Atene: domenica si vota per restare nell’euro

Votazione fondamentale quella di domenica in Grecia. Il paese sarà chiamato per la seconda volta a scegliere i propri rappresentanti di governo con la possibilità che a vincere siano i partiti che non riconoscono il piano di aiuti europeo mettendo a rischio la permanenza del paese all’interno dell’eurozona. Insomma questo week end potrebbe essere un vero e proprio momento di svolta per il paese e per l’intera Europa, uno di quegli eventi che verranno studiati sui libri di storia dai nostri figli e nipoti. Se la Grecia dovesse scegliere la strada antieuropeista, o per meglio dire anti euro, le possibilità che la moneta unica si disintegrino saliranno considerevolmente. Questo perchè aumenteranno le tensioni sulla Spagna e sull’Italia mettendo a rischio la tenuta del sistema bancario dando il colpo di grazia alle economie locali, e colpendo in un secondo momento anche la Francia.  Insomma il prossimo week end, molto probabilmente, si deciderà il futuro dell’intera eurozona.

Intanto i sondaggi che arrivano da Atene parlano di una sostanziale parità tra i vari partiti. Ovviamente la paura degli investitori è che a vincere sia Syriza (formazione della sinistra radicale) che, pur non dichiarandosi contrario all’euro, sostiene di voler rinegoziare il piano di aiuti concesso dalla Troika.

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Quanto costa alla Germania uscire dall’euro?

Prendiamo spunto dall’articolo pubblicato sul quotidiano tedesco Die Welt (e opportunamente tradotto dal puntuale vocidallagermania.blogspot.it) per provare a fare 2 conti in tasca alla Germania così da capire quanto costerebbe al paese tedesco un’eventuale ritorno al Marco sia in caso di uscita spontanea dall’euro che in seguito ad un inasprimento della crisi e conseguente dissoluzione della moneta unica. Già perchè la Germania viene definita come il paese guida dell’economia dell’Europa, come il paese infallibile che solo grazie a suoi meriti è apparantemente immune dalla crisi economica. Insomma un paese così perfetto dal punto di vista economico non dovrebbe subire grossi traumi nel caso di un ritorno alla propria valuta nazionale. Purtroppo la realtà delle cose è tutt’altra e chi pensa che la Germania possa essere davvero il porto sicuro dell’Eurozona non solo si sbaglia di grosso ma non può che capire poco di economia.

Certo, questa affermazione buttata li così ha davvero poco senso. Cerchiamo, quindi, di sviluppare un ragionamento che ci aiuti a comprendere perchè la Germania non sarà immune in caso di deflagrazione della moneta unica. Per fare ciò ci baseremo sui dati resi pubblici dal quotidiano tedesco che non si discotano di molto da quelli già diffusi da altri economisti di spicco.

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Il “non salvataggio” della Spagna

Come abbiamo detto l’Europa è pronta a garantire aiuti finanziari alla Spagna per circa 100 miliardi di euro così da permetterle di sostenere il proprio sistema bancario che, al momento, si trova in grandissima difficoltà. Tuttavia l’imperativo sembra quello di non parlare di salvataggio ma di un finanziamento agevolato. In realtà, nonostante la reazione dei mercati finanziari, la situazione della Spagna resta molto, molto grave sotto tutti i punti di vista. Basti pensare al comportamento del governo spagnolo negli ultimi mesi. Per settimane venivano smentite le voci di un eventuale salvataggio di Bankia, il terzo istituto di credito del paese, salvo poi intervenire con ben 19 miliardi. Stessa cosa è accaduta per la richiesta di aiuti all’UE. Fino a qualche giorno Mariano Rajoy, il premier del paese, continuava a ripetere che la Spagna non aveva bisogno di aiuti finanziari salvo poi smentirsi per l’ennesima volta proprio sabato scorso.

Insomma, va bene mantenere il riserbo su questioni così importanti specialmente a mercati aperti ma questo comportamento porta ad una inevitabile perdita di credibilità del governo spagnolo. Quello che più ci preoccupa, a dir la verità, è che con questi 100 miliardi si sia solo all’inizio. Chi ci garantisce che di soldi non ne servano molti di più?

