Trimestrale deludente per Google

Non è un vero e proprio flop, ma i risultati conseguiti da Google nell’ultimo trimestre hanno lasciato l’amaro in bocca a ben più di qualche osservatore internazionale. Il motore di ricerca più noto del mondo ha infatti chiuso il 2011 con fatturato e utili che hanno deluso buona parte degli stakeholders della compagnia di Larry Page, sulla base di una influenza deteriorante dal mercato europeo, e da una crescita interna meno forte del previsto.  E così, stando a quanto diramato dallo stesso Page, le vendite del quarto trimestre si sarebbero fermate a “soli” 8,13 miliardi di dollari, più o meno 300 milioni di dollari in meno rispetto a quanto invece era atteso sulla piazza finanziaria.

Lo stesso si può dire per i profitti operativi, la cui attesa era per 10,50 dollari per azione, contro 9,50 dollari per azione conseguiti dall’azienda nel quarto trimestre dell’anno appena concluso.

Per quanto concerne le altre righe di conto economico, gli utili netti sono cresciuti a 2,71 miliardi di dollari – 8,22 dollari per azione, contro i 2,54 miliardi di dollari – o 7,81 dollari per azione, dello stesso periodo dello scorso anno.

Le spese caratteristiche hanno invece fatto un balzo a 3,38 miliardi di dollari, per una quota pari al 32% dei ricavi, contro il 30% di un anno fa.

Per quanto infine riguarda la ripartizione dei ricavi, Google ha reso noto che il 53% del proprio fatturato proviene dai mercati stranieri, contro il 55% del terzo trimestre 2011. La crescita dei ricavi pubblicitari europei è stata pari a 5 punti percentuali nel quarto trimestre 2011, contro i 20 punti percentuali della prima metà dell’anno.

Complessivamente, la ricerca per la pubblicità sui motori di ricerca nel vecchio Continente ha subito un incremento di 14 punti percentuali nel quarto trimestre, contro il + 22% del mercato statunitense.

Come era ovvio, quindi, i conti di google hanno risentito della crisi economica che attanaglia l’eurozona. In questo contesto, infatti, le aziende tendono a diminuire gli investimenti pubblicitari penalizzando il motore di ricerca.

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