Fondo salva Stati: anche la Francia dice si

Recentemente il presidente francese Nicolas Sarkozy si è espresso in termini molto espliciti (e positivi) sulla necessità di fare di tutto pur di salvare la Grecia. Una serie di dichiarazioni che non sono giunte a sproposito, e che sembrano essere figlie di quanto accaduto pochi giorni prima in Germania, dove la Bundestag ha deciso – a larga maggioranza – di dare vita al nuovo fondo salva Stati che dovrebbe permettere di supportare il mantenimento in vita di Atene e, forse, di altri paesi del Mediterraneo (come il Portogallo, la Spagna o l’Italia) qualora la crisi dovesse allargarsi al di fuori dei confini della Grecia.

Ebbene, a qualche osservatore sembra proprio che le dichiarazioni di Sarkozy siano una sorta di liberazione dopo che mezza Europa ha trattenuto il fiato per il varo della misura dell’Efsf da parte di Berlino.

Con la ratifica sostanziale della Merkel, infatti, sembra che gli strumenti più incisivi per la risoluzione della crisi possano ora dipanarsi con maggior convinzione, lasciando le ultime incognite sull’implementazione del fondo salva Stati alle contrarietà (presunte o meno) della Slovacchia, voce certamente minoritaria tra i big del vecchio Continente.

Su quale sia l’importanza della decisione tedesca, vi sono invero pochi dubbi. Degli stanziamenti complessivi al fondo salva Stati, infatti, la Germania contribuisce in maniera preponderante, poiché preponderante è il peso all’interno della Banca centrale europea (parametro assunto per il calcolo dei versamenti nello strumento).

Pertanto, una volta garantito l’appoggio di Germania e Francia (da soli in grado di rappresentare quasi la metà dei versamenti al fondo), e scontato quello dell’Italia (il terzo principale contributore), la nascita dell’Efsf sembra essere una sorta di formalità.

Vedremo se nei prossimi giorni quanto avvenuto nella scorsa settimana possa o meno fungere da volano per la ripresa della fiducia nei mercati finanziari, prerogativa fondamentale per allentare la tensione sugli spread ed evitare il rischio di una stretta sul credito che porti l’eurozona verso una recessione dalle conseguenze drammatiche.

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