Apple deve gestire 100 miliardi di cash

Il difficile contesto economico che stiamo attraversando non sta impedendo ad Apple di vendere i propri prodotti in misura maggiore di quanto non sarebbe opportuno pensare. Al punto tale che una delle preoccupazioni dell’azienda sarebbe cosa fare della montagna di liquidità di cui dispone. Si parla di ben 100 miliardi di dollari di cash che i vertici della Apple dovranno decidere di utilizzare viste anche le fortissime pressioni del mondo economico e degli azionisti dell’azienda. Tra le varie possibilità c’è quella di un dividendo, di un buyback (riacquisto di azioni proprie) o di possibili investimenti. Insomma in qualche modo quei 100 miliardi circa di liquidità devono essere utilizzati, contrariamente a quanto ha sempre voluto Steve Jobs, e saranno gli stessi vertici dell’azienda a spiegare come nella conferenza di oggi.

Si tratta, quindi, di un appuntamento importantissimo vista l’enorme liquidità di cui stiamo parlando. D’altronde la Apple, nel corso degli anni, ci ha abituato a numeri da capogiro tanto che oggi può vantare numeri più vicini a quelli di uno stato che a quelli di un’azienda. Se non altro, tanto per dare un’idea dei conti della Apple, possiamo dire che capitalizza più di tutte le principali banche europee messe insieme ed è la prima al mondo nella classifica di capitalizzazione.

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Delega fiscale: ecco le novità in arrivo

Novità in arrivo per i contribuenti italiani. Stando alle ultime indiscrezioni pubblicate da il quotidiano ilsole24ore circa la delega fiscale messa a punto dal Governo nel corso del vertice politico di giovedì con i leader di Pd, Pdl e Udc, sarebbe in arrivo l’IRI, ossia la nuova imposta sul reddito imprenditoriale che andrà a sostituire la vecchia IRES, ossia l’imposta sul reddito delle società. Ma questa, seppur importante, non sarà l’unica novità che il governo introdurrà in questi giorni: si parla della revisione dei regimi fiscali, del catasto e della nuova tassazione ambientale, tanto per citare alcuni dei punti più interessanti della delega. Inoltre non bisogna dimentacare che è ormai certa la redistribuzione di una parte dei proventi della lotta all’evasione fiscale attraverso una serie di sgravi che verranno messi a disposizione dei cittadini e degli imprenditori che hanno sempre pagato regolarmente le tasse.

Proprio quest’ultimo punto rappresenta un nodo fondamentale per la nostra economia perchè solo cambiando l’abitudine radicata nella società italiana all’evasione sarà possibile portare ad una graduale riduzione della pressione fiscale con tutti i vantaggi che ciò comporta.

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Benzina a 2 euro: ecco come difendersi

La benzina raggiunge i 2 euro. Si tratta di un fatto gravissimo perchè il prezzo della verde va a rompere quella che era considerata una soglia psicologica che sembrava invalicabile. Invece in meno di 5 mesi, complici una serie di eventi sfavorevoli per noi consumatori, il prezzo dei carburanti è arrivato alle stelle raggiungendo picchi che sembravano lontanissimi, se non irraggiungibili. Il primo durissimo colpo lo ha dato l’aumento dell’iva deciso in autunno ma il colpo di grazia che ha tolto ogni freno alla corsa dei prezzi di benzina e gasolio è stato il pessimo andamento dell’euro di questi ultimi mesi e le quotazioni in forte crescita del petrolio. Già una settimana fa avevamo affrontato l’argomento pubblicando la tabella dei prezzi dei carburanti degli ultimi 12 anni dove abbiamo riscontrato un aumento dei prezzi prossimo al 90% per la verde e al 100% per il gasolio. Chi si fsse perso l’articolo può leggerlo qui: prezzi carburanti dal 2000 ad oggi.

A questo punto la corsa dei carburanti sembra non avere più nessun freno e i consumatori, per non rischiare di vedersi svuotato il portafoglio dal caro benzina, non possono far altro che agire in 2 modi: consumare meno e fare rifornimento solo nelle pompe che offrono un prezzo conveniente (si fa per dire). Tra queste possono rappresentare un ottimo compromesso le pompe di benzina della grande distribuzione dove, generalmente, si riescono a risparmiare una media di 4-5 centesimi al litro.

