Quanto costa l’adsl in Italia?

La connessione adsl è diventata una vera e propria necessità sia in casa che in ufficio. Ogni giorno siamo bombardati da decine di pubblicità che su tv, giornali e web promuovono allettanti offerte tutto compreso per navigare in internet senza limiti a qualsiasi ora del giorno o della notte. Spesso districarsi tra questa miridiade di proposte, per un non addetto ai lavori, è molto complicato e si rischia di finire con lo scegliere una soluzione che non risponde perfettamente alle proprie necessità. Se a questo aggiungiamo il fatto che non tutti i promotori finiscono con il consigliare la soluzione più adatta al cliente perchè magari preferiscono spingere l’offerta del momento, va da se che il mondo della telefonia, e quello dell’adsl in particolare, è sempre più complesso e articolato. Per questo abbiamo voluto fare il punto della situazione per cercare di fare chiarezza su questo settore cercando di capire quali siano le offerte più convenienti in funzione di 3 diversi tipi di utilizzo: uso intenso, uso giornaliero, uso sporadico.

Inoltre siamo andati ad indagare su quelli che sono i prezzi negli altri paesi europei (Spagna, Francia e Germania) scoprendo che l’Italia, tutto sommato, se la cava restando all’interno della media di questi paesi.

Cominciamo subito con il dire che la maggioranza dei contratti adsl offerti dai gestori è del tipo a canone mensile, ossia si paga un forfait mensile e si ha la possibilità di navigare in Internet quando e quanto si vuole. Tuttavia esistono anche le tipologie di contratto a consumo ma, spesso, risultano essere adatte solo a chi fa un uso estremamente limitato della connessione. Vediamoci chiaro…

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Aumentano le pressioni sulla Merkel

Quella di ieri è stata una giornata “diversa dal solito” sui mercati finanziari con gli indici periferici che hanno chiuso in maniera positiva mentre gli indici di riferimento come il Dax (-1.25%) o lo SP500 hanno chiuso in rosso. Sicuramente la pessima perfomance del Dax può portare ad un aumento delle pressioni sulla cancelliera Merkel che resta sempre più isolata dal resto d’Europa. Il fronte Italia, Spagna e Francia (a cui si deve aggiungere gli USA preoccupati della gestione della crisi europea) è sempre più compatto sul voler attuare delle riforme significative che possano arginare questo processo distruttivo che si è innescato sulle economie dell’eurozona. L’obiettivo è quella di un’unione fiscale e bancaria dei paesi dell’euro cosa che dovrebbe allentare la pressione sui debiti dei paesi PIIGS ridando fiato alla finanza del vecchio continente. Da parte sua la Germania continua a fare orecchie da mercante perchè, sotto alcuni punti di vista, sta gudagnando (non poco) da questa situazione.

I rendimenti dei suoi titoli di stato non sono mai stati così bassi, ergo i tedeschi possono rifinanziare il proprio debito ad un costo irrisorio rispetto a quello degli altri paesi europei. Non solo… le aziende tedesche sono in grado di accedere al credito a costi decisamente inferiori rispetto a quelli degli altri paesi dell’eurozona. Tuttavia anche per la Germania cominciano ad arrivare i primi problemi: nel primo trimestre del 2012 la crescita delle esportazioni verso i paesi del sud europa sono cresciute solo dello 0,9%, un dato alquanto deludente.

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Conti deposito: aggiornamento di Giugno 2012

Torniamo a parlare di conti deposito con questa panoramica aggiornata al mese di Giugno 2012. Da quanto abbiamo potuto riscontrare, analizzando la varie offerte degli istituti di credito, emerge che i rendimenti offerti dagli istituti di credito sono lievemente calati per quanto riguarda i depositi non vincolati mentre si dimostrano ancora molto interessanti i rendimenti dei depositi vincolati che offrono tassi quasi sempre superiori al 4%. Ovviamente, in questo particolare contesto economico, sottoscrivendo un conto vincolato significa correre qualche rischio in più qualora la crisi dovesse prendere la strada più dolorosa, ossia un ritorno alle valute nazionali con eventuale default di alcuni stati europei. Tuttavia, come abbiamo analizzato in un recente articolo, al di la di quello che sostengono molti fantomatici guru non esistono metodi sicuri al 100% per proteggere i propri risparmi a costi accettabili da un rischio di tale portata (ovviamente ciò non vale per i grandi capitali).

Tornando ai conti deposito, come dicevamo, i rendimenti si rivelano ancora decisamente interessanti per chi vuole ottenere un minimo di rendimento senza correre il rischio di investire nei mercati finanziari, mercati che in questo periodo sono estremamente volatili e dai quali consigliamo di tenersi alla larga qualora non si abbia un’elevata propensione al rischio.

