Economia: dopo il Covid-19, la Cina è l’unico Paese a crescere

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Le relazioni USA-Cina sono arrivate ad una svolta cruciale. Dopo la conclusione della riunione parlamentare annuale della Cina, sono emersi alcuni indizi su come potrebbe apparire il panorama globale nei prossimi mesi.

Il forte segnale diffuso dopo la riunione di giovedì scorso parla chiaro: la Cina ha brillantemente superato la crisi post-COVID e gli affari stanno tornando molto velocemente alla normalità. Inoltre, durante la riunione, il governo cinese ha introdotto una nuova legge sulla sicurezza per la regione di Hong Kong, la quale gode di uno stato semi-autonomo. Però, secondo la critica, questa legge non farà altro che schiacciare il dissenso nella regione, con Trump che ha minacciato ritorsioni.

Mettendo da parte i discorsi di natura geopolitica, molti analisti sono d’accordo sul fatto che una realtà sta emergendo per le imprese: la Cina è destinata ad essere uno dei pochi Paesi al mondo ad espandersi politicamente e economicamente. Dopo l’epidemia di coronavirus scoppiata alla fine del 2019 nella città di Wuhan, la Cina è stata la prima a porre fine al lock down imposto per arginare la diffusione del virus.

Stando ai dati ufficiali, che alcuni considerano opinabili, le vittime di COVID-19 in Cina sono state 4.600, mentre negli USA hanno superato quota 100.000, rendendolo il Paese più colpito al mondo. In tutto il mondo, le persone affette da COVID-19 sono oltre 6 milioni, i morti quasi 400.000.

Secondo le ultime stime del FMI (Fondo Monetario Internazionale), la crescita della Cina nel 2020 sarà poco più dell’1%, mentre l’economia degli Stati Uniti dovrebbe contrarsi del 6%, peggiore del 3% previsto per l’intera economia globale.

La sopravvivenza della globalizzazione non è in discussione, soprattutto se riuscirà ad adattarsi a queste problematiche, in particolare alla tecnologia. Viste le ultime stime del FMI, molti investitori vorranno investire nel mercato cinese, mentre le aziende faranno a gara per accedervi.

Per la prima volta in circa due decenni, durante l’ultima riunione parlamentare la seconda economia del mondo non ha fissato un obiettivo annuale del PIL. Invece, hanno fissato obiettivi per combattere la disoccupazione. Tensioni geopolitiche e coronavirus hanno bloccato gli investimenti esteri diretti in Cina. Nonostante ciò, le aziende difficilmente ci rinunceranno. Secondo una recente analisi, nel 2016 le vendite statunitensi in Cina hanno superato i 450 miliardi di dollari, mentre quelle cinesi negli USA sono state inferiori ai 50 miliardi.

Alan Beebe , presidente della Camera di commercio americana in Cina, ha dichiarato: “Il segnale è che le comunicazioni e le interazioni col governo cinese stanno agevolando le attività statunitensi in Cina, garantendo loro sussidi e vari supporti. Una tendenza piuttosto coerente che abbiamo notato anche quest’anno”. Beebe ha anche osservato che il governo cinese ha chiesto il sostegno della camera nel raccomandare ai responsabili politici modi efficaci per incanalare efficacemente lo stimolo alle piccole e medie imprese.

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