Come un Paese può diventare insolvente

Il picco del debito non è deve essere considerato il punto in cui l’emissione di debito da parte di un governo, di una società o di un individuo non può essere aumentata, ma bensì la soglia per il servizio del debito come percentuale del reddito che, una volta superato, rende impossibile al debitore di utilizzare il nuovo debito per investire sulla crescita la quale, a sua volta, consentirà una crescita del reddito superiore alla crescita del servizio del debito.

Una volta superata tale soglia, il debitore si trova su una traiettoria di insolvenza terminale. Il debitore può emettere nuovo debito in modo da servire il vecchio debito e pagare altre spese, purché i creditori lo consentano, ma alla fine si verificherà un inadempimento.

Il motivo per cui ai debitori è consentito continuare a prendere in prestito denaro anche dopo che sono insolventi e il default è inevitabile è principalmente un riflesso dell’accesso asimmetrico alle informazioni. I debitori lo sanno prima dei creditori quando hanno superato la soglia di solvibilità. Questo vale per tutti i mutuatari.

Tuttavia, vi è molta confusione su come ciò si applica ai governi sovrani che emettono valute. I meme pervasivi nel settore finanziario si verificano quando i governi che emettono valute non possono diventare insolventi semplicemente perché “emettono” la propria valuta e le banche centrali riducono il reddito da interessi ai rispettivi titoli governativi.

Il meme generale è che, poiché possono sempre “emettere” nuova valuta per pagare gli interessi sui debiti, possono sempre avere i fondi per pagare gli interessi e quindi non possono mai diventare insolventi. Ciò è falso, dato il modo in cui le valute entrano nelle economie, che è lo stesso a livello globale.

Sebbene le banche centrali creino elettronicamente valuta senza costi, quella valuta non ha valore fino a quando non entra nel circuito economico. La valuta entra in cambio di attività esistenti, normalmente in cambio del debito sovrano detenuto dalle banche private appartenenti alla banca centrale. Ciò significa che la valuta è stata prestata nell’economia, e non stampata. Se fosse stampato in circolazione, entrerebbe come “credito” piuttosto che come debito.

Non c’è nulla che impedisca ai governi sovrani di emettere valuta come credito, piuttosto che come debito, ma non è così che funziona l’attuale sistema monetario globale.

La capacità di prendere in prestito denaro fu limitata dal sistema monetario di Bretton Woods durante la seconda guerra mondiale, ma ciò finì in gran parte quando la convertibilità del dollaro USA in oro venne fermata dal presidente Nixon nel 1971. Da allora, i governi e le banche centrali sono emigrati verso l’uso di regimi di valuta fiat non sostenuti. Ciò è l’attuale modo in cui tutte le banche centrali operano a livello globale e tutta la valuta entra in circolazione come debito.

Affinché un paese emittente eviti l’insolvenza, la valuta che entra nell’economia in cambio di debito sovrano deve comportare che l’attività economica e, di conseguenza, le entrate fiscali, siano maggiori del costo di servizio del debito sovrano su un lungo periodo di tempo. In tal caso, la valuta manterrà il suo valore. In caso contrario, ossia quando l’economia che emette valuta supera la soglia di solvibilità, punto in cui è richiesto più del 25% delle entrate fiscali per coprire il debito esistente, il paese diventa insolvente.

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