Crisi: l’Europa è allo sbando

Una cattiva gestione della crisi ci ha proiettato in questo marasma dove tutto sembra dover crollare da un momento all’altro. Così accade che quello che mai ci si sarebbe aspettato, ossia che Sarkozy, colui che insieme la Merkel per tutto il tempo della crisi ha preso le redini delle scelte in sede europea, si scagli contro la stessa europa pur di ottenere il favore degli elettori (cosa non si fa pur di essere rieletti). Sia chiaro le scelte fatte in ambito di politica economica sono da attribuire, principalmente, alla Merkel ma il duopolio Germania-Francia è stato piuttosto solido in questi ultimi 2 anni specialmente quando si dovevano prendere le decisioni importanti. Ora questo duopolio, in un modo o in un altro, sembra essere giunto al termine: sia se vincerà le elezioni francesi Hollande che se verrà rieletto Sarkozy molte cose cambieranno perchè gli elettori francesi non sono più disposti a sopportare le misure di austerity che i tedeschi hanno imposto a mezza Europa.

Misure che, a quanto pare, nemmeno i tanto virtuosi paesi del nord sono in grado di rispettare. L’Olanda è alle prese con una crisi di governo dopo che il premier Mark Rutte ha rassegnato le dimissioni avviando il paese verso le probabili elezioni. Crisi scoppiata proprio per via delle pesanti misure di austerity che il governo olandese voleva approvare per riportare il rapporto deficit-pil entro il 3% come deciso dall’Europa.
Insomma Francia e Olanda si aggiungono al lungo elenco di paesi europei in difficoltà di cui già facevano parte Spagna e Italia. Inoltre c’è da considerare che il 6 Maggio ci saranno le elezioni in Grecia, un passaggio fondamentale per garantire che il paese abbia un governo stabile in questi anni delicatissimi.

Il tutto senza considerare le enormi difficoltà del Portogallo, un paese che convive con uno spread sui 1000 punti base e che presto avrà bisogno di altri aiuti finanziari. A questo punto cosa resta dell’Europa e, sopratutto, dell’euro?

Una cosa è certa la situazione è gravissima e le scelte che si prenderanno da qui in avanti delineranno il futuro, nel bene e nel male, dei paesi del vecchio continente. Proprio per questo è bene che i leader europei si facciano delle domande a cui dovranno rispondere molto in fretta.

L’Euro così com’è può continuare ad esistere? Ha senso un’unione monetaria impostata in questa maniera? Imporre il rigore di bilancio in questo contesto potrebbe dar vita ad una profonda recessione? E’ giusto mettere la finanza al centro delle scelte politiche dei singoli stati? Quale può essere il futuro dell’Europa se una percentuale sempre maggiore della popolazione rischia la povertà?

Ovviamente queste sono solo alcune delle domande che i nostri cari politici europei dovrebbero porsi per evitare, ancora una volta, di fare le scelte sbagliate.

Siamo vicini alla fine dell’euro?

Se fino a qualche mese fa non avremmo mai nemmeno lontanamente pensato che qualche paese potesse uscire dall’euro oggi questa ipotesi non appare poi così remota come, nemmeno, la possibilità che l’euro stesso cessi di esistere. Ovviamente noi tutti ci auguriamo che questa ipotesi possa essere scongiurata perchè il ritorno ad una moneta nazionale potrebbe si risolvere molti problemi ma sarebbe un passaggio estremamente doloroso e lungo.

Sono molti gli analisti che danno per probabile la fine dell’euro da qui a breve. C’è chi ipotizza la fine della moneta unica per tornare nuovamente alle monete nazionali e chi, invece, prospetta la possibilità che l’Euro cambi forma magari con l’ipotesi (che circola già da tempo) di un possibile Euro di seria A e uno di serie B per i paesi meno virtuosi.

Tra gli ultimi ad esprimersi segnaliamo Jim Rogers, considerato un guru delle commodities, che ha ipotizzato un disastroso calo dei mercati azionari consigliando di prendere posizione sulle commodities, e quello dell’economista Hans Werner Sinn che, addirittura, sostiene che la pace in Europa sia messa a rischio dai problemi economici e finanziari della stessa eurozona.

Quello che è certo è che l’euro deve essere profondamente rivisto perchè allo stato attuale e in un contesto economico come quello che stiamo attraversando presenta non pochi problemi. Insomma il futuro dell’Europa non è mai stato tanto incerto come ora.

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