienze di lavoro in Nuova Zelanda

Contuiamo il nostro viaggio che ci sta portando ad analizzare i luoghi più interessanti al mondo dove poter andare a lavorare qualora si volesse fare un’esperienza lontani dai paesi dell’Unione Europea. In quest’ottica un paese molto affascinante e dalle prospettive economiche interessanti è senz’altro la Nuova Zelanda. Lavorare in Nuova Zelanda permette sicuramente di entrare in contatto con un mondo completamente diverso da quello italiano ed europeo in genere e, proprio per questo, rappresenta un’esperienza formativa molto stimolante specialmente per i più giovani. Il paese, infatti, può vantare un’economia che, seppur in fase di rallentamento, continua a crescere molto di più delle principali economie dei paesi dell’eurozona. Ovviamente la distanza che separa l’Europa dalla Nuova Zelanda è immensa e questo potrebbe essere un motivo di titubanza che porti a optare per mete meno lontane (anche culturalmente parlando) da noi.

Come dicevamo l’economia del paese è ancora molto vivace nonostante stia mostrando, ultimamente, dei segni di affaticamento sia in termini di pil che di disoccupazione (gli ultimi dati parlano di una disoccupazione al 6,7% ma con un trend in crescita). D’altronde, come abbiamo più volte sottolineato, i paesi che possono dirsi totalmente immuni dalla contrazione economica degli ultimi 4 anni sono pochissimi.

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Canada, un’economia che attira investimenti

Con la crisi dell’eurozona che sta vivendo in questi ultimi giorni dei momenti drammatici è bene dare uno sguardo alle altre economie del mondo per capire quali paesi offrono le migliori opportunità di lavoro e investimento. Il Canada, ad esempio, può vantare un’economia estremamente interessante che offre ottime opportunità sia a livello di investimenti di impresa che come sbocco per chi vuole trovare lavoro al di fuori dell’Italia. Quello che non tutti sanno, infatti, è che l’Italia ha stipulato un accordo con il governo del Canada che permette di ottenere un permesso di lavoro temporaneo dedicato a tutti i giovani fino a 35 anni di età. Si tratta di un’opportunità molto interessante che permette di avere un primo approccio alla vita nel paese. Allo stesso modo lo sviluppo industriale e la tassazione più vantagiosa rispetto a quella italiana ne fa un paese molto interessante anche per quegli imprenditori che volessero investire nel paese attraverso dei progetti di impresa.

Ma come va realmente l’economia canadese? Nel complesso possiamo dire che l’economia del Canada è stata investita solo marginalmente dalla pesantissima crisi economica che, dal 2008, ha compromesso le principali economie del mondo. Molti analisti sono dell’idea che il Canada, insieme a Brasile, Australia e Sudafrica, sarà uno dei paesi guida nei prossimi anni per via del suo immenso patrimonio di commodities che fanno del paese il secondo esportatore al mondo di gas naturale e il 9 esportatore al mondo di petrolio.

Attualmente la disoccupazione si attesta intorno al 7,2% con un trend che fa segnare un miglioramento nei primi mesi del 2012. Secondo alcune stime ufficiali il rapporto deficit – pil del paese dovrebbe attestarsi, entro il 2016, intorno al 33% (oggi è leggermente più alto). Le zone più ricche e prosperose sono quella dell’Alberta e dell’Ontario e proprio in queste province conviene concentrare la propria attenzione qualora si decidesse di lavorare in Canada.

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Pam assume studenti per le aperture domenicali

Sono oltre 9000 le richieste giunte al gruppo Pam, azienda veneziana della grande distribuzione che gestisce, tra gli altri, i marchi di PAM e Panorama. L’offerta di posti di lavoro domenicali per gli studenti ha riscosso un enorme successo. D’altronde, con una disoccupazione giovanile prossima al 30%, non bisogna sorprendersi se oltre 9 mila ragazzi hanno inviato la propria candidatura al gruppo Pam con la speranza di rientrare nei circa 3-400 fortunati che verranno assunti entro l’estate, con regolare contratto a tempo determinato, per poter lavorare la domenica dentro i supermercati del gruppo veneziano. Questo è stato possibile grazie al pacchetti di liberalizzazioni varato dal governo che consente maggiore flessibilità di apertura dei punti vendita anche alla domenica.

Si tratta di un’esperienza lavorativa che presenta 2 principali vantaggi, uno di carattere formativo e uno, altrettanto importante, di carattere economico. Per prima cosa i giovani che lavoreranno la domenica presso i supermercati del gruppo avranno la possibilità di fare esperienza e di capire come funziona il lavoro all’interno di una struttura della grande distribuzione. Questa esperienza potrà rivelarsi fondamentale, in futuro, per aspirare a lavori maggiormente qualificati anche lall’interno degli stessi supermercati del gruppo.

