Aumento dei prezzi, rincari del 54% in 10 anni

Negli ultimi dieci anni (e con un particolare picco subito dopo il lancio della moneta unica europea), i prezzi dei consumi al dettaglio sono aumentati in maniera considerevole. Come abbiamo avuto modo di scrivere ieri (famiglie italiane in crisi) secondo il Casper – acronimo di Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, dietro il quale si celano la Adoc, il Codacons, il Movimento di difesa del cittadino e l’Unione nazionale dei Consumatori – dal settembre 2001 ad oggi i prezzi sarebbero infatti rincarati del 53,7%.

Facciamo il punto della situazione

Torniamo anche oggi sull’argomento per approfondire la questione che, effettivamente, stà a cuore a tanti italiani e a tutti noi.

Ma di chi la colpa di questo aumento indiscriminato dei prezzi? Secondo il Casper, a fare la parte del leone nell’apprezzamento del caro vita sarebbero soprattutto i prezzi dei servizi quotidiani, come ad esempio la colazione al bar, o la lavanderia. Una serie di aumenti silenziosi che hanno portato il potere di acquisto delle famiglie italiane a perdere – prosegue l’analisi del Casper – il 40% in poco più di un decennio.

Non solo. Sempre secondo le considerazioni del Comitato, il trend di crescita dei prezzi sarebbe tutt’altro che terminato. Lo sguardo – invero, piuttosto preoccupato – è all’aumento dell’aliquota massima sull’imposta del valore aggiunto, passata dal 20% al 21%, e ora potenzialmente in grado di generare maggiori esborsi monetari da parte delle già affaticate tasche dei nuclei familiari della Penisola.

E nessuno è in grado di escludere altri eventuali aggiustamenti alla manovra correttiva e in particolare l’aumento anche delle altre 2 aliquote dell’Iva, ossia quelle del 4 e del 10%.

Per questi motivi, e non solo, il Comitato ha annunciato una manifestazione pubblica per il 15 settembre. L’occasione per rifare luce sul fenomeno del caro vita, divenuto oramai insostenibile per milioni di connazionali, e per evidenziare la contrarietà contro le iniziative della manovra correttiva, che sembrano particolarmente onerose per le fasce medie della popolazione italiana.

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