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Fondi comuni: i gestori vogliono più libertà

Investire a livello globale, ecco la soluzione proposta dal Wall Street Journal per massimizzare i profitti dei propri investimenti finanziari anche in un contesto di crisi come quello che stiamo attraversando. Lo strumento è quello dei fondi comuni di investimento, soluzione che consente di diversificare il rischio anche a chi non dispone di enormi capitali. Secondo il prestigioso quotidiano ormai viviamo in un contesto sempre più globale dove le aziende nazionali non sempre rappresentano il meglio dell’economia di un paese. Dando carta bianca ai gestori dei fondi comuni di investimento è possibile sfruttare di volta in volta le opportunità che si presentano in un mercato globale dove le aziende sono spinte a svolgere il proprio lavoro all’estero. Il concetto viene spiegato meglio da Dan O’Keefe, amministratore delegato di Artisan Partners: “In molti casi le aziende, siano esse negli Stati Uniti o all’estero, si guadagnano i loro profitti in tutto il mondo e, spesso, non vi è correlazione tra il luogo in cui una società è domiciliata e dove fa il suo denaro“.

L’idea, quindi, è quella di avere una “carta globale” con cui i gestori di portafogli possano cogliere, di volta in volta, le opportunità che si presentano sul mercato sfruttando al meglio i trend del momento. L’esempio è quello dei mercati emergenti, ossia quei mercati che stanno crescendo ai ritmi più alti ma dove, spesso, sono aziende straniere a trarre il maggior beneficio da questa crescita.

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Salvare la casa dal terremoto con una polizza

I danni subiti dalle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia (così come quelle dell’Aquila 3 anni fa) sono durissimi e rilanciano l’idea di istituire una polizza obbligatoria per proteggere gli immobili dal rischio terremoto. Molte famiglie, nel crollo della casa, hanno perso tutto quello che avevano essendo proprio la casa l’investimento per eccellenza degli italiani. Sicuramente lo Stato interverrà a sostegno dei malcapitati abitanti dei paesi colpiti ma conosciamo tutti le tempistiche che accomunano questo tipo di interventi. Inoltre bisogna vedere in che modo arriveranno questi aiuti perchè la ricostruzione del centro storico dell’Aquila, a 3 anni dal devastante sisma, è ancora in alto mare. Insomma, al di la dei sensazionalistici annunci fatti sul momento, la realtà dei fatti è che lo Stato interviene, quando lo fa, in maniera decisamente lenta. Una valida alternativa potrebbe essere rappresentata dalle polizze assicurative in grado di tutelare gli immobili dal rischio terremoto. Ovviamente queste tipologie di coperture si possono già sottoscrivere in maniera libera presso una delle tante compagnie di assicurazione.

Quello che si sta studiando, però, è una cosa decisamente diversa, ossia una polizza “obbligatoria” dal costo estremamente ridotto (si parla di cifre prossime ai 100-200 euro ad immobile). Con questi soldi lo Stato potrebbe finanziare la ricostruzione delle zone terremotate e istituire un fondo per la messa in sicurezza di tutti quegli edifici, siti nelle zone a rischio, che non sono stati costruiti con criteri antisismici.

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USA: il mercato del lavoro rallenta pesantemente

Anche gli Stati Uniti danno qualche segno di cedimento della propria economia. Ieri i dati sul lavoro negli USA hanno dato il colpo di grazie ai mercati finanziari che avevano cercato, per tutto il giorno, di “tenere botta” nonostante le notizie in arrivo dal fronte Europeo, tutt’altro che rassicuranti. Ormai si parla apertamente di un possibile piano di aiuti da 300 miliardi di euro per sostenere l’economia spagnola anche se la Germania si è detta assolutamente contraria a qualsiasi forma di aiuto finanziario alle banche iberiche. Così, nel pomeriggio, ecco arrivare come un macigno i dati sull’occupazione negli States che segnano una brutta battuta d’arresto. In sostanza si creano meno posti di lavoro e torna ad aumentare la disoccupazione (seppur di poco). Tuttavia quello che preoccupa di più gli addetti ai lavori è che si possa essere avviato un trend negativo dovuto alla crisi europea che spinga nuovamente al rialzo la disoccupazione USA nei prossimi mesi, proprio ora che anche dalla Cina arrivano segni di cedimento.

Insomma se una crisi dei paesi europei è in grado di creare tutti questi problemi figuriamoci cosa potrebbe succedere nel caso di un fallimento dell’euro con conseguente ritorno alle valute nazionali. Tornando ai dati USA quello più significativo è, a mio avviso, quello relativo ai nuovi posti di lavoro creati nel mese di Maggio.

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