Rimborsi iva sempre più lenti

Oltre un anno e mezzo di attesa per avere riconosciuto il rimborso in conto fiscale di Iva e altre imposte a credito. Questo è quanto emerge da un’inchiesta de ilsole24ore.com che ha analizzato la situazione di numerose imprese e contribuenti costretti ad aspettare tempi biblici prima di veder diventare effettivo un credito  d’imposta. Come abbiamo più volte ripetuto nel corso degli ultimi mesi le aziende stanno vivendo un momento di grandissima difficoltà anche per colpa dei ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione. Se a questo aggiungiamo il fenomeno riscontrato da moltissimi imprenditori che sono costretti ad aspettare anche 1 anno e mezzo per avere dei rimborsi in conto fiscale. Si tratta di una tempistica che va al di la di ogni logica e che rischia di produrre effetti gravissimi sulla nostra economia.

Durante3 un’interrogazione parlamentare lo stesso governo è intervenuto sostenendo che “In conformità con il piano di accelerazione avviato dall’Agenzia gli importi relativi alle restanti richieste, qualora accolte, verranno erogati nel corso del 2012 tenuto conto della effettiva disponibilità finanziaria“. In sostanza il governo ha detto che le spettanze verranno pagate nel corso del 2012 se ci saranno i soldi altrimenti i rimborsi slitteranno ancora.

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2012, attacco all’Europa

Se pensavamo di esserci lasciati alle spalle il peggio (come anche qualcuno all’interno del governo ha dichiarato in questi giorni) be… ci siamo sbagliati di grosso. Quello che è in atto è un vero e proprio attacco all’Europa. Qui non si usano armi di distruzione di massa ma la finanza, una finanza in grado di fare danni inimmaginabili all’economia e, quindi, alla vita di un paese. Dopo aver affondato l’Irlanda e la Grecia, dopo aver messo a repentaglio Portogallo, Italia e Spagna è cominciato l’attacco a Francia e Olanda, segno che anche i paesi del nord Europa, quelli tradizionalmente con i conti in ordine, non sono immuni dalla speculazione. Così ecco accendersi i riflettori sulle elezioni francesi che potrebbero redistribuire gli equilibri nell’eurozona con l’asse Merkel-Sarkozy che verrebbe meno qualora vincesse Hollande.

Ma come non bastasse la speculazione sembra aver già trovato la prossima preda: l’Olanda. Il primo ministro olandese, Mark Rutte, ha riunito nella giornata di ieri i ministri per ottenere il via libera in parlamento sui tagli alla spesa. In sostanza anche l’Olanda si avvia ad attuare una politica di austerità per un valore di circa 15 miliardi di euro così da permettere al paese il rispetto dei vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea per il 2013.

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Aumenta anche la tassa sui rifiuti

Ancora aumenti in vista per i contribuenti italiani esasperati dalla pressione fiscale. Dal 2013 aumenterà di ben 30 centesimi di euro al metro quadro la tassa sui rifiuti. Questa novità, introdotta con il decreto “Salva Italia“, è passata quasi inosservata ai più ma porterà, nelle casse dello stato, circa 1 miliardo di euro. A rilanciare la notizia è stato ilmessagero.it che ha individuato  questa ennesima tassa che dal prossimo anno andrà a gravare sui budget delle famiglie e delle imprese. Secondo quanto stabilito nel decreto Salva Italia il tributo sarà dovuto da “chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte” e sarà composto da una tariffa calcolata secondo dei critire ancora da specificare e di una maggiorazione di 30 o 40 centesimi (a discrezione dei comuni) al metro quadro.

Per bilanciare l’introduzione di questa nuova spesa, nel decreto è previsto che i proprietari di immobili possano essere esentati dal pagamento dell’Irpef e delle relative addizionali sulle seconde e terze case. L’imposta, infatti, verrà interamente assorbita nell’Imu, salvo tutti quei casi di immobili portati a reddito, ossia nel caso l’abitazione sia affittata.

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Elezioni francesi e impatto sui mercati

Le elezioni francesi hanno visto trionfare, al primo turno, il candidato socialista Hollande che ha ottenuto il 28,8% dei voti contro il 27,8% di Nicolas Sakozy e il 18,1% del candidato della destra Le Pen. Il risultato appare, quindi, in linea con quanto preventivato dagli analisti già da qualche giorno visto che la vittoria di Hollande nei confronti del presidente uscente veniva data per ampiamente probabile. Ovviamente ora bisognerà attendere l’esito del ballottaggio che avrà luogo tra 2 settimane per capire chi guiderà la Francia, seconda potenza economica dell’eurozona, nei prossimi anni. Tuttavia questo sarà un test importante per capire quale potrebbe essere la reazione dei mercati ad un eventuale vittoria del candidato socialista Hollande nei confronti del premir Sarkozy. Un test estremamente importante visto che nelle ultime settimane si sono accesi i riflettori anche sull’economia francese con rendimenti e spread in deciso rialzo dimostrando che, Germania a parte, tutti i paesi della zona euro sono più o meno vulnerabili.

Ma la Francia sembra aver espresso un voto che da un chiaro segnale di dove voglia andare la nazione. Ha vinto, per il momento, Hollande, ossia il candidato che ha impostato la sua campagna elettorale puntando il dito contro i mercati finanziari e professando che non deve essere la speculazione finanziaria a governare una nazione. Insomma, volendo semplificare al massimo con uno slogan: meno finanza più economia.

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Comprare casa a Berlino: è un affare o un rischio?

Aquistare una casa a Berlino sembra esser diventato il trend del momento. Da quando è esplosa la crisi del debito nell’eurozona si stanno moltiplicando i risparmiatori che cercano modi di investire all’estero e, in particolare, in Germania considerato uno dei pochi porti sicuri d’Europa. Berlino, infatti, può vantare ancora dei prezzi particolarmente convenienti, se paragonati a quelli delle principali città italiane, e con in più il vantaggio di trovarsi in Germania, ossia il paese economicamente più solido d’Europa. Tuttavia non tutte le correnti di pensiero sono della stessa idea, c’è anche chi pensa che il paese tedesco sia a rischio di una pesantissima bolla immobiliare che potrebbe scoppiare da un momento all’altro facendo scivolare le quotazioni su livelli decisamente più bassi. Detto questo cerchiamo di capire quali siano i pro e i contro di un investimento di tipo immobiliare a Berlino cercando di valutare le 2 correnti di pensiero e analizzando i rischi e i vantaggi che questo comporterebbe.

Per prima cosa c’è da dire che i risparmiatori italiani (ma non solo) sono attratti dal mercato immobiliare a Berlino per via del basso valore delle quotazioni visto che, ancora oggi, non è difficile trovare un immobile in zone semi centrali a cifre intorno ai 1000 euro al metro quadro. Assolutamente niente se consideriamo che nelle principali città italiane ne servirebbero almeno 4 volte tanto.

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L’uscita dall’euro è una soluzione alla crisi?

In questo periodo, con l’aggravarsi della crisi economica, sono in molti a puntare il dito sull’euro. La moneta unica viene vista come una delle cause di questa profonda recessione in cui la maggior parte dell’eurozona è piombata. A questo proposito si sono espressi economisti, giornalisti o semplici addetti ai lavori esprimendo opinioni diverse e contrastanti. L’ultima, in ordine di tempo, è quella autorevole di Paul Krugman che in un editoriale sul New York Times fa il punto della situazione della crisi dell’eurozona parlando anche di una possibile uscita dei paesi membri dall’euro. Quello che è chiaro è che Krugman non indica l’uscita dall’euro come una possibile soluzione alla crisi ma, al contrario, sostiene che qualora la crisi dovesse peggiorare sarà una scelta dolorosa ma inevitabile visto il chiaro insuccesso delle scelte finanziarie adottate in sede Europea.

L’economista punta il dito contro la Germania sostenendo che la Spagna non era messa così male all’inizio della crisi avendo un basso debito pubblico e un indice di crescita niente male. I problemi finanziari della Spagna, secondo Krugman, sono una conseguenza della crisi e non la sua causa. Una differenza tutt’altro che trascurabile. L’austerità fiscale approvata dai leader europei potrebbe dare vita ad una ulteriore contrazione della crescita dando il colpo di grazia all’eurozona.

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