Riscatto della laurea a tasso zero: arriva una proposta

Riscatto laurea: contributi e requisitiSi torna a parlare di riscatto della laurea. Sempre più cittadini, partiti politici ed osservatori vari sono convinti del fatto che l’Italia debba introdurre un sistema di riscatto gratuito della laurea; un sistema che permetta di andare incontro ai tanti giovani che decidono di fare l’Università e che si ritrovano quindi ad entrare più tardi nel mercato del lavoro.

Ad oggi, ricordiamo, gli anni spesi a studiare non vengono conteggiati per il raggiungimento dei requisiti della pensione, pertanto sono a tutti gli effetti anni “persi”. L’obiettivo è quindi quello di dare la possibilità ai laureati di fare in modo che gli anni trascorsi all’Università siano considerati anni di lavoro, e quindi calcolati ai fini della pensione.

Finora il riscatto della laurea è sempre andato di pari passo con il reddito Irpef del richiedente. Ciò significa che le persone che facevano domanda di riscatto dovevano presentare il loro contratto di lavoro, e sulla base di quello ottenevano appunto la somma che avrebbero dovuto pagare per fare in modo che gli anni di studio fossero classificati come anni di lavoro a tutti gli effetti.

Ecco quindi che era facile vedersi sparare cifre molto alte, ed è per questo che in molti ritengono sia giunto il momento di resettare totalmente questo sistema: secondo una determinata branca di pensiero, far pagare ai laureati gli anni di contributi non lavorati nel periodo dell’Università significherebbe penalizzare la loro scelta di aver proseguito gli studi.

La proposta al vaglio del governo mira dunque ad introdurre un riscatto della laurea a costo zero. Secondo i criteri portati in campo da questa proposta, i beneficiari del riscatto gratuito sarebbero le persone nate tra il 1980 e il 2000.

In pratica, queste persone potrebbero riscattare la loro laurea non pagando più nulla in un’unica soluzione, ma diluendo l’ammontare su un arco temporale piuttosto lungo: per esempio, un neolaureato potrebbe riscattare poco più di 20mila euro di laurea quadriennale su rate diluite in dieci anni, e quindi pagando all’incirca 170 euro mensili. Queste rate verrebbero poi detratte dalla dichiarazione 730 in quanto registrate come credito d’imposta, per cui lo Stato restituirebbe le rate pagate esattamente come avviene con le spese da visite mediche o con le tasse universitarie.

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