Mutui 2016, tasso fisso o variabile? Ecco quale conviene di più

mutuiTutti coloro i quali stanno per sottoscrivere un mutuo bancario (ma anche quanti lo hanno già fatto), sono soliti chiedersi sempre la solita domanda: ma cosa conviene di più, un tasso fisso o un tasso variabile? Questa è sempre stata e sempre sarà una gran bella incognita, soprattutto perchè non c’è una risposta che a questa domanda andrà bene per sempre: ci sono molto semplicemente dei periodi in cui è più conveniente la prima ipotesi e altri in cui invece è preferibile la seconda, perchè a pesare sui tassi dei mutui vi sono diverse variabili, prima fra tutte la deflazione.

Alla luce di ciò diamo una rapida panoramica sui tassi dei mutui, cercando di capire quale sia la soluzione più favorevole in questo particolare periodo.

Il peso della deflazione

Come abbiamo già detto, il primo parametro che influisce pesantemente nella determinazione dei tassi di interesse è proprio la deflazione. Per questo motivo bisogna sempre cercare di capire un po’ la situazione macroeconomica che ci sta attorno per capire come muoversi. A tal proposito ci è sufficiente sapere che in questo periodo storico tanto l’Italia quanto il resto d’Europa sono in deflazione.

La deflazione è quel fenomeno macroeconomico contraddistinto da un calo generalizzato dei prezzi dei beni: si tratta di una condizione che a primo impatto va a favore del consumatore, ma che in realtà introduce un meccanismo perverso che vede il negoziante guadagnar meno, le scorte di magazzino uscire più velocemente e la disoccupazione tendente ad aumentare (proprio perchè la filiera del commercio, risentendo di questi minori guadagni, finisce col dar luogo agli esuberi). Ma la deflazione è anche quel fenomeno che fa aumentare il valore reale di qualunque debito contratto, tra cui appunto anche il mutuo stesso (che fino a prova contraria è un debito!).

Il ruolo degli interessi interbancari

Oltre la deflazione, un ruolo nella determinazione dei tassi dei mutui viene giocato anche dai cosiddetti interessi interbancari. Il fatto stesso che il tasso del mutuo sia alto o sia basso dipende infatti proprio da loro, dagli interessi interbancari: nel caso dei mutui a tasso fisso bisogna seguire gli indici Eurirs, mentre per quel che riguarda i mutui a tasso variabile occorre prendere in riferimento l’Euribor.

A questo proposito, è chiaro che quello che tra i due è più basso è anche quello che tendenzialmente darà luogo alla nostra scelta: in genere se l’Eurirs è più basso ci si butta sul tasso fisso, mentre se è l’Euribor ad essere più contenuto si predilige la soluzione del tasso variabile (consideriamo comunque che a questi tassi vanno comunque aggiunti gli spread della banca che ci concede il mutuo, per cui non basiamoci troppo sul solo ammontare di questi indici interbancari).

Mutuo tasso fisso: conviene davvero?

Dando un’occhiata agli indici Eurirs scopriamo che questi sono stati investiti da un ribasso a dir poco eccezionale nel corso dei primi due mesi dell’anno: in particolar modo l’indice a 20 anni è sceso sotto quota 1% (contro l’1.6% di inizio anno), mentre l’indice a 25 e 30 anni ha perso in media lo 0.6%. Questa situazione sta rendendo appetibili i mutui a tasso fisso, ancor più perchè ultimamente ad essere sceso è anche il Bund tedesco da cui dipende la determinazione stessa dell’Eurirs!

L’aspetto sfavorevole di questa soluzione sta nel fatto che una volta stipulato il contratto di mutuo a tasso fisso, salvo surroghe, questo rimarrà il tasso per tutta la durata del mutuo: se gli indici Eurirs dovessero scendere ulteriormente, quindi, non trarremo alcun beneficio!

Mutuo tasso variabile: conviene davvero?

Come detto in precedenza, i mutui a tasso variabile dipendono invece dagli indici Euribor. In questo momento gli Euribor sono talmente bassi da aver intrapreso persino la strada del segno meno, con Euribor a 1 mese che viaggiano sul -0.26% e con quelli a 3 mesi che stanno sul -0.2%. In questo caso il mutuo a tasso variabile, essendo agganciato ad ogni oscillazione dell’Euribor, varia di mese in mese.

Ma come facciamo a capire se l’Euribor rimarrà basso o se nell’arco di pochi mesi riuscirà a svettare in alto facendo lievitare anche il nostro mutuo? Per provare a prevedere il futuro possiamo dare un’occhiata al tasso sui depositi, cioè a quel tasso a fronte del quale la BCE remunera le banche per via dei loro liquidi in eccesso. Ebbene, in questo momento storico il tasso sui depositi è negativo, per cui sono le banche a pagare la BCE affinché questa permetta loro di depositare i soldi. Anzi, tra non molto, con l’obiettivo di stimolare le banche a prestare i liquidi in eccesso a famiglie e imprese, è probabile che la BCE tagli ulteriormente i tassi dando luogo ad una maggiore appetibilità dei tassi variabili.

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