Allarme Petrolio: possibili rialzi in vista

Brutte notizie dal fronte del petrolio: l’Iran ha diminuito fortemente la vendita di greggio in seguito alle sanzioni della comunità internazionale. Secondo quanto diffuso ieri dal Wall Street Journal le esportazioni di petrolio da parte dell’Iran hanno subito un calo del 14% scendendo di circa 300 mila barili al giorno. Calo che potrebbe diventare anche più consistente qualora, come è probabile, il presidente degli Stati Uniti decidesse di rendere più pesanti le sanzioni. Tutto ciò potrebbe rendere la situazione ancora più tesa contribuendo ad un ulteriore rialzo del prezzo del petrolio che, con la benzina a 2 euro, è un rischio che le famiglie italiane non possono permettersi. Proprio in virtù di queste tensioni internazionali, infatti, il prezzo dei carburanti nel nostro paese (che è già in cima alla classifica dei paesi dove si paga il prezzo più alto per benzina e diesel)potrebbe raggiungere presto valori insostenibili per famiglie e imprese.

Se il caso dell’Iran porterà ulteriormente al rialzo le quotazioni del greggio e il governo dovesse decidere di aumentare ulteriormente l’Iva in autunno le attuali quotazioni di benzina e diesel potrebbero sembrare persino convenienti. Insomma si potrebbe rompere definitivamente il tabù dei 2 euro al litro, valore che molto probabilmente verrebbe superato anche dal diesel.

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Sequestrati i beni di Gheddafi

La notizia è rimbalzata su tutti gli organi di stampa appena ieri pomeriggio: la guardia di finanza ha sequestrato i beni di Gheddafi per un valore di oltre 1,1 miliardi di euro. Tra questi spiccano le azioni Unicredit, Eni, Finmeccanica, Fiat e Juventus che verranno congelate in attesa che la giustizia internazionale  faccia il suo corso. Il sequestro è stato eseguito, in seguito alla rogatoria internazionale emanata dal Tribunale penale internazionale de L’Aja nell’ambito del procedimento per crimini contro l’umanità nei confronti di Gheddafi, dai militari del nucleo di Polizia tributaria di Roma. Secondo le Fiamme Gialle le quote azionarie erano gestite da 2 fondi sovrani libici, il Libyan Arab Foreign Investment Company e il Libyan investment Authority. Questi 2 fondi gestivano circa il 2% di Finmeccanica, l’1,5% della Juventus, lo 0,58% di Unicredit e di Eni oltre allo 0,33% di Fiat e Fiat Industrial.

Quello sequestrato finora è un patrimonio immenso che, da solo, basterebbe per ridare respiro al settore delle pensioni nel nostro paese. Ovviamente i titoli azionari rappresentano solo una parte, seppur molto importante, dei 1,1 miliardi di euro sequestrati dalle forze dell’ordine (tanto per fare un esempio tra i beni risulta esserci anche un bosco di 150 ettari).

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Ecco perchè la crisi non è ancora finita

Quando la scorsa settimana lo spread era sceso sotto i 300 punti base sui media italiani aleggiava una sorta di ottimismo che poteva indurre, i meno smaliziati, a pensare che il peggio fosse passato. Invece la crisi è ancora molto lontana dall’essere superata. Questa affermazione non si basa su un’opinione personale di chi scrive ma una semplice deduzione frutto di un’analisi dei dati relativi all’economia reale. Troppo spesso, infatti, i giudizi dei media si fanno abbagliare dall’andamento dei mercati che, in questo particolare contesto storico, non rispecchiano quasi per niente l’economia reale, quella dove si fatica a trovare un lavoro, quella dove le aziende chiudono ogni giorno e dove il numero di paesi a rischio default aumenta invece che diminuire. Leggendo molti quotidiani economici o siti di finanza si poteva pensare che risolto il caso della Grecia i problemi fossero finiti.

Invece ecco che subito dopo si sono accesi i riflettori sul Portogallo e su un’Irlanda a metà strada tra il salvataggio e il rischio di non riuscire a ripagare i debiti. Scopriamo così che l’Olanda, che tanto aveva parlato male dei paesi mediterranei incapaci, a suo dire, di gestire secondo i parametri concordati i propri bilanci, sia uno dei paesi (insieme alla Spagna) che non centrerà gli obiettivi di deficit imposti dall’Unione Europea.

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Egomnia, il social network per chi cerca lavoro

I tempi cambiano e nell’era dei social network è possibile che si possa riuscire a trovare lavoro anche su internet. Non a caso, in questi giorni, è nato Egomnia, un social network nato con l’obiettivo di offrire una vetrina a chi cerca lavoro. In sostanza questo “social network del lavoro” si pone l’obiettivo di raccogliere i curriculum dei laureati italiani e di classificarli in base alle proprie competenze per offrire alle aziende una serie di nomi tra cui scegliere in funzione delle proprie esigenze. Il progetto è ancora in fase beta ma ha già cominciato a far parlare di se. D’altronde, con la disoccupazione giovanile al 30%, il lavoro è un argomento che sta particolarmente a cuore ai giovani italiani e, specialmente, ai neolaureti sempre più spesso costretti a rimanere senza un impiego nonostante la preparazione di alto livello.

Il progetto, realizzato da Matteo Achilli (un giovane italiano di appena 20 anni) da appena un mese, può vantare già oltre 6000 utenti iscritti e oltre 20 società tra cui anche il colosso delle telecomunicazioni Ericsson. Ma come funziona esattamente questo social network dedicato al mondo del lavoro? Noi di economyonline lo abbiamo provato per voi scoprendo che, in fin dei conti, si tratta di un progetto interessante nato da un’idea estremamente semplice.

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Bancarotta: tutele per chi non riesce a pagare i debiti

E’ stato approvato, dal consiglio dei ministri, il disegno di legge che regola e tutela la bancarotta individuale. Da oggi in poi i soggetti che non riusciranno a far fronte ai propri debiti non si vedranno più pignorati i propri beni. Il giudice, infatti, potrà decidere di avviare una ristrutturazione del debito evitando così la bancarotta o procedere alla liquidazione dei beni di proprietà. Un doppio percorso che consentirà a chi ha stipulato debiti in linea con il proprio reddito di far fronte ad un momento di necessità. il provvedimento, infatti, servirà a tutelare i, cosidetti, “debitori onesti” penalizzando quelli che, invece, hanno contratto deliberatamente più debiti di quanto non fossero in grado di sopportare.

In poche parole verrà tutelata la persona che, lavorando, ha accesso finanziamenti in linea con il proprio reddito. Qualora la stessa persona perdesse il lavoro, subisse un taglio al proprio stipendio o dovesse divorziare dal proprio partner potrà avvalersi, non potendo più far fronte ai propri debiti, delle 2 nuove possibilità previste dalla legge: la composizione e la liquidazione.

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