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Ikea investe 1 miliardo in Italia

Buone notizie per il nostro paese visto che Ikea, il colosso dei mobili e dei complementi di arredo, ha confermato il trasferimento della produzione di alcuni prodotti dall’Asia all’Italia. In sostanza si tratta di un investimento di circa 1 miliardo di euro che pone l’Italia al terzo posto dopo Cina e Polonia tra i partner commerciali di Ikea. La buona notizia, per il nostro paese , è che la bilancia commerciale continua a essere positiva visto che il colosso svedese compra dai produttori italiani più di quanto vende nei negozi distribuiti sul territorio. Questo perchè ad oggi ben il 34% di tutte le cucine vendute nel mondo vengono prodotte nel nostro paese, segno che l’azienda apprezza la qualità e la competitività del lavoro artigianale italiano. Secondo Lars Petersson, amministratore delegato di Ikea Italia, l’azienda “ha individuato nuovi partner italiani che hanno preso il posto di fornitori asiatici, grazie alla loro competenza, al loro impegno e alla capacità di produrre articoli caratterizzati da una qualità migliore e a prezzi più bassi dei loro concorrenti asiatici”.

Si tratta di un importante riconoscimento che arriva proprio in un momento estremamente difficile per il nostro paese afflitto da una scarsissima crescita dovuta, proprio, alla mancanza di investimenti da parte delle aziende. Inoltre la notizia ha un impatto mediatico non indifferente, cosa che potrebbe contribuire a spostare l’attenzione di molti investitori sul nostro paese.

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Giovani sempre più disoccupati

La crisi continua a far sentire, prepotentemente, la propria forza specialmente sul mondo del lavoro e, in particolare, sui giovani. Secondo i dati dell’Istat, infatti, nel 2011 i giovani tra i 15 e i 34 anni che hanno un lavoro sono calati del 14,8% passando dagli oltre 7 milioni di occupati del 2008 a circa 6 milioni. Un dato molto pesante che conferma, ancora una volta, come siano proprio le classi più deboli a pagare le conseguenze più pesanti della crisi economica in atto. Tuttavia c’è anche da sottolineare che nello stesso periodo gli occupati in età matura, ossia tra i 55 e i 64 anni di età, sono aumentati del 15% passando dai 2 milioni e 466 mila del 2008 ai 2 milioni e 842 mila del 2011. Questo, in parte, è dovuto anche all’innalzamento graduale dell’età pensionabile che starebbe costringendo molti lavoratori a rimanere più a lungo in attività.

Insomma se da un lato i giovani faticano a trovare un lavoro dall’altro si impedisce ai lavoratori più maturi di andare in pensione rendendo, di fatto, impossibile il normale ricambio generazionale che potrebbe fare da volano per la nostra economia. Ma a lanciare ancor di più l’allarme ci pensa la Uil sottolineando che al momento sono a rischio altri 200 mila posti di lavoro.

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Donne e lavoro: ancora troppe le discriminazioni

Brutte notizie quelle riportate nell’infonografica pubblicata dal sito Manageritalia.it relativa all’occupazione femminile nei ruoli manageriali. Secondo lo studio della federazione nazionale dei manager, quadri e professionisti, nonostante le donne siano mediamente più istruite faticano ad arrivare a ruoli di alto livello segno che le discriminazioni sono ancora molte. Secondo Marisa Montegiove, responsabile del Gruppo Donne Manager di Manageritalia, saranno proprio le donne a guidare lo sviluppo del paese proprio in virtù del gap da recuperare nei confronti dei principali paesi europei dove l’occupazione femminile è sensibilmente più alta. L’obiettivo di Manageritalia, sempre secondo quanto riportato da Marisa Montegiove, sarà quello di proporre iniziative per promuovere ed aiutare le donne professionalmente più virtuose ad affermarsi nel mondo dirigenziale.

Tuttavia la situazione appare quanto mai disastrosa pur considerando il difficile contesto economico che il paese sta attraversando. Secondo i dati rilevati da Manageritalia, infatti, il 67,4% degli uomini con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni ha un lavoro contro il 46,5% delle donne. Tuttavia se si analizzano solamente i dati relativi agli incarichi dirigenziali risulta che le donne ricoprono solo il 13,3% dei posti di lavoro contro una media europea del 29%, ossia più del triplo.

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