Vacanze in Europa: attenzione ai rincari

In un contesto economico come quello che stiamo attraversando parlare di vacanze e, in particolare, di rincaro dei prezzi dei biglietti aerei e di strutture turistiche appare, quanto mai, strano. Eppure, secondo un editoriale del Wall Street Journal, la tendenza dei prezzi relativi alle vacanze in Europa per il 2012 sarebbe al rialzo sia per quanto riguarda le compagnie aeree sia per quanto riguarda gli hotel. Secondo un’indagine svolta dal prestigioso giornale online i costi delle vacanze in molte grandi città europee hanno subito dei rincari anche superiori al 20% rispetto all’anno precedente. In particolare i rincari maggiori sono stati registrati dalla città di Londra che, per via delle prossime olimpiadi di questa estate, ha fatto registrare rincari fino al 25% rispetto ai normali prezzi che vengono praticati in questo periodo.

Il rincaro maggiore è da attribuire al costo del volo che, a causa anche dell’aumento del costo del carburante, ha subito dei veri e propri rialzi dei prezzi con l’effetto di allontanare molti viaggiatori dalle destinazioni europee. Tanto per fare un esempio molti turisti americani hanno deciso di annullare le proprie vacanze nel vecchio continente scegliendo mete interne agli Stati uniti.

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Calano le richieste di surroga

Le richieste di mutui per surroga sono diminuite del 50% passando da una quota del 18% di Ottobre 2010 ad una del 9,7 degli ultimi 3 mesi nonostante le importanti novità introdotte nel DL liberalizzazioni voluto dal governo. Questo è quanto emerge dal report di mutui.it che ha analizzato oltre 150 mila domande di mutuo pervenute nel primo trimestre 2012. La colpa di questo calo sarebbe da imputare ai tassi di interesse estremamente alti che stanno scoraggiando molti cittadini ad usufruire di questo strumento finanziario. Il calo più corposo è stato registrato nelle regioni settentrionali e, in particolare, in Trentino Alto Adige, Friuli e Veneto dove, rispettivamente, i mutui per surroga sono diminuiti del 25,8%, del 21,44% e del 13,30, mentre mantengono valori invariati l’Umbria e la Basilicata.

Questi dati dimostrano, ancora una volta, la poca convenienza degli attuali tassi di interesse applicati dalle banche sui mutui e sui finanziamenti in genere. Da quando la crisi, circa 8 mesi fa, ha stravolto lo scenario europeo le banche hanno applicato spread molto più alti annullando, di fatto, la convenienza del ribasso dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale Europea.

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Spread giù, ma attenzione ai falsi segnali

Come da copione dopo 2 settimane di peggioramento dei mercati finanziari ecco che arriva una schiarita. Ieri lo spread ha fatto registrare un calo di ben 29 punti base scendendo a 375 dopo che ieri si era fermato a 404 punti. Ma oltre a quello italiano cala anche quello spagnolo, che scende a quota 415, e quello francese che torna sotto i 120 punti base. Bene anche i listini europei con Piazza Affari che recupera parte delle perdite di martedì facendo registrare un incoraggiante +1.60% mentre l’indice francese e quello tedesco non vanno oltre il +0.49% e il +0.86%. Tra i maggiori rialzi c’è da sottolineare l’ottimo andamento dei titoli bancari guidati dalla popolare di MIlano che chiude con un +5.91% e Unicredit e Intesa abbondantemente sopra il 5%.

Tuttavia bisognerà verificare, già a partire da oggi, se si tratta di un rimbalzo tecnico oppure di una vera e propria inversione di tendenza. Al momento, infatti, non sussistono motivazioni serie che possano dar vita ad un miglioramento complessivo delle condizioni macroeconomiche della zona euro. Neanche l’asta dei Bot italiani, che ieri ha permesso di piazzare ben 12 miliardi tra titoli a 3 mesi e titoli a 1 anno, è stata un gran che.

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Ikea investe 1 miliardo in Italia

Buone notizie per il nostro paese visto che Ikea, il colosso dei mobili e dei complementi di arredo, ha confermato il trasferimento della produzione di alcuni prodotti dall’Asia all’Italia. In sostanza si tratta di un investimento di circa 1 miliardo di euro che pone l’Italia al terzo posto dopo Cina e Polonia tra i partner commerciali di Ikea. La buona notizia, per il nostro paese , è che la bilancia commerciale continua a essere positiva visto che il colosso svedese compra dai produttori italiani più di quanto vende nei negozi distribuiti sul territorio. Questo perchè ad oggi ben il 34% di tutte le cucine vendute nel mondo vengono prodotte nel nostro paese, segno che l’azienda apprezza la qualità e la competitività del lavoro artigianale italiano. Secondo Lars Petersson, amministratore delegato di Ikea Italia, l’azienda “ha individuato nuovi partner italiani che hanno preso il posto di fornitori asiatici, grazie alla loro competenza, al loro impegno e alla capacità di produrre articoli caratterizzati da una qualità migliore e a prezzi più bassi dei loro concorrenti asiatici”.

Si tratta di un importante riconoscimento che arriva proprio in un momento estremamente difficile per il nostro paese afflitto da una scarsissima crescita dovuta, proprio, alla mancanza di investimenti da parte delle aziende. Inoltre la notizia ha un impatto mediatico non indifferente, cosa che potrebbe contribuire a spostare l’attenzione di molti investitori sul nostro paese.

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Incentivi ai dipendenti per aumentare la produttività

Un recente studio condotto su circa 290 aziende americane dimostra che gli incentivi ai dipendenti rappresentano un aspetto determinante per aumentare la produttività. E, un po a sorpresa, risulta che le aziende che riescono a integrare gli incentivi in denaro con i benefit di altra natura sono proprio quelle che ottengono i risultati migliori. Insomma non bastano i soldi per far contenti i propri dipendenti ma, al contrario, sono molto graditi anche i benefit come buoni benzina o buoni vacanza, asilo gratis per i propri figli, palestra o mensa… insomma tutto quello che può rendere più gradevole la propria vita in azienda (ma non solo). Una realtà difficile da immaginare nel nostro attuale contesto lavorativo visto che, spesso, i lavoratori italiani sono costretti a fare di tutto pur di avere un semplice contratto a tempo indeterminato, figurarsi il pretendere dei benifit.

Eppure i dati parlano chiaro: le aziende che investono sul benessere dei propri lavoratori, ovviamente in virtù dei risultati raggiunti, ottengono risultati migliori delle altre. Lo studio, infatti, ha permesso di scoprire che le 20 aziende che hanno registrato la migliore performance nell’ultimo anno sono quelle che hanno integrato nei propri programmi incentivi non monetari ideati, spesso, da agenzie specializzate.

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