Bancarotta: tutele per chi non riesce a pagare i debiti

E’ stato approvato, dal consiglio dei ministri, il disegno di legge che regola e tutela la bancarotta individuale. Da oggi in poi i soggetti che non riusciranno a far fronte ai propri debiti non si vedranno più pignorati i propri beni. Il giudice, infatti, potrà decidere di avviare una ristrutturazione del debito evitando così la bancarotta o procedere alla liquidazione dei beni di proprietà. Un doppio percorso che consentirà a chi ha stipulato debiti in linea con il proprio reddito di far fronte ad un momento di necessità. il provvedimento, infatti, servirà a tutelare i, cosidetti, “debitori onesti” penalizzando quelli che, invece, hanno contratto deliberatamente più debiti di quanto non fossero in grado di sopportare.

In poche parole verrà tutelata la persona che, lavorando, ha accesso finanziamenti in linea con il proprio reddito. Qualora la stessa persona perdesse il lavoro, subisse un taglio al proprio stipendio o dovesse divorziare dal proprio partner potrà avvalersi, non potendo più far fronte ai propri debiti, delle 2 nuove possibilità previste dalla legge: la composizione e la liquidazione.

La composizione rappresenta la prima possibilità di salvataggio per il debitore. In poche parole la persona in questione potrà, avvalendosi della consulenza di un organismo di composizione della crisi, studiare un piano di ristrutturazione del proprio debito sulla base delle attuali possibilità economiche. Spetterà al giudice valutare la bontà del piano di ristrutturazione e imporlo ai creditori che, a questo punto, saranno costretti a sospendere qualsiasi iniziativa nei confronti del debitore.

Se il piano di ristrutturazione dovesse essere rispettato il debito in questione verrà cancellato anche se i creditori siano rientrati solo di una parte dell’ammontare dovuto. Inoltre il giudice dovrà dare la priorità ai, cosidetti, “creditori speciali” come, ad esempio, moglie e/o figli destinatari di alimenti.

Qualora, invece, la persona non riuscisse a far fronte ai propri debiti ma possiede proprietà che permettano di far fronte almeno ad una parte dell’ammontare il giudice potrebbe valutare la possibilità di procedere alla liquidazione. In questo caso le proprietà in questione verranno affidate ad un liquidatore che provvederà a vendere al miglior prezzo i beni senza spese aggiuntive per il malcapitato debitore. Anche in questo caso i debiti che non si riuscirà a saldare con la liquidazione diventeranno inesigibili.

Ovviamente entrambe le possibilità saranno valutate solo nel caso in cui il debitore sia in buona fiducia, ossia solo in presenza di condizioni particolari che impediscano il regolare pagamento dei propri debiti. Basti pensare a tutte quelle persone che hanno perso il lavoro o a quelle persone che hanno dovuto abbandonare il  lavoro per gravi problemi di malattia o, ancora, ai genitori divorziati.

In sostanza con questo decreto legge, l’Italia si allinea con i paesi del nord europa come Danimarca o Germania dove la possibilità di dar vita ad un piano di rientro per i debitori in difficoltà esiste già da moltissimo tempo.

L’esigenza di questa norma era molto sentita nel mondo del credito in quanto il numero di famiglie in difficoltà per via dei debiti contratti prima della crisi, quando la situazione dell’economia era tutt’altra, aumentano di giorno in giorno. Sono tutte quelle famiglie che, al momento di contrarre i finanziamenti per la casa o per altre esigenze potevano contare su redditi più corposi che permettevano loro di far fronte a tutte le spese.

Oggi di tutte le famiglie italiane che devono far fronte a dei debiti più dell’11% vede uscire più del 30% del proprio reddito mensile solo per il rimborso dei debiti contratti in passato lasciando pochissimo margine alle spese correnti come dimostrano gli ultimi dati sui consumi nel nostro paese.

Ovviamente si dice estremamente soddisfatto Andrea Zoppini, l’ideatore del provvedimento in questione che ribadisce come “non vogliamo certo incoraggiare la corsa ai debiti ma non vogliamo neanche che una persona perda per sempre il diritto al consumo solo perché si è ammalata, ha divorziato, ha perso il posto di lavoro“.

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One thought on “%1$s”

  1. i sono un lavoratore autonomo o chiuso la mia partita iva perche erano soltanto spese per circa due anni sono riuscito a sopravvivere con la mia famiglia composta da 2 bambini di anni 10 ed anni 4.adesso non riesco più a comperare da mangiare con molti debiti.io o 52 anni e nessuno ti assume avendo anche il 40% di invalidità per un infarto avuto 4 anni fà.qualcuno sa come aiutarmi grazie

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