Mutui variabili ancora più convenienti grazie all’Euribor

Continua la corsa dell’Euribor che ieri ha fatto registrare nuovi minimi di periodo: quello a 1 mese è sceso sotto lo 0,4% (0,399% per la precisione) mentre quello a 3 mesi si è fermato allo 0,7%. Stando allo studio pubblicato su ilsole24ore.com (è possibile vedere il grafico qui sotto) la tendenza al ribasso dovrebbe proseguire ancora fino al 2014 per la gioia di chi ha un mutuo a tasso variabile. I vantaggi sulla rata, infatti, sono tutt’altro che trascurabili visto e considerato che ci si sta avvicinando ai minimi di sempre. Ma quello che più dovrebbe far felici gli italiani che hanno sottoscritto un finanziamento per la casa a tasso variabile è il fatto che questi minimi, dovrebbero, essere frantumati da qui a massimo 10 mesi.

Questo significa che molti italiani potranno alleviare le proprie difficoltà economiche grazie ad una rata di mutuo molto più leggera di quella che non si doveva pagare anche solo 8 mesi fa. Un rialzo al di sopra dell’1%, infatti, sarebbe da escludere prima della fine del 2014 anche se molto dipenderà da come e quando l’Europa riuscirà a uscire dalla crisi.

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Comprare casa conviene?

Negli ultimi 12 mesi il mercato immobiliare sta attraversando un momento estremamente delicato ed ora la situazione sembra peggiorare. Stando all’ultimo report del Censis i prezzi delle case potrebbero scendere anche oltre il 20% entro la fine del 2012. Questa ipotesi ha messo in allarme molti italiani che si cominciano a domandare se comprare casa sia ancora conveniente. In effetti tra l’alto costo dei mutui e il valore molto alto degli immobili rende davvero molto difficile l’eventuale acquisto; se a questo aggiungiamo il rischio di veder crollare il mercato con l’ipotesi di ritrovarsi dopo poco con un immobile che vale meno di quanto lo si ha pagato è evidente di quanto la scelta sia assolutamente delicata. Ma, allora, comprare casa conviene? Meglio acquistare un immobile o scegliere di andare in affitto? Come per tutte le cose le opinioni si dividono tra chi ritiene valida la soluzione dell’acquisto e chi, invece, predilige la soluzione dell’affitto ritenendola più vantagiosa.

Insomma ormai da qualche anno si leggono opinioni molto in contrasto con l’abitudine italiana di avere una casa di proprietà. A questo punto non ci resta che valutare le 2 possibilità, analizzandone pro e contro, per poi trarre le nostre conclusioni cercando di essere quanto più obiettivi possibili.

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Anche la Germania è in crisi

Come avevamo ampiamente anticipato anche la Germania sta risentendo della crisi economica. Certo, l’economia tedesca continua ad essere la locomotiva europea ma è innegabile che il paese stia risentendo della crisi che colpisce gli altri paesi della zona euro. Non a caso ieri il dato sulla disoccupazione è stato alquanto deludente specialmente per aver fatto peggio delle previsioni. Per carità il tasso di disoccupazione della Germania è sempre del 6,8%, quindi davvero molto invidiabile specialmente se paragonato a quello di Italia (9,8%) o Spagna (circa 24%) ma il fatto di aver fatto registrare un aumento delle persone senza un lavoro è alquanto significativo. Questo indicatore, infatti, va ad aggiungersi al dato (negativo) fatto registrare da Deutsche Bank, relativo all’utile relativo al primo trimestre dell’anno in calo del 31% rispetto al 2011, anch’esso in contrasto con quelle che erano le previsioni degli analisti. Ovviamente tutto ciò è insufficiente per dire che la Germania sia in crisi. Tuttavia questi dati rappresentano i primi segnali di quella che potrebbe rivelarsi una imminente battuta di arresto.

D’altronde è impensabile perfino per un paese come la Germania riuscire a passare immune da questa spirale di recessione che sta attanagliando l’eurozona (e non solo). Non bisogna dimenticare, infatti, che gran parte della forza dell’economia tedesca è rappresentata dalle esportazioni di beni e servizi. Secondo businessweek ben il 40% delle esportazioni tedesche avvengono verso paesi dell’eurozona (percentuale che sale al 60% se si considera l’intera Unione Europea).

