Come e perché un’Europa più unita dà maggiori garanzie finanziarie

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L’elezione del presidente Emmanuel Macron in Francia la scorsa primavera aumentò le probabilità di una politica economica europea unificata. Espresse interesse a passare a misure di politica fiscale paneuropea, portando infine a unificare il debito tra i paesi sotto l’egida di un ministro delle finanze comune.

Gli eventi delle ultime settimane hanno spinto la zona euro in questa direzione. Gli sviluppi in Italia e in Spagna indicano che un numero maggiore di governi europei potrebbe muoversi verso una politica economica comune. Ci sono anche segnali che la Germania, il gigante economico del blocco, potrebbe presto avere un governo di coalizione pro-Europa.

Per gli investitori globali, un’Europa più unificata potrebbe costituire la forma di sviluppo più importante per i prossimi cinque anni. Con l’accelerazione della crescita regionale a seguito dell’indebolimento delle forze separatiste, gli investitori dovrebbero aspettarsi un apprezzamento dell’euro e l’aumento delle valutazioni azionarie. Per le multinazionali, il coordinamento delle politiche tra le nazioni europee dovrebbe favorire un mercato dei consumi più ampio e più affidabile.

La competitività dell’Europa è stata rafforzata la settimana scorsa dall’accordo tra i dirigenti della Federazione democratica cristiana del Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Partito socialdemocratico per formare un governo di coalizione. I socialdemocratici, noti per le opinioni pro-Europa, nomineranno i ministri delle finanze e degli esteri.

Olaf Scholz, sindaco di Amburgo, dirigerà il ministero delle finanze. Il ministro delle finanze è visto come collegamento chiave con il resto dell’Europa. Scholz ha indicato che la Germania non detterà più i dettagli della politica economica ai suoi vicini come aveva fatto il suo predecessore. Questo passaggio dovrebbe creare un’atmosfera più congeniale per i colloqui.

Nel nostro paese, Luigi Di Maio conduce nei sondaggi per la vittoria delle elezioni del 4 marzo, ed ha esposto i piani per un referendum sull’uscita dalla zona euro come “ultima spiaggia”. Lo scorso 31 gennaio ha espresso interesse ad attirare investitori stranieri rendendo più facile alle banche italiane recuperare gli asset dai mutuatari in difficoltà, una mossa che sarebbe accolta con favore dai fondi azionari globali e dagli hedge fund.

Di Maio ha anche parlato della possibilità che nessun partito ottenga la maggioranza nelle elezioni del mese di marzo. In quel caso, ha indicato che sarebbe stato disponibile ad unirsi a un governo di coalizione per evitare che un parlamento sospeso richiedesse nuove elezioni. Tutte queste mosse suggeriscono che l’Italia potrebbe essere più allineata a cooperare con il resto dell’Europa più di quanto lo sia stata per diversi anni.

Le prospettive della Spagna sono state favorite da un’economia che è cresciuta più velocemente del 3% nel 2016 e nel 2017. Sul fronte politico, il rischio che la Catalogna si separi dal resto del paese è svanito. Ciò pone fine alla grande tribolazione per l’amministrazione del primo ministro Mariano Rajoy e rimuove quindi un grosso ostacolo ad una Spagna che lavora per l’integrazione economica.

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