Più posti di lavoro con il modello francese?

lavoroLa Confindustria francese ha lanciato una proposta “choc” per cercare di invertire la tendenza del mercato del lavoro transalpino. Una proposta che porta la firma di Pierre Gattaz, presidente del Medef (appunto, una sorta di Confindustria dei vicini francesi, e che poggia le sue convinzioni su alcune ipotesi che, al momento, sembra abbiano trovato qualche sponsor e almeno altrettanti detrattori.

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Ma quali sono le proposte che stanno facendo discutere con così tanta enfasi gli stakeholders al di là delle Alpi? Tra le ipotesi maggiormente choc figura la flessibilità sulle 35 ore, deroghe sul salario minimo, l’abolizione di alcuni giorni festivi, il superamento del modello socio – economico francese, definito “superato” e “obsoleto”. “Le certezze di ieri sono gli ostacoli di oggi e la disoccupazione di domani” – ha affermato Gattaz andando a commentare le sue novità. Roba che, in fin dei conti, potrebbe surclassare qualsiasi ipotesi di superamento del nostrano articolo 18.

“La Francia non può più aspettare” – ha ricordato ancora il leader della Confindustria francese, lamentando il poco impegno per cercare di risollevare l’economia transalpina da una situazione che non è molto lontana da quella italiana: la crescita è nulla, la preoccupazione tanta, il deficit commerciale sempre più evidente, la disoccupazione stabilmente in doppia cifra, gli imprenditori sull’orlo del tracollo.

Di qui, l’insieme delle iniziative di corredo. I francesi lavorano infatti meno dei diretti concorrenti (1650 ore l’anno contro le 1843 ore dei tedeschi) e questo, per Gattaz, sarebbe colpa della nota legge sulle 35 ore settimanali. Oltre a una deroga sulle 35 ore, simbolo delle lotte sindacali francesi come qui lo è l’art. 18 (o forse più), Gattaz chiede inoltre l’abolizione di uno o due giorni festivi in calendario (i francesi ne possono vantare ben 11): misure che, da sole – si dichiara convinto il presidente del Medef – permetterebbero all’economia francese di svoltare, con un incremento del Pil di un punto percentuale.

E il minimo salariale? “Non chiediamo di abolirlo” – mette le mani avanti Gattaz, quanto introdurre un “salario di transizione” in cui l’azienda pagherebbe un po’ meno del minimo garantito, ma con una integrazione di sussidio pubblico. Misure che ora la Confindustria francese vorrebbe presentare al governo e ai sindacati, affinchè si possa concretizzare un intervento che – qualora realizzato – sarebbe rivoluzionario per l’economia francese. Talmente rivoluzionario che – affermano gli analisti locali – sarebbe tuttavia difficilmente realizzabile sul breve termine… sarà così?

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