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UE garantisce fino a 100 miliardi di aiuti alla Spagna

Ancora una volta ci avevamo indovinato: la Spagna ha chiesto aiuto all’Europa, ufficialmente, per salvare le proprie banche. Sabato il ministro delle Finanze spagnolo, Luis de Guindos, ha detto in una conferenza stampa che l’Unione europea concederà un prestito alla Spagna per un ammontare complessivo di circa 100 miliardi di euro che il governo poi girrerà alle banche che hanno bisogno di ricapitalizzarsi. I ministri delle finanze dell’eurozona, riunitisi per l’occasione, hanno accolto con favore il passo spagnolo perchè aspettare avrebbe significato solamente aumentare la necessità di fondi più cospicui. Tuttavia c’è ben poco da essere contenti di tutto ciò. Non bisogna dimenticarsi, infatti, che la Spagna è la quarta economia dell’eurozona, cosa che dimostra, ancora una volta, come la crisi si stia via via espandendo a paesi sempre più grandi. Insomma la domanda che viene spontaneo porsi è: a chi toccherà dopo la Spagna?

Purtroppo la risposta a questa domanda è alquanto ovvia perchè se ci sarà un’altro paese costretto a chiedere aiuti quello sarà proprio il nostro. Comunque, non volendo  fare i catastrofisti anticipando i tempi, torniamo a parlare della Spagna e degli aiuti chiesti all’Europa.

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Tutto in mano alla Merkel

Dopo qualche giorno di (apparente) calma ecco che ritornano a farsi sentire le tensioni sui mercati finanziari dopo la delusione per le mancate decisioni di dare nuovi stimoli da parte di BCE e Fed. La palla, ora, passa alla Germania sempre più sotto pressione dalla comunità internazionale per ammorbidire la propria linea di politica economica. La situazione resta, quindi, estremamente grave e l’impressione che abbiamo avuto è che sia la BCE che la FED stiano aspettando di giocarsi le carte degli stimoli monetari in vista di momenti peggiori. Perchè, questo è sotto gli occhi di tutti, momenti peggiori arriveranno. Dopo i dati deludenti sulla disoccupazione USA, il taglio dei tassi di interesse della Cina (che si prepara ad un rallentamento corposo della propria economia) stamattina arriva la batosta sulla Produzione Industriale Italiana che ha fatto registrare un ‘9,2% (tendenziale) su base annua e un -1,9% su base mensile, un dato ampimente sotto le attese.

A questo bisogna aggiungere anche il pessimo stato di salute della Spagna che a breve potrebbe chiedere ufficialmente gli aiuti finanziari necessari a sostenere il proprio sistema bancario nonostante le continue smentite di questi giorni. L’incognita greca è sempre dietro l’angolo con le elezioni alle porte e la possibilità che a vincere siano i partiti anti europeisti.

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Aumentano le pressioni sulla Merkel

Quella di ieri è stata una giornata “diversa dal solito” sui mercati finanziari con gli indici periferici che hanno chiuso in maniera positiva mentre gli indici di riferimento come il Dax (-1.25%) o lo SP500 hanno chiuso in rosso. Sicuramente la pessima perfomance del Dax può portare ad un aumento delle pressioni sulla cancelliera Merkel che resta sempre più isolata dal resto d’Europa. Il fronte Italia, Spagna e Francia (a cui si deve aggiungere gli USA preoccupati della gestione della crisi europea) è sempre più compatto sul voler attuare delle riforme significative che possano arginare questo processo distruttivo che si è innescato sulle economie dell’eurozona. L’obiettivo è quella di un’unione fiscale e bancaria dei paesi dell’euro cosa che dovrebbe allentare la pressione sui debiti dei paesi PIIGS ridando fiato alla finanza del vecchio continente. Da parte sua la Germania continua a fare orecchie da mercante perchè, sotto alcuni punti di vista, sta gudagnando (non poco) da questa situazione.

I rendimenti dei suoi titoli di stato non sono mai stati così bassi, ergo i tedeschi possono rifinanziare il proprio debito ad un costo irrisorio rispetto a quello degli altri paesi europei. Non solo… le aziende tedesche sono in grado di accedere al credito a costi decisamente inferiori rispetto a quelli degli altri paesi dell’eurozona. Tuttavia anche per la Germania cominciano ad arrivare i primi problemi: nel primo trimestre del 2012 la crescita delle esportazioni verso i paesi del sud europa sono cresciute solo dello 0,9%, un dato alquanto deludente.

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