Mutui: 1 su 4 necessita di un garante

Con la crisi economica e la conseguente necessità delle banche di mantenere liquidità in cassa ottenere un mutuo è diventato estremamente difficile. E visto il momento ottenerne uno senza la firma di un garante diventa una vera e propria “mission impossible” a meno di non avere una situazione reddituale alquanto florida. E’ questo quello che emerge da un’indagine di mutui.it, secondo cui ben il 27% dei richiedenti ha bisogno della firma di un garante per ottenere il via libera al finanziamento. Il broker online Mutui.it (www.mutui.it) ha analizzato tutte le richieste di mutuo pervenute negli ultimi sei mesi (ossia nel periodo aprile-settembre) e rivela la difficoltà di “farcela da soli”.

Ben il 47% dei mutui che le banche hanno deciso di erogare è cointestato a due soggetti, e oltre un mutuo su 4 ha bisogno della firma di una persona esterna (spesso un genitore come testimonia l’età media rivelata che nel caso del mutuatario è di 37 anni mentre in quella del garante è di 51 anni) che garantisca il rimborso delle rate. A questo va aggiunto che nel 6% dei casi le banche richiedono tanto un garante, quanto un cointestatario.

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Anche la Cina rallenta, allarme FMI

Al termine della settimana dei vertici finanziari mondiali è possibile tirare una sorta di bilancio constatando, ancora una volta, che la situazione è quanto mai precaria. L’Europa si trova a dover affrontare ancora il problema infinito della Grecia e quello (di più recente istituzione) della Spagna. Al di fuori del vecchio continente preoccupano le tensioni tra Cina e Giappone, così come creano incertezza le elezioni in Usa dove la conferma di Obama sembra quanto mai a rischio. Insomma il momento è estremamente difficile per l’economia mondiale, tanto che le stime degli esperti danno per certo che la recessione continuerà a persistere (in molti paesi tra cui l’Italia) anche nel 2013.

Come abbiamo detto i Capi di stato europei, che si riuniscono a Bruxelles Giovedi e Venerdì, devono decidere come affrontare il caso Grecia ed evitare una sua uscita dall’eurozona. La grecia, come tutti ben sappiamo, ha chiesto di poter rivedere i termini dell’accordo a cui è legata l’erogazione degli aiuti finanziari. In sostanza Atene chiede più tempo per applicare le riforme così da rendere meno bruschi i tagli e le misure di austerity imposte dalla Troika.

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FMI: Crescita a rischio anche nel 2013

Secondo l’FMI la contrazione economica dell’eurozona nel 2012 sarà più profonda di quanto non ci si aspettasse e, di conseguenza, il prossimo anno la ripresa sarà molto più debole di quanto preventivato. Nella relazione semestrale “World Economic Outlook”, il Fondo ha fatto sapere che le previsioni per il prodotto interno lordo della zona euro (17 membri) prevedono un -0,4% quest’anno, e un misero +0,2% per il 2013. Insomma il momento in cui si dovrebbe invertire la rotta portando l’economia del vecchio continente a crescere continua ad allontanarsi di anno in anno. Perchè se è vero che nel 2013 si prevede un pil in leggera crescita è altrettanto vero che il Fondo Monetario ha ribadito che questa debole ripresa è legata all’integrazione fiscale e bancaria dell’eurozona. Questo vuol dire che, a livello politico, bisogna lavorare molto per far si che si trovino gli accordi necessari e, visti i precedenti, non si tratta di una cosa particolarmente semplice.

In quaesto quadro estremamente precario l’Italia viene vista malissimo. Secondo l’FMI il nostro paese attraverserà, quest’anno, una recessione del 2,3% e nel 2013 un meno 0,7%. Come se non bastasse il tasso di disoccupazione salirà dal 10,6% del 2012 all’11,1% del 2013.

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Arriva il decreto che taglia i costi della politica

Sull’onda dei recenti scandali finanziari con i partiti scoperti a rubare soldi pubblici a più non posso il governo si è deciso, finalmente, ad approvare in Consiglio dei ministri, il decreto legge sul taglio dei costi della politica per gli enti locali. Tra le misure più importanti contenute all’interno del documento segnialiamo lo stop ai vitalizi facili, il taglio ai compensi e la riduzione delle poltrone. Ora, ovviamente, è necessario che tutto ciò venga approvato dal parlamento nel più breve tempo possibile con la speranza che l’attenzione mediatica resti alta evitando che la questione finisca nel dimenticatoio. Quello che è stato scoperto nelle ultime settimane, infatti, è di una gravità assoluta per 2 motivi: il primo è il danno economico incalcolabile al paese (si stima che la corruzione e le ruberie costino qualcosa come 70-80 miliardi l’anno) in un momento come quello attuale in cui si chiedono immensi sacrifici ai cittadini per risanare i conti pubblici, il secondo è l’assoluta arroganza con cui avvengono queste ruberie.

Il tutto ci rende un paese assolutamente non sviluppato e tanto meno democratico. Un paese in cui un consigliere regionale può arrivare a guadagnare più del Presidente degli Stati Uniti mentre nelle scuole manca la carta igienica per i bambini perchè i soldi non ci sono.

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Crescita a rischio per le troppe tasse

Le troppe tasse mettono a rischio la crescita. A sostenerlo è il vice direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, che in un’audizione alla camera ha ribadito la sua preoccupazione in merito all’argomento. Secondo Rossi l’obiettivo del governo deve essere quello di riuscire ad abbassare la pressione fiscale sui contribuenti in regola, sulle imprese e sul lavoro, ossia sulle buste paga. D’altronde non ci vuole una scienza a capire che con questa pressione fiscale il paese non va da nessuna parte. Lo dimostrano perfino i dati fino ad ora diffusi secondo cui, nonostante l’aumento delle tasse, i soldi che entreranno nelle casse dello stato nel corso di questo 2012 saranno inferiori a quelli del 2011.

Il perchè è presto detto: aumentando la pressione fiscale in un contesto come quello attuale si è dato un notevole impulso ad una veloce riduzione dei consumi. E se si compra meno lo stato incassa meno (vedi iva, tanto per fare un esempio), le aziende chiudono (quindi non pagano più le tasse) e i lavoratori vengono licenziati (quindi non pagano più le tasse).

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Commercio: segni di rallentamento in tutto il mondo

Che il contesto economico non sia un gran che lo sanno anche i sassi. Quello che molti non sanno, invece, è che il commercio globale sta attraversando una fase di stallo con un oscuramento delle prospettive di crescita per l’anno in corso e per quelli a venire. Insomma si vende poco (e si produce ancora meno) non solo in Europa ma in tutto il mondo. Ecco alcuni numeri diffusi dall’organizzazione mondiale del commercio: il volume globale degli scambi di merci si espanderebbe solo del 2,5% quest’anno, rispetto al 5% dello scorso anno e quasi il 14% di crescita del 2010. Alla base di questi dati disarmanti c’è, sicuramente, la crisi Europea. Nei principali paesi dell’UE, infatti, i consumi sono scesi sui livelli più bassi degli ultimi 20 anni con fortissime conseguenze perfino sulla locomotiva cinese che comincia a dare degli evidentissimi segni di rallentamento dovuti al calo delle esportazioni.

Basti pensare che la Cina, quest’anno, ha diminuito del 5% le esportazioni verso l’Unione Europea (dati aggiornati ad Agosto) e le propsettive da qui a Dicembre dovrebbero essere ancora più negative.

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