Facebook: MS rivede le stime di crescita

La rocambolesca quotazione di Facebook sui listini del Nasdaq si è rivelata, per il momento, un flop. Tra le cause di questo flop sembra ci sia anche un cambio di visione di Morgan Stanley che, nel bel mezzo dell’Ipo, ha deciso di rivedere al ribasso le stime di crescita del social network. Questa indiscrezione, che ha dell’incredibile, è stata pubblicata dal Wall Street Journal e sembra dare conferma a quanto da noi sostenuto fino a pochi giorni prima della quotazione del social network. Secondo quanto riportato dal prestigioso quotidiano il cambiamento nelle stime di Morgan Stanley è avvenuto in seguito al deposito di Facebook di un prospetto presso la US Securities and Exchange Commission (detta anche SEC, ossia l’equivalente della nostra Consob). In questo propsetto la società di Zuckerberg ha espresso cautela circa la crescita dei ricavi nei prossimi mesi a causa di un veloce spostamento degli utenti sui dispositivi mobili che, al momento, risultano essere molto meno redditizi.

Insomma cominciano ad esserci forti dubbi sulle perfomance che Facebook sarà in grado di ottenere nei prossimi mesi/anni e, sopratutto, se il suo sarà un business sostenibile oppure oggetto di una moda passeggera destinata ad esaurirsi nell’arco di qualche anno come già successo in passato per altri prodotti simili sul web. Al momento, infatti, gli analisti hanno forti dubbi su quale sia il possibile sviluppo futuro del business di Facebook che, ad oggi, è basato quasi interamente sugli introiti pubblicitari.

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Brembo, un titolo da tenere d’occhio

Come ben sappiamo molti titoli azionari del listino italiano sono degli investimenti deludenti in ottica di medio e lungo periodo. Tuttavia ci sono alcuni piccoli gioielli che, seppur scontando il periodo di crisi della nostra economia, dimostrano di avere delle basi estremamente solide. E’ il caso della Brembo, la più famosa azienda al mondo specializzata nella produzione di impianti frenanti per auto e moto da strada e da competizione. La brembo ha presentato, pochi giorni fa, una trimestrale davvero molto buona con un utile netto di 21,1 milioni di euro, ricavi netti in aumento del 12,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e un fatturato in aumento del 10,8%. Il tutto in un contesto economico difficilissimo per il settore automobilistico dovuto alla forte contrazione della vendita di auto e moto di nuova immatricolazione dovuto alla crisi economica che attanaglia gran parte del vecchio continente.


Anche per quanto riguarda il resto dell’anno le proiezioni sono decisamente favorevoli visto che gli ordinativi in portafoglio sembrano confermare il trend di crescita dei ricavi di tutti i settori in cui il Gruppo opera. Questo considerando sempre che un eventuale deterioramento della crisi nell’eurozona, i cui risvolti non sono al momento prevedibili, potrebbe contribuire  a rivedere sensibilmente gli obiettivi dell’azienda.

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Unicredit lancia il nuovo conto deposito

Unicredit lancia sul mercato un nuovo interessante prodotto dedicato ai risparmiatori: il Conto Deposito “Risparmio Sicuro”. In questo periodo di altissima volatilità sui mercati, infatti, i conti deposito ad alto rendimento sono molto gettonati da tutti quei risparmiatori che vogliano ottenere un rendimento da i propri risparmi senza dover rischiare il proprio capitale in strumenti finanziari complessi e, come la storia ci ha insegnato, molto pericolosi. Proprio per questo negli scorsi mesi ci siamo occupati molto spesso di questo argomento e torniamo molto volentieri ad occuparcene oggi per presentare questo nuovo prodotto destinato anche ai piccoli risparmiatori. Come al solito cercheremo di effettuare una valutazione quanto più oggettiva possibile analizzando pregi e difetti di questo prodotto offerto da Unicredit Group in promozione fine al 15 Giugno 2012. Per prima cosa qui sotto vi riproponiamo lo spot web realizzato dall’istituto di credito per promuovere il prodotto.

Ora vediamo di analizzare questo conto “Risparmio Sicuro” partendo proprio dal nome. Forse peccheremo di eccessiva precisione ma ci teniamo a sottolineare che di investimenti 100% sicuri, ad oggi, non ne esistono. Il nome in questione è dovuto al fatto che il prodotto non è soggetto all’andamento del mercato ma offre un rendimento sicuro e il capitale garantito. Ovviamente nell’ipotesi più pessimistica di un deterioramento della crisi e di un default dell’istituto di credito (e quindi del paese) tutte queste garanzie verrebbero meno.

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Aumentano le richieste di prestiti per le auto usate

In un contesto economico difficilissimo in cui le famiglie italiane sono sempre più schiacciate dal peso delle imposte e dalla perdita di potere di acquisto non sorprende il fatto che negli ultimi otto anni la domanda di prestiti per l’acquisto di auto usate sia raddoppiata. Come testimoniato anche dagli ultimi dati sulle immatricolazioni la vendita di auto nuove continua a diminuire a ritmi incredibili a tutto vantaggio del settore dell’usato. Tant’è che anche le richieste di finanziamenti per auto usate stanno aumentando sensibilmente. In Italia, solo nel mese di Aprile, la vendita di auto nuove è diminuita del 18% tornando ai livelli del 1983. E se in Italia la situazione è drammatica anche il resto d’Europa non se la passa poi tanto meglio. Sempre ad aprile le immatricolazioni hanno segnato una flessione del mercato automobilistico del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2011 confermano il trend negativo cominciato alla fine dello scorso anno.

Insomma in questo contesto di estrema difficoltà è normale che i consumatori dirottino le proprie preferenze nei confronti del mercato dell’usato che, a parità di veicolo, consente di spendere molto meno non solo per l’acquisto ma, anche, per quanto riguarda l’assicurazione auto sempre al centro delle polemiche per l’eccessivo costo sostenuto dagli automobilisti.

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G8: alternare rigore e crescita

Nonostante ci fosse tantissima attesa per i possibili risvolti politico-economici il G8 si è concluso, ancora una volta, con un nulla di fatto. In sostanza quello che viene trasmesso è un comunicato che non aggiunge niente di nuovo a quello che si è detto fino ad oggi, ossia che l’Europa ha bisogno di crescita e sviluppo per uscire dalla crisi e che la Grecia non deve uscire dall’euro. Insomma a quanto pare i grandi della terra si sono riuniti ma hanno centrato l’ennesima occasione sprecata? In sostanza si ma nella pratica forse qualcosa si comincia a smuovere anche se ormai la lentezza con cui i grandi della terra sembrano voler affrontare la crisi appare snervante. Una lentezza che appare ancora più inquietante se messa a confronto con la velocità e il dinamismo dei mercati finanziari capaci di affondare un paese in poche settimane. Eppure, come dicevamo, qualcosa sembra stia cambiando.

Più che altro si è notato una sorta di cambiamento di umore visto che viene messa da parte la tanto sbandierata rigidità fiscale a favore della crescita che viene descritta come una priorità. Inoltre c’è da aggiungere che gli Stati Uniti e il Giappone hanno assicurato il massimo sostegno al vecchio continente per far si che questa crisi possa essere definitivamente lasciata alle spalle.

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