Semplificazioni fiscali: rateizzare le imposte

Uno degli effetti del decreto sulle Semplificazioni fiscali è quello di rendere più semplice la rateizzazione delle imposte. Questo è un aspetto estremamente importante visto che sempre un maggior numero di contribuenti chiede di poter rateizzare il pagamento delle tasse anche in seguito alla crisi economica che sta mettendo in seria difficoltà i cittadini. In sostanza il provvedimento permette di rateizzare sempre la cartella di pagamento (anche con l’applicazione di una rata crescente al posto di quella costante) e stabilisce che la rateazione decade solo nel caso non si paghino almeno 2 rate consecutive. Insomma un piccolo passo in avanti che renderà meno difficile, per i contribuenti italiani, poter dilazionare il pagamento di una cartella esattoriale.

Proprio per questo cerchiamo di capire come funzioni la rateazione delle tasse anche in virtù delle novità introdotte dal decreto sulle Semplificazioni Fiscali approvato di recente. Qui di seguito è possibile trovare un piccolo schema che riassume, brevemente, alcune delle cose da sapere quando si procede alla dilazione di una cartella esattoriale.

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Altri 230 farmaci acquistabili al supermercato

Le liberalizzazioni del settore farmaceutico approvate dal governo, dopo aver suscitato tanto clamore per le pesanti proteste del settore, stanno permettendo, alle catene della grande distribuzione e alle parafarmacie, di vendere quelle medicine che non richiedono l’obbligo della prescrizione medica. In tutto questo dovrebbe guadagnarci il consumatore, ovvero tutti noi, visto che si stima un risparmio medio del 20%. Questi farmaci, infatti, verranno offerti da molti punti vendita con il risultato di creare maggiore concorrenza diminuendone il costo. Proprio in questi giorni è stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale, la lista dei nuovi 230 farmaci che saranno disponibili anche al di fuori delle farmacie.

Ma il decreto legge contiene anche una lista di 117 farmaci per i quali la commissione consultiva dell’AIFA valuterà, nelle prossime settimane, la possibilità o meno di essere venduti anche negli esercizi commerciali previsti dal decreto Bersani del 2006. Insomma da qui a breve la lista dei farmaci acquistabili presso la grande distribuzione e le parafarmacie potrebbe ampliarsi ulteriormente.

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I conti di Deutsche bank, Santander e Barclays

L’Europa sta vivendo una delle peggiori crisi economiche della storia eppure 3 delle più grandi banche del continente Barclays, Deutsche Bank e Banco Santander, hanno presentato dei risultati non eccessivamente deludenti nel primo trimestre dell’anno. Secondo il Wall Street Journal questa sarebbe la dimostrazione che, anche durante una crisi finanziaria, gli istituti di credito possono continuare a sfornare miliardi di profitti all’anno. Tuttavia lo stesso quotidiano online ribasce che le previsioni per il resto dell’anno sono decisamente più pessimistiche. Insomma il 2012 potrebbe rivelarsi un anno molto più difficile per le banche di quanto il primo trimestre non abbia fatto capire. Questo perchè i conti delle banche, fino ad ora, sono state influenzate dalle iniziezioni di liquidità della Bce, operazione  che a quanto pare non verrà ripetuta nuovamente.

Così se Deutsche Bank ha presentato dei risultati buoni, ma al di sotto delle stime degli analisti, ora gli occhi sono puntati su Banco Santander che rischia di finire male il 2012 per via del crescente deterioramente dell’economia spagnola. Un’economia che, lo ricordiamo, deve fare i conti con una disoccupazione sopra il 20% e un debito pubblico in forte crescita.

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Lo scandalo delle 400 auto blu

Se da un lato il governo chiede sacrifici agli italiani, dall’altro i nostri politici sembrano non volerne sentire. Così dopo lo scandalo della commessa per gli aerei militari arriva il bando di concorso per l’acquisto di circa 400 auto blu per un valore complessivo di 10 milioni di euro. Una vergogna in un paese come il nostro che ha più auto blu (se si considerano le stime non ufficiali) degli interi Stati Uniti che pur possono vantare 5 volte la nostra popolazione. Ovviamente è arrivata una pronta smentita da Palazzo Chigi ribadendo che si tratterebbe di un semplice accordo quadro che potrà essere utilizzato per rinnovare il parco auto degli uffici delle pubbliche amministrazioni. In sostanza “il governo non acquisterà nuove auto blu nel 2012 e auspica, per le amministrazioni territoriali, l’adozione di un’analoga impostazione“. Tuttavia la notizia ha fatto il giro dei social network scatenando (giustamente) reazioni furiose da parte dei cittadini.

Tanto per fare un esempio (come si evince anche dal grafico qui sopra) le auto blu in Italia sono decisamente superiori a quelle di tutti gli altri paesi europei. L’Italia ha più auto blu di Portogallo e Giappone messi insieme. Un eccesso che costa decine di milioni di euro che potrebbero tranquillamente essere tagliati, almeno in parte.

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S&P declassa il debito spagnolo

Anche se qui ad economyonline non teniamo particolarmente in considerazione i giudizi delle società di rating l’ennesimo declassamento del debito spagnolo da parte di Standard & Poor’s è una notizia che merita uno spunto di riflessione. Per prima cosa il fatto. S&P ha declassato il rating del debito sovrano della Spagna a BBB+ (sceso di 2 gradini) con outlook negativo. Ma non è tanto nel rating in se per se che si deve focalizzare l’attenzione quanto alla sua motivazione: il rischio di sostenibilità per il sistema bancario. Questa semplice frase nasconde qualcosa di inquietante, ossia il rischio che le banche abbiano, nel breve periodo, bisogno di un sostegno da parte dello stato iberico. Questo, ovviamente, rischia di penalizzare ulteriormente la Spagna, già in sofferenza per via della situazione economica interna ai propri confini nazionali, ma anche i paesi ad essa collegata come l’Italia, la Francia e perfino la Germania.

Il downgrade di S&P avrà l’effetto di rendere più costoso il rifinanziamento del debito del paese visto che già dalle prime ore della mattinata lo spread ha ripreso a correre tornando sopra i 430 punti base in rialzo di quasi il 5%. Ma come era inevitabile che fosse torna a crescere anche lo spread degli altri paesi dell’eurozona con quello italiano che supera i 411 punti base.

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Crollano gli utili della Deutsche Bank

Se anche la più grande banca europea comincia a scriocchiolare forse anche i più scettici cominceranno a rendersi conto che la crisi è ben lontana dall’essere superata. Il colosso tedesco Deutsche Bank, infatti, ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile di 1,38 miliardi di euro, ossia il 31% in meno di quanto fatto registrare lo scorso anno (2,02 miliardi di euro). Sempre rispetto allo scorso anno i ricavi sono diminuiti del 12% a 9,2 miliardi di euro. Una performance ampiamente al di sotto delle aspettative degli analisti come testimonia anche l’analoga giornata borsistica del titolo che ha decisamente sotto performato l’indice perdendo oltre il 3% come possiamo vedere dal grafico qui sotto.

D’altronde le parole dell’amministratore delegato, Josef Ackermann, sono state eloquenti: “in questo contesto i mercati finanziari rimangono cauti, così come abbiamo visto in aprile, con l’appetito per il rischio degli investitori marcatamente inferiore“. Tuttavia i vertici della banca sottolineano come le performance vadano viste all’interno di un quadro economico sfavorevole e, proprio per questo, l’andamento dell’istituto di credito continuerebbe ad essere molto solido.

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