Stati uniti d’Europa: sogno o realtà?

Come avuto modo di sottolineare anche nei giorni scorsifinchè ogni paese dell’eurozona continuerà a guardare solo ai propri interessi l’avere una moneta unica continuerà ad essere più un peso che un vantaggio. Per questo alcuni leader europei stanno spingendo nella direzione di una maggiore coesione politica ed economica… insomma bisogna creare una sorta di Stati Uniti d’Europa. Solo in questo modo si potrà dare tregua ai debiti dei singoli stati, oggi sempre più soggetti alla speculazione, e rilanciare l’economia dell’intera area. D’altronde la crisi in Europa è scoppiata in maniera così violenta quando si è messo in dubbio il salvataggio di un paese, la Grecia, di cui si erano scoperti i conti “non proprio in ordine”. E’ come se in america non si desse per scontato che la California, che ha una montagna di debiti e sarebbe già tecnicamente fallita, non venisse aiutata dallo stato centrale. In piccolo è un po come se in Italia lo stato abbandonasse al proprio destino le regioni in difficoltà continuando ad erogare servizi solo a quelle più virtuose.

Insomma l’euro così come è stato fatto proprio non ha senso perchè far coesistere gli interessi di paesi diversi che in comune hanno solo la moneta ma che continuano ad avere delle politiche economiche profondamente diverse è estremamente difficile e ne abbiamo avuto la riprova visto che alla prima difficoltà i leader dell’eurozona si sono subito divisi.

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La Merkel dice no e le borse crollano

Nei giorni scorsi avevamo annunciato che questa sarebbe stata la settimana decisiva per la sopravvivenza dell’euro e ieri abbiamo avuto un primo assaggio non proprio positivo di quello che ci aspetta. Dopo il secco no della Germania agli eurobond crollano i listini europei: Milano chiude a -4%, Madrid -3.67%, Parigi ha perso oltre il 2% così come Francoforte. Il tutto ha dato l’ennesima dimostrazione che l’Eurozona è più che mai divisa dagli interessi dei singoli stati che continuano ad avere visioni diverse sulle misure da adottare per fronteggiare quella che potrebbe essere la fine dell’euro. A dare dimostrazione di quanto sia caotica l’atmosfera tra i vertici europei basta pensare al botta e risposta tra la Merkel e Schaeuble (ministro delle finanze tedesco): secondo quest’ultimo “l’ultima parola in Europa ce l’hanno avuta quasi sempre gli Stati membri. Questa condizione non può perdurare: dobbiamo concedere più competenze a Bruxelles sugli ambiti politici importanti, senza che ogni Stato nazionale possa bloccare le decisioni“.

Ma la Merkel tira il freno a mano ricordando che gli eurobond non sono la soluzione alla crisi europea perchè contro producenti dal punto di vista economico ma, anche, incompatibili con la costituzione tedesca. Ma mentre si dibatte su eurobond si, eurobond no la Spagna ha fatto sapere che il 9 Luglio chiederà formalmente aiuto in occasione dell’eurogruppo.

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UE: l’unione politica è a rischio

Dall’ultimo vertice a 4 tra Spagna, Italia, Francia e Germania il quadro che ne viene fuori è di un’Europa sempre più divisa. Da un lato ci sono i paesi che chiedono una maggiore coesione politica anche nel momento in cui ci siano da fare dei sacrifici, dall’altro c’è la Germania che per voce della Merkel fa sapere di non voler staccare assegni in bianco per salvare i paesi in difficoltà. Le parole della signora Merkel sono state eloquenti e non hanno lasciato adito a dubbi: “Se io, cancelliere tedesco, do soldi alle banche spagnole, come faccio a sapere che come questi soldi verranno gestiti?“. Dall’altra parte Hollande ha ribadito che “Non ci può essere alcun trasferimento di sovranità se non c’è un miglioramento della solidarietà” chiedendo una maggiore coesione politica tra i paesi dell’area euro.

La situazione, quindi, sembra essere ben lontana da una soluzione. Il sistema finanziario si è frammentato, la fiducia degli investitori, delle famiglie e delle imprese si sta dissolvendo, la domanda si sta prosciugando e depositi continuano a fuoriuscire dalle banche e non tutti hanno direzione Germania. Spesso, infatti, i risparmiatori si rifugiano in dollari o altre valute internazionali portando i soldi al di fuori dei confini europei.

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Grecia: le assunzioni che fanno discutere

Stando alle indiscrezioni pubblicate sui media internazionali la Grecia avrebbe assunto oltre 70 mila dipendenti pubblici contrariando, così, agli accordi presi con la Troika in cambio degli aiuti finanziari. Insomma …

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