Rimborso Pensioni dal 1 Agosto: ecco come funzionerà

Verso la metà di Maggio parlammo della sentenza che dichiarò incostituzionale il blocco della rivalutazione delle pensioni deciso dall’allora Governo Monti; di quella stessa stessa sentenza che, tra le altre cose, diede il via libera al rimborso di quanto ingiustamente sottratto dalle tasche dei pensionati. Tuttavia il Governo Renzi aveva già fatto sapere che non intendeva restituire tutto a tutti, ma farlo seguendo una scala progressiva che prediligesse i pensionati meno abbienti e che invece andasse a sfavorire quelli più ricchi. La questione appariva un po’ fumosa, ma grazie a quanto trapelato negli ultimi giorni finalmente è stata fatta chiarezza: il rimborso degli arretrati prenderà il via dal 1° Agosto e lo farà secondo criteri ora ben definiti.

Rimborso Pensioni: il sistema di calcolo definitivo

In base a quanto contenuto nella circolare INPS che fa seguito all’emanazione del Decreto 65/2015, il sistema di calcolo che verrà seguito per portare a termine il rimborso dell’indicizzazione bloccata dal Governo Monti seguirà una scaletta ora ben precisa e che lascia spazio a pochi dubbi. Per gli anni 2012 e 2013, infatti, è stato reso noto che la rivalutazione spetterà tenendo conto dei seguenti termini:

  • Rimborso del 100% per gli assegni fino a 3 volte il minimo del trattamento pensionistico
  • Rimborso del 40% per gli assegni fino a 4 volte il minimo del trattamento pensionistico (da 1.443 euro a 1.873 euro)
  • Rimborso del 20% per gli assegni fino a 5 volte il minimo del trattamento pensionistico (da 1.873 euro fino a 2.341,75 euro)
  • Rimborso del 10% per gli assegni fino a 6 volte il minimo del trattamento pensionistico (da 2.341,75 euro e fino a 2.810,10 euro)

Il blocco non è tuttavia andato avanti solo per il biennio 2012-2013, ma si è invece protratto anche più in là col tempo. Per questa ragione sono state chiarite anche le modalità di rimborso previste per gli arretrati maturati tra il 2014 e il 2015: le condizioni sono diverse per tutta una serie di ragioni e coincidono con la scaletta che segue.

  • Rimborso del 20% sul 40% per gli assegni fino a 4 volte il minimo
  • Rimborso del 20% sul 20% per gli assegni fino a 5 volte il minimo
  • Rimborso del 20% sul 10% per gli assegni fino a 6 volte il minimo

Se considerassimo un esempio pratico, potremmo prendere in esame il contribuente Caio che ha regolarmente maturato la sua pensione e che ha beneficiato (e lo fa tuttora) di una pensione da 1.500 euro mensili. Dal momento in cui l’importo supera la soglia dei 1.400 euro lordi sui quali era stato applicato il blocco dell’indicizzazione, Caio avrà diritto a vedersi restituire il maltolto. E secondo le scalette di cui sopra, potrà riuscire a farlo nella misura di 796 euro totali così ripartiti: 210 euro per il 2012, 447 euro per il 2013, 89 euro per il 2014 e 48 euro per il 2015.

Rimborso Pensioni: beneficiari e tassazione

I soggetti beneficiari della restituzione sono stimati essere 2 milioni di pensionati circa, i quali, a loro volta, otterranno un rimborso medio di 800 euro sin dal prossimo mese di Agosto. Il rimborso spetterà a tutti coloro i quali sono titolari di trattamenti pensionistici pubblici dell’Assicurazione Generale Obbligatoria, ma anche di gestioni autonome e di fondi sostitutivi, esonerativi, integrativi e aggiuntivi comunque riferibili alla stessa AGO.

E se il beneficiario di tale rimborso dovesse essere venuto a mancare? In questo caso la pensione risulterà naturalmente eliminata dal sistema di rimborso, anche se gli eredi, su presentazione di una domanda apposita, potranno comunque fare richiesta di ottenimento degli arretrati.

In ogni caso i rimborsi previsti seguiranno una tassazione separata con aliquota IRPEF del 23% per tutte le somme maturate antecedentemente la data del 31 Dicembre 2014, mentre invece la tassazione sarà ordinaria (ovvero condizionata allo scaglione IRPEF che fa capo al contribuente) per tutte quelle somme maturate dopo la suddetta data.

Rimborso Pensioni, niente “tutto a tutti”: ma è costituzionale?

Molte persone hanno sollevato dei dubbi in merito al fatto che non restituire “tutto a tutti” non fosse affatto legittimo, o meglio, fosse incostituzionale rispetto a quanto stabilito invece dalla sentenza. Ma è vero o è falso? La risposta è chiara: falso.

Ebbene sì, perchè la Consulta non ha affatto sancito che sia illegittimo bloccare la rivalutazione degli assegni pensionistici ma, più correttamente, ha chiarito che non sia consentito farlo nei modi in cui è stato fatto. Ciò vuol dire che l’atto del Governo Monti avrebbe potuto essere costituzionalmente impeccabile qualora avesse deciso di perpetrare un blocco dell’indicizzazione in maniera progressiva, magari prevedendolo totale per gli assegni più alti, prevedendolo consistente per quelli medio-alti e prevedendolo parziale per i trattamenti pensionistici medio-bassi: dunque non è illegittimo bloccare l’indicizzazione delle pensioni, ma lo è farlo non tenendo conto del principio di progressività degli oneri che viene peraltro ben definito dall’articolo 53 della Costituzione.

Per questa stessa ragione la scelta di non dare “tutto a tutti” e la decisione di restituire gli arretrati su base progressiva, ovvero privilegiando i più deboli, considerando poco gli abbienti e non considerando affatto nel raggio del rimborso le pensioni d’oro, è perfettamente in linea con quanto dichiarato dalla Consulta.

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