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Gli italiani si riducono lo stipendio

Anche se può sembrare strano è questo quello che emerge da uno studio di prestiti.it che ha analizzato oltre 20 mila richieste di finanziamento relative all’ultimo trimestre. Gli italiani, infatti, sembrano fare sempre più spesso ricorso alla cessione del quinto dello stipendio per far fronte alle spese in costante aumento. D’altronde i dati parlano chiaro: il 16,4% dei finanziamenti richiesti sono delle cessioni del quinto dello stipendio. Tuttavia quello che fa più pensare è che ben il 17% dei richiedenti è un pensionato segno che, oggi più che mai, la pensione rappresenta una delle garanzie più solide per accedere al credito. D’altronde oggi un lavoro ce l’hanno in pochi (sono di ieri i dati sulla disoccupazione che parlano del 9,8% della popolazione senza lavoro) e spesso si tratta di lavori a tempo determinato, tipologia molto diffusa specialmente tra i giovani al di sotto dei 35 anni di età.

Dati alla mano quindi, risulta comprensibile quanto sia difficile accedere al credito e, allo stesso tempo, quante difficoltà incontrino le famiglie italiane ogni giorno per riuscire a far quadrare i conti. Proprio per questo la cessione del quinto rappresenta una delle poche opportunità per ottenere della liquidità da poter utilizzare per far fronte alle spese di tutti i giorni.

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Prezzi record, inflazione fuori controllo

Al di la di quello che i media ci propinano la realtà è una sola: i prezzi dei beni di prima necessità sono in costante aumento, al punto tale da rendere l’inflazione pericolosamente fuori controllo. Secondo quanto dichiarato dall’Istat nelle stime preliminari i prezzi dei prodotti che acquistiamo con maggior frequenza è aumentato del 4,7% nel mese di Aprile ossia il valore più alto degli ultimi 4 anni. Si tratta di un rialzo trainato, per lo più, dal caro carburanti che, come avevamo ampiamente previsto, ha spinto al rialzo il prezzo di molti generialimentari e di largo consumo. L’aumento dei prezzi insieme al forte aumento della pressione fiscale è una morsa che rischia di dare il colpo di grazia alla nostra economia nazionale. Non a caso anche la disoccupazione fa registrare un’impennata arrivando molto vicina alla soglia del 10% con un tasso che si dimostra il più alto da 11 anni a questa parte.

Foto tratta da: giornalettismo.com

Secondo uno studio del Codacons, la famosa associazione dei consumatori, questo aumento dei prezzi si traduce, mediamente, in una maggiore spesa di 686 euro l’anno per una famiglia tipo di 4 persone. Insomma ad ogni famiglia sono necessari almeno 55-60 euro in più ogni mese solo per acquistare i beni di prima necessità come, appunto, la spesa alimentare.

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Diversificare i propri investimenti

L’importanza di diversificare i propri investimenti è fondamentale per ridurre il livello di rischio a cui assoggettare i propri risparmi. Attraverso una buona diversificazione, infatti, è possibile ridurre sensibilmente la possibilità di perdere il proprio denaro e, proprio per questo, rappresenta uno step fondamentale per qualsiasi risparmiatore. Ma oltre a diversificare i propri strumenti (ad esempio una parte in azioni, una in obbligazioni e una parte nel mattone) sarebbe opportuno anche diversificare in ambito territoriale. Questo, al di la di quanto si possa pensare, è una cosa alla portata di tutti, anche di chi non dispone di grandi capitali ma, semplicemente, vuole avere una maggiore serenità in un contesto economico e finanziario come quello che stiamo attraversando. L’instabilità politico economica dell’unione Europea sta portando ad una profonda instabilità dei mercati con la conseguenza di far correre grandi rischi a quegli investitori che non hanno grande esperienza dei mercati finanziari e con non possono seguire con attenzione gli sviluppi della crisi.

Proprio per questo impostare fin da subito il proprio portafoglio nella maniera ottimale permette successivamente di godere di maggiore serenità. Come dicevamo la diversificazione in ambito territoriale è estremamente importante. In un articolo del Wall Street Journal si parla proprio di questo e della difficoltà degli americani ad accettare di investire al di fuori dei confini nazionali.

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