Le Famiglie diventano sempre più povere

Le famiglie italiane stanno continuando a perdere, inesorabilmente, potere di acquisto. E’ questo quello che emerge da uno studio pubblicato sul sito lavoce.info che mette a nudo la triste situazione delle famiglie nel nostro paese. Stando a quando riportato da Franco Mostacci, Paolo Roberti e Monica Montella, gli autori dell’indagine, sarebbero proprio le famiglie a basso reddito quelle più penalizzate negli ultimi anni. Mentre le famiglie che rientrano in una fascia di reddito media hanno recuperato qualcosa nel 2010, quando l’economia italiana sulla scia di quella europea è tornata a crescere, le famiglie più povere hanno continuato inesorabilmente a veder ridotto il proprio potere di acquisto. Tra i soggetti più svantaggiati spiccano i nuclei familiari del sud Italia monoreddito o pensionati che, nel periodo dal 2007 al 2010 hanno visto ridurre il proprio potere di acquisto del 12%.

Un dato estremamente allarmante che mette in luce anche gran parte dei motivi del calo dei consumi nel nostro paese. Un paese in cui la pressione fiscale è la più alta del mondo e dove il costo di molti prodotti di prima necessità ha raggiunto livelli ormai inaccettabili. Basti pensare all’aumento dei carburanti che per quanto riguarda benzina e diesel ha significato quasi raddoppiare nel corso degli ultimi 12 anni.

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Euribor a 0,75%, scendono i Mutui variabili

Anche in un contesto economico difficile come quello che stiamo attraversando capita, di tanto in tanto, di dare delle notizie positive come quella relativa ai mutui a tasso variabile che, grazie alla discesa dell’Euribor a 3 mesi fino allo 0,75%, continua il trend di discesa cominciato a inizio anno. Una buona notizia per le famiglie italiane che hanno contratto un mutuo variabile che, così, vedranno ridursi la rata mensile da corrispondere alla banca. Una diminuzione in atto da inizio anno quando l’Euribor a 3 mesi ha cominciato la sua discesa partendo dal 1,34% e arrivando fino al valore attuale, appunto, di 0,753%. Un calo che si traduce in un risparmio medio, per chi ha in essere un mutuo a tasso variabile, di oltre 50 euro al mese. Un risparmio che, almeno in parte, va a coprire i continui rincari (benzina, generi alimentari e tasse in primis) che hanno afflitto le famiglie dall’inizio del 2012.

Inoltre questo trend al ribasso dell’Euribor dovrebbe continuare ancora a lungo. Secondo ilsole24ore i futures indicano che l’Euribor a 3 mesi potrebbe scendere ulteriormente e attestarsi intorno allo 0,66% già verso settembre. Successivamente si stima che i tassi possano tornare a crescere ma a ritmi molto lenti e compatibilmente con il miglioramento dell’economia all’interno dell’eurozona.

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NTV: al via le tratte del nuovo treno Italo

Ne avevamo parlato circa 3 anni fa quando la nuova compagnia NTV si apprestava ad assumere le prime persone. Ora il nuovo treno Italo della compagnia di treni ad alta velocità di Montezemolo è pronto per portare gli italiani da una parte all’altra dell’Italia facendo concorrenza a trenitalia. Il 28 Aprile, infatti, i treni NTV cominceranno a prestare servizio sulle tratte Roma – Milano,  Roma – Napoli, Milano – Bologna, Roma – Firenze e Torino – Milano tanto per citare le tratte più importanti. La novità più interessante è quella relativa ai prezzi che variano in funzione della classe di comfort in cui si sceglierà di viaggiare ma che, in assoluto, permetteranno (almeno nella fase iniziale) di viaggiare a costi davvero molto competitivi. Un’occasione molto interessante per i vaggiatori che vogliono risparmiare sui propri spostamenti.

Forte di un investimento di 1,1 miliardi di euro l’obiettivo di NTV è quello di riuscire a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2015 con l’obiettivo di trasportare almeno 8-9 milioni di passeggeri l’anno. Un obiettivo molto ambizioso ma che potrebbe rivelarsi assolutamente alla portata del nuovo treno Italo specie se saprà primeggiare li dove trenitalia pecca di più, ossia sull’assistenza ai propri clienti e sulla qualità e comfort dei treni.

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Arriva il modello F24 per il pagamento IMU

Ieri l’Agenzia delle entrate, con un provvedimento del suo direttore Attilio Befera, ha approvato il nuovo modello “F24 Accise” per il pagamento dell’IMU, la nuova imposta sugli immobili introdotta dal governo Monti. In sostanza il modello per il pagamento dell’Imu è molto simile ai vecchi F24 se non per la sezione relativa all’ici che è stata aggiornata sostituendola con quella di riferimento per l’IMU. L’agenzia delle entrate, però, fa sapere che volendo si potrà utilizzare il vecchio modello fino al 31 Maggio 2013 così da evitare di dover buttare tutti i modelli cartacei già stampati e disponibili presso le filiali dell’agenzia sparse sul territorio. Ovviamente, in questo caso, l’indicazione degli importi relativi all’Imu andranno messi nella sezione relativa all’ici.

Il nuovo modello per il pagamento dell’Imu si potrà trovare presso le poste, le banche e presso gli agenti di riscossione abilitati ma, anche, sul sito dell’agenzia delle entrate e qui su economyonline.it (trovi il link in fondo all’articolo). Ricordiamo che il pagamento dell’IMU, per quanto riguarda la prima rata (o per il saldo nel caso di rata unica) del 2012, dovrà essere effettuato entro il 18 giugno 2012.

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Mercati nervosi: l’Europa è ancora in crisi

La crisi europea è ancora molto lontana dall’essere superata. Questo è quello che emerge dall’andamento dei mercati finanziari di questa settimana, un’andamento caratterizzato dall’alta volatilità dovuta ai cattivi segnali che arrivano da molti paesi del vecchio continente. Ancora una volta sono stati i buoni dati macroeconomici provenienti dagli USA a rendere discreta una giornata che, altrimenti, sarebbe stata pessima. A cominciare proprio dall’asta dei titoli italiani di ieri mattina che, nonostante gli apprezzamenti di molti analisti, non si può considerare positiva. I rendimenti sono aumentati ancora una volta arrivando a quota 3,89%, per il titolo con scadenza 3 anni, con un aumento dell’1,23% rispetto alla precedente asta e collocando un importo inferiore a quello previsto (2,88 miliardi contro i 3 previsti).

Non a caso Grilli, il vice Ministro dell’economia, ha sottolineato immediatamente che è stato lo stesso Tesoro ha rifiutare parte della domanda per via dei rendimenti troppo alti. L’economista ha dichiarato di aver “fatto la scelta di non prendere tutta la domanda che c’era perché in questo momento non abbiamo urgenza di fare funding a tassi che, secondo noi, non siano quelli giusti e rilevanti“.

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