Come si calcola la liquidazione

Tempo fa la chiamavamo liquidazione mentre oggi giorno l’indennità percepita dal lavoratore al termine del rapporto professionale è più conosciuta sotto l’acronimo TFR (ovvero Trattamento di Fine Rapporto). Come il nome stesso dà già modo di intendere si tratta di un risparmio forzoso su cui può contare la gran parte dei lavoratori dipendenti: ogni anno il datore di lavoro per conto del suo impiegato od operaio, mette in un apposito fondo una determinata somma di denaro stabilita dalla legge; questa cifra, sommata a tutte le altre che si sono accumulate nel corso degli anni andrà quindi a caratterizzare quel che viene definito come fondo TFR.

Dal momento in cui parliamo di un’indennità alquanto considerevole, parecchi di noi potrebbero trovare utilità nel scoprirne il metodo di calcolo, se non altro per provare a farsi una previsione di quel che andranno a percepire e sulla base di questo pensare di progettare eventuali spese future.

Come si calcola il Trattamento di Fine Rapporto

Prima di addentrarci nel metodo di calcolo vero e proprio, stabiliamo in via preventiva tutti gli elementi che finiscono per esser presi in considerazione ai fini del TFR finale. Tra questi troviamo: gli scatti di anzianità, le provvigioni, il minimo contrattuale, la maggiorazione data dai turni, il superminimo individuale, i premi di presenza, il cottimo, l’indennità di maneggio del denaro, il valore mensa, gli importi forfettari, l’indennità per disagiata sede e per finire premi e partecipazioni varie.

Il calcolo del TFR non è sicuramente dei più semplici, ma con una procedura passo passo non è affatto impossibile riuscire a venirne a capo! In primo luogo si prende come riferimento la retribuzione annua lorda (comprendente tutti gli stipendi lordi con tanto di tredicesime, premi di produzione e di voci viste nell’elenco precedente). Una volta ottenuto tale importo non dobbiamo fare altro che dividerlo per 13.5 e, tanto per non perdere ulteriore tempo, ci sia utile sapere che ci ritroveremo dinanzi ad un valore del 7.41%; a questa percentuale va però tolto lo 0,5% e quindi, sempre per evitare di doverci barcamenare tra calcoli inutili, il valore da prendere come vero punto di riferimento sarà naturalmente il 6.91%.

Ma cosa ci facciamo di questo 6.91%? Niente di particolarmente complesso: semplicemente lo moltiplichiamo al valore del reddito annuo: si otterrà così un’idea del fondo accantonato anche se per avere una stima esatta occorrerà parametrare il tutto ai mesi che si è effettivamente lavorato, oltre al fatto che per parlare di un fondo quanto più preciso non si potrà tanto meno prescindere dalla rivalutazione degli indici ISTAT che variano al variare dell’inflazione.

TFR in busta paga: quali prospettive?

Tuttavia il fatto stesso che il Governo abbia deciso di dare ai cittadini l’opportunità di beneficiare del TFR direttamente nella busta paga mensile, cambia non di poco la percezione che ognuno di noi potrebbe avere nel prossimo futuro con la propria liquidazione. Si tratta di una misura che rimane e rimarrà a totale facoltà del contribuente e che sulla base di come è stata studiata pone in essere due risvolti molto diversi fra loro: da una parte il vantaggio di poter fare affidamento su una maggiore liquidità e la sicurezza di poter incassare con certezza quanto dovuto; ma dall’altra parte c’è da tener conto del fatto che percependo il TFR a fine mese accetteremo di vederlo tassato in maniera assai più aggressiva rispetto a quanto non lo sarebbe stato normalmente.

Come richiedere il TFR in busta paga

Il lavoratore che dovesse essere interessato a percepire la sua quota di liquidazione con la busta paga mensile deve solo compilare un modulo preposto e consegnarlo direttamente nelle mani del datore di lavoro; questo abbuono mensile viene ribattezzato sotto il nome di Qu.I.R quindi non allarmiamoci qualora nel modulo dovesse comparire questa sigla mai vista prima! Attenzione però, perchè parliamo di un’opportunità che sarà valida solo fino al 30 Giugno 2018 dall’istante in cui la possibilità di percepire il TFR mensilmente rimane un mero esperimento: solo in tempi più maturi l’esecutivo deciderà se portare o meno a regime questa sua iniziativa.

Inoltre è opportuno chiarire che la richiesta può essere avanzata anche nell’ipotesi in cui il lavoratore dovesse avere già scelto di destinare il TFR a casse di previdenza integrativa. Uno dei casi più emblematici che invece non danno diritto al percepimento della Qu.I.R è quello che vede il TFR già impegnato sotto forma di garanzia a fronte di contratti di prestito o di finanziamento: in questa ipotesi il dipendente è tenuto a comunicare di aver messo a garanzia il tfr poichè la legge stabilisce che fino all’estinzione del contratto di finanziamento questo non potrà godere della Qu.I.R.

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