Già in passato si era più volte provato a far decollare il settore delle pensioni integrative. Ad oggi, tuttavia, c’è da dire che restano uno strumento finanziario di nicchia che attira uno scarso interesse da parte dei lavoratori. Proprio per questo sembra che il governo, dopo aver risolto il nodo della riforma del lavoro, voglia rilanciare le pensioni integrative puntando principalmente a diffonderle tra i giovani, ossia quelli che saranno maggiormente penalizzati dalla riforma delle pensioni che ha sancito il passaggio dal vecchio modello retributivo a quello contributivo. Secondo una prima stima de ilsole24ore, infatti, i giovani che andranno in pensione con il nuovo modello contributivo avranno un saggio di sostituzione (ossia il rapporto tra la prima pensione e l’ultima retribuzione) pari al 30-40%. Questo vuol dire che se l’ultimo stipendio è stato di 1500 euro la prima pensione sarà non più di 450-600 euro. Ecco perchè è importante puntare su modelli previdenziali alternativi, così da evitare che ci sia un graduale impoverimento della categoria dei pensionati.

Secondo le prime indiscrezioni il governo dovrebbe introdurre delle agevolazioni fiscali per incentivare i giovani a puntare sulle pensioni integrative per assicurarsi una vecchiaia dignitosa. In sostanza il governo starebbe valutando la possibilità di ridurre l’aliquota contributiva per i giovani nel caso si decida di investire nelle pensioni integrative (fondi pensione, polizze pensionistiche o altri strumenti), di fatto, aumentando la propria copertura previdenziale.