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Debito pubblico da record a 1936 miliardi

Ancora un triste primato ci fa svettare nei primi posti di una classifica internazionale in cui non vorremmo assolutamente primeggiare. Si tratta di quella relativa al debito pubblico dove il nostro paese è, ormai da anni, stabilmente ai primi posti. Il nostro debito, infatti, ha raggiunto proprio in queste ultime ore la soglia dei 1936 miliardi di euro risultando uno dei debiti sovrani più alti del mondo. Nonostante la cura del governo Monti il nostro debito è aumentato di ben 40 miliardi di euro dalla fine del 2011 a Gennaio 2012. I motivi sono diversi e cercheremo di analizzarli tutti, uno ad uno, così da capire perchè nonostante tutti i sacrifici chiesti agli italiani non si sia riusciti ad ottenere dei miglioramenti riducendo l’esposizione debitoria del nostro paese.

Non a caso la fiducia dei consumatori in Italia è calata ulteriormente tanto da toccare i minimi registrati nel marzo del 2009, in forte controtendenza rispetto a quanto non avviene in paesi come la Germania, la Francia o perfino la Spagna dove la fiducia delle famiglie è in forte ripresa.

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Portogallo: è allarme spread

Lo avevamo annunciato con insistenza già qualche mese fa quando ancora nessuno, o quasi, ne parlava. Il Portogallo è in crisi e sembra che sarà il prossimo obiettivo della speculazione dopo la Grecia. In questi giorni, infatti, lo spread del Portogallo si aggira intorno ai 1200 punti base con un tasso di interesse sui titoli decennali che si aggira intorno al 14%. Tanto per fare un esempio, la Grecia (che, di fatto, è in default tecnico) ha uno spread di 1600 punti base. Insomma il Portogallo sembra destinato ad essere la prossima bomba che riaccenderà le tensioni su tutta l’eurozona. Il pericolo, infatti, è quello che in caso di un acutizzarsi della crisi del Portogallo si possano rimettere in discussione anche i miglioramenti ottenuti dal nostro paese rendendo vani tutti gli sforzi fatti fino a dora per normalizzare la situazione e ridare credito all’Europa.

Il pericolo più grande che corre il governo di Lisbona è quello di veder aggravare il proprio debito pubblico per via degli altissimi tassi di interesse ai quali il tesoro è costretto a emettere titoli di stato. Parliamo di tassi a 2 cifre anche per i titoli a breve scadenza: si va da un minimo del 13% per i titoli a 2 anni ad un massimo del 17% per quelli a 5 anni.

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Unicredit: pronti 75 miliardi per il credito

Buone notizie per chi avrà la necessità di ottenere un finanziamento visto che sembra cominciare ad allentarsi la stretta sul credito. Proprio ieri Unicredit ha dichiarato, per voce del suo amministratore delegato Ghizzoni, di aver pronti circa 75 miliardi di euro per intensificare l’offerta di finanziamenti a imprese e famiglie. Il plafond di 75 miliardi dovrebbe essere distribuito in maniera più o meno simile tra imprese e famiglie visto che alle prime saranno destinati circa 40 miliardi mentre ai privati circa 35. I finanziamenti in questione verranno erogati nell’arco di 3 anni e contribuiranno ad allentare la stretta sul credito che ha messo a dura prova la nostra economia negli ultimi 8 mesi. Più volte, infatti, abbiamo testimoniato la difficoltà di imprese e famiglie ad ottenere dei finanziamenti. Ciò ha contribuito a limitare i consumi e, di conseguenza, gli investimenti delle aziende.

Dopo la nuova iniezione di liquidità voluta da Mario Draghi, presidente della BCE, sembra che la situazione si stia riportando verso la normalità. Gli istituti di credito, infatti, hanno maggiore liquidità ottenuta a basso costo (1%) che possono destinare, in parte, alla riapertura del credito con un ottimo margine di profitto.

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