Gli italiani si riducono lo stipendio

Anche se può sembrare strano è questo quello che emerge da uno studio di prestiti.it che ha analizzato oltre 20 mila richieste di finanziamento relative all’ultimo trimestre. Gli italiani, infatti, sembrano fare sempre più spesso ricorso alla cessione del quinto dello stipendio per far fronte alle spese in costante aumento. D’altronde i dati parlano chiaro: il 16,4% dei finanziamenti richiesti sono delle cessioni del quinto dello stipendio. Tuttavia quello che fa più pensare è che ben il 17% dei richiedenti è un pensionato segno che, oggi più che mai, la pensione rappresenta una delle garanzie più solide per accedere al credito. D’altronde oggi un lavoro ce l’hanno in pochi (sono di ieri i dati sulla disoccupazione che parlano del 9,8% della popolazione senza lavoro) e spesso si tratta di lavori a tempo determinato, tipologia molto diffusa specialmente tra i giovani al di sotto dei 35 anni di età.

Dati alla mano quindi, risulta comprensibile quanto sia difficile accedere al credito e, allo stesso tempo, quante difficoltà incontrino le famiglie italiane ogni giorno per riuscire a far quadrare i conti. Proprio per questo la cessione del quinto rappresenta una delle poche opportunità per ottenere della liquidità da poter utilizzare per far fronte alle spese di tutti i giorni.
Spese che includono, anche, quelle per i generi alimentari e di prima necessità che, solo nell’ultimo mese, sono aumentati del 4,7% rispetto allo stesso periodo del 2011.

Non a caso Marco Giorgi, responsabile di Prestiti.it, ribadisce che “il costo del carrello della spesa è salito, negli anni, più dei livelli dell’inflazione, il bisogno di liquidità viene sempre più supportato da strumenti di finanziamento “sicuri”, come la cessione del quinto, che danno agli istituti di credito maggior tranquillità nel rimborso“.

Ma chi sono gli italiani che chiedono questa tipologia di finanziamento?

In particolare sono uomini (per il 74%) ed hanno un’età media di circa 44 anni di età. Questo perchè le banche ultimamente tendono ad accettare solo le richieste considerate “sicure” ossia fatte da pensionati o da lavoratori con contratto di lavoro a tempo indeterminato, una vera e propria rarità tra i giovani.

Un’altro dato interessante è quello relativo alla categoria dei richiedenti: il 49% è un dipendente privato mentre solo il 32%  è un dipendente pubblico o statale e, generalmente si richiede un importo medio di circa 20.000 euro da restituire in poco più di sei anni.

E’ molto interessante notare come le richieste pù corpose arrivino proprio dalle regioni del sud segno che nel mezzogiorno ci sia una maggiore necessità di liquidità. Non a caso in Calabria e in Puglia si richiedono, mediamente, 22.500 euro, in Sicilia 21.500 euro e in Campania 21mila euro mentre in Trentino-Alto Adige appena 16.500 euro.

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