Come proteggere i soldi in banca

In questi giorni la tensione sulle banche spagnole ha messo in allerta molti italiani che cominciano a preoccuparsi seriamente per il rischio che si verifichi nel nostro paese una corsa agli sportelli bancari. La paura di perdere i soldi in banca è dettata, principalmente, dalla situazione in Grecia e dalle notizie che continuano ad arrivare dalla Spagna circa la criticità del sistema bancario. Certo i depositi presso le banche spagnole sono drasticamente diminuiti nelle ultime settimane ma, nonostante questo, non si è verificato, ancora, un vero e proprio assalto alle filiali con le scene di panico che ci si potrebbe immaginare. Tuttavia la paura di perdere tutti i propri risparmi è molto alta e il rischio è quello di farsi prendere dal panico inutilmente. Per questo è bene cercare di ragionare con calma così da valutare i rischi reali che possono correre i nostri soldi in banca in modo tale da valutare con serenità quali azioni possiamo compiere nel caso si verifichi il peggio.

Come abbiamo più volte ripetuto non ci interessa fare del terrorismo mediatico solo per catturare l’attenzione di qualche lettore in più, quindi ripetiamo che al momento il rischio di un congelamento dei conti correnti bancari (o, ancora peggio, di prelievi forzati) resta solo un’ipotesi che difficilmente troverà riscontro nella realtà dei fatti. Tuttavia volendo essere pronti al peggio è bene cercare di capire come sia possibile proteggere i risparmi sul proprio conto corrente bancario sfatando alcuni miti che si stanno diffondendo sul web.

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Governo Monti inefficace contro l’evasione fiscale

Come tutti ben sappiamo (anche perchè ci è stato ripetuto fino allo sfinimento) combattere l’evasione fiscale è fondamentale per poter avviare un processo virtuoso che porti ad una riduzione delle tasse. Se tutti pagassimo le tasse si potrebbe ridurre la pressione fiscale dando un nuovo slancio all’economia. Eppure, nonostante le parole del presidente del consiglio (che ha più volte sottolineato l’importanza dei controlli per combattere l’economia in “nero”),  la Commissione Europea bolla come inefficace l’azione di governo contro l’evasione fiscale. A riportare la notizia è il Finalcial Times che è riuscito ad ottenere, in anteprima, una bozza della relazione della Commissione Europea estremamente critica nei confronti del nostro paese.

Secondo questa bozza la Commissione ha sottolineato come “L’Italia sta attuando una strategia coraggiosa di consolidamento fiscale, ma nonostante questi risultati importanti, la piena attuazione delle misure adottate rimane difficile, soprattutto quando si richiede la collaborazione di molti attori, e rimane spazio per ulteriori progressi nel programma di riforma“.

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Crisi: facciamo il punto della situazione

L’enorme quantità di news che continuano a susseguirsi circa lo stato di salute dell’economia italiana ed Europea rischia di confondere le idee. Per questo è bene approfittare dell’inizio di settimana per fare il punto della situazione e cercare di ripartire con le idee un po più chiare. Ci siamo lasciati sabato con alle spalle una settimana impegnativa ma senza grosse novità dal punto di vista europeo. Il vertice che doveva offrire spunti operativi immediati si è concluso con tanti buoni propositi ma con un nulla di fatto perchè solo con le parole non ci si può mettere alle spalle una crisi di questa portata. E mentre i governi europei continuano a dibattere su eurobonds si eurobonds no, la condizione di salute della Spagna comincia a precipitare. Ed è proprio la Spagna il paese su cui occorre puntare maggiormente l’attenzione perchè potrebbe essere la mina vagante capace di far saltare l’euro.

La situazione in Spagna, infatti, è molto delicata per colpa di una disoccupazione alle stelle (quella giovanile è oltre il 50%), di un crollo del mercato immobiliare e, sopratutto, per colpa delle fortissime tensioni sulle banche. Dopo aver dovuto nazionalizzare parte di Bankia, il terzo gruppo bancario del paese, con una spesa di ben 19 miliardi di euro ora la paura è quella di una corsa agli sportelli che provocherebbe, inevitabilmente, il default anche degli altri istituti di credito del paese.

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Il governo valuta incentivi per le auto ecologiche

Ottime notizie potrebbero arrivare a breve per chi deve acquistare l’auto nuova. Il parlamento dovrà valutare a Giugno la proposta di legge sui nuovi incentivi auto per chi acquista un veicolo ecologico. Gli incentivi, qualora passasse la legge, darebbero un nuovo stimolo ad un settore in fortissima crisi nel nostro paese come testimoniano i dati sulle vendite di Aprile che hanno fatto registrare un -18% su base annuale dopo il -26,5% del mese di Marzo. Basti pensare che ad Aprile di quest’anno sono state immatricolate in Italia solo 129 mila auto circa contro le 158 mila di un anno fa, confermando il trend estremamente negativo della Fiat che continua a perdere quote di mercato in Italia e nel resto d’Europa. Il tutto a vantaggio del mercato dell’usato che in proporzione ha perso molto meno confermando che in periodi di crisi l’auto usata resta quella più gettonata.

Ora con gli incentivi si potrebbe ottenere il duplice vantaggio di ridare slancio al settore e, allo stesso tempo, dare un contributo significativo alla diminuzione dell’inquinamento specialmente nei centri urbani grazie alle minori emissioni dei veicolo ecologici. Come abbiamo detto, infatti, gli incentivi sarebbero ad esclusione delle auto con emissioni al di sotto dei 95 g/Km CO2.

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Cosa succede al franco Svizzero?

Strani movimenti si stanno verificando sul cambio euro/franco svizzero mettendo in forte difficoltà molti traders. Nella giornata di giovedì, infatti, il cambio si è mosso insolitamente a quota 1,2075 con un violento strappo al rialzo per l’euro, nonostante la moneta unica stesse facendo registrare nuovi minimi sul dollaro. Per chi non lo sapesse il franco svizzero è stato congelato al cambio di 1,20 dalla Banca centrale svizzera (Sbn) per evitare che in questo momento di crisi la moneta si rafforzi troppo nei confronti dell’euro danneggiando le esportazioni delle proprie aziende e, di conseguenza, la crescita del paese. Insomma cosa può aver giustificato tale movimento in un cambio ormai congelato? Stando alle indiscrezioni sembra che sia circolata la news (poi rientrata) della possibile introduzione di una tassa sui depositi in franchi svizzeri.

Questa news ha provocato un violento, quanto immediato, indebolimento della moneta elvetica per poi rientrare velocemente sui livelli standard dopo la smentita. Ovviamente, però, non ci sono certezze al riguardo quindi solo il tempo saprà dirci se, effettivamente, sia proprio così o ci sia sotto qualche altra cosa che, per il momento, non ci è dato sapere. Per il momento questo episodio è utile per comprendere quanto nervosismo e volatilità ci sia sul mercato.

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Uscire dall’Euro sarebbe così drammatico?

La crisi sta prendendo la piega peggiore che si potesse immaginare: la Grecia è più fuori che dentro la moneta unica, le economie di tutti i principali stati membri (Germania esclusa) stanno rischiando di collassare, si comincia a pensare ad una possibile fine dell’euro e le tensioni sociali stanno andando alle stelle. Insomma quello che ci troviamo davanti agli occhi, ci piaccia o no, è uno scenario apocalittico che rischia di degenerare da un momento all’altro. In tutto questo i governi europei riunitisi in settimana per l’ennesimo vertice non sono stati in grado di trovare nessuna soluzione, solo tante belle parole e pochi fatti. Un immobilismo, quello europeo, davvero snervante per tutti noi addetti ai lavori che ci troviamo costretti a raccontare la gravità della situazione giorno per giorno. Ma a Bruxelles sembra come se il tempo a disposizione sia infinito e, per l’ennesima volta, si rimanda di un altro mese qualsiasi decisione visto che nulla verrà fatto prima del prossimo vertice di fine Giugno che si terrà subito dopo le elezioni greche.

A questo punto non ci resta che cominciare seriamente a parlare di una possibile uscita dall’euro del nostro paese. Sia chiaro è e resta una prospettiva da “ultima spiaggia” ma le cartucce a disposizione dell’Eurogruppo sono davvero poche e i problemi sono enormi quindi bisogna cominciare a valutare questa non più come una fantasiosa ipotesi ma, al contrario, come una delle possibilità a nostra disposizione.

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