La Grecia e il referendum sulle misure anticrisi

Il premier greco George Papandreu spiazza i partner europei (o avversari?) con una mossa a sorpresa: senza avvisare i membri eurozona, il presidente socialista del governo di Atene ha affermato di voler lanciare un referendum sul piano di aiuti da oltre 100 miliardi di euro che la Troika avrebbe stanziato per poter permettere alla Grecia di potersi salvare, a fronte di una serie di riforme strutturali molto significative.


Il premier greco rompe in questo modo gli indugi, e dopo aver ottenuto l’appoggio unanime degli appartenenti al proprio governo, ha scelto di indire una consultazione popolare per chiedere ai propri cittadini se sono disponibili ad accettare i sacrifici richiesti.

La mossa appare piuttosto furba e prevedibile da una parte, ma impregnata di un pizzico di incoscienza dall’altra. L’obiettivo di Papandreu è certamente quello di deresponsabilizzare il proprio governo da misure molto gravose sulla società, facendo ricadere le colpe sulle istituzioni dell’Eurozona. Così facendo, tuttavia, la Grecia rischia di auto accompagnarsi oltre l’orlo del baratro, con lo spettro del default che a questo punto si rifà sempre più vicino.

Papandreu preferisce in tal modo cercare il rilancio dell’appoggio popolare (il suo partito è sceso al minimo storico di gradimento popolare), sacrificando l’immagine del Paese nell’eurozona.

 Il progetto del premier prevede a questo punto di indire la consultazione per il mese di dicembre. Trenta o quaranta giorni da ora, che dovrebbero permettere a Papandreu di poter convincere i greci sulla validità delle proposte della Troika: un obiettivo non certo semplice, visto e considerato che attualmente i greci contrari alle misure sarebbero circa il 65%.

Proprio per questo non è mancato il disappunto di tutti i grandi paesi europei e in particolare della Germania e della Francia, quest’ultima particolarmente preoccupata per via dell’alto indebitamento in titoli greci delle sue banche.

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