G20: unione bancaria e rischio Spagna

Mentre l’Europa, sotto le pressioni degli USA e dei Bric, promette l’imminente costituzione di un’unione bancaria aumentano i timori per il futuro della Spagna. Ieri il governo di Madrid ha collocato 3 miliardi di titoli di stato a 12 e 18 mesi con i tassi di interesse che schizzano alle stelle passando al 5,074%, dal 2,985%, e al 5,107% dal 3,302% dell’asta precedente. Insomma i mercati non si fidano più della capacità della Spagna di rimborsare il proprio debito e sembrano voler scommettere su un suo prossimo default. D’altronde il campanello d’allarme è suonato qualche giorno fa, ossia da quando i titoli a 10 anni sono saliti stabilmente sopra il 7%, indicatore chiave della salute di uno stato.

La triste reazione del mercato alla promessa dell’eurozona di pompare fino a 100 miliardi di euro nel traballante sistema bancario spagnolo sottolinea che non basta più immettere liquidità ma occorre cominciare a