Eurobond, l’Asia prende tempo

Mentre in Europa – Germania e Francia a parte – l’ipotesi eurobond sembra acquisire sempre più concretezza, in Asia c’è chi si defila, preferendo attendere gli sviluppi della crisi del vecchio Continente per affermare la propria convinzione o meno circa la strada di emettere titoli di debito europei. In effetti la crisi che sta colpendo i paesi europei non permette di poter fare previsioni di lungo periodo circa il futuro dell’eurozona. proprio per questo le principali potenze economiche d’oriente danno l’impressione di voler aspettare che si “calmi la situazione” per poter fare un’analisi oggettiva circa la reale utilità degli eurobond ed esprimere un’opinione ufficiale in merito.

A dare l’impressione di un certo distacco nei confronti dell’ipotesi eurobond sembrano essere Cina e Giappone.  Il governo di Pechino sembra infatti non gradire il piano che dovrebbe condurre l’eurozona a poter disporre di titoli obbligazionari di area. Quello di Tokyo si mostra invece più disponibile ad accogliere tale opzione, anche se permangono numerose incertezze a riguardo.

A spegnere i fuochi dei facili entusiasmi è infatti stato il direttore del fondo sovrano cinese Gao Xiqing, il quale ha  affermato come il governo cinese voglia aiutare l’Europa, anche se – in qualità di gestori del fondo – l’obiettivo sarà sempre e comunque quello di poter garantire un certo livello di profitti.

Il che, tradotto in termini concreti, sta a significare che il fondo sovrano cinese interverrà, ma solamente laddove vi potrebbero essere delle serie opportunità di business, come ad esempio l’impiego di denaro in società e settori strategici. “Non possiamo solo andare in Europa e salvare qualcuno” – ha poi aggiunto Gao Xiqing – “dobbiamo proteggere noi stessi”.

Il Giappone, come invece segnalato, si dimostra certamente più  disponibile nei confronti degli eurobond. A sostenerlo è lo stesso Ministro delle Finanze Jun Azumi, che ha dichiarato ai media come “nell’ipotesi di lancio di un programma in grado di allentare le tensioni sui mercati finanziari, aiutando la Grecia, non si esclude che il Giappone possa partecipare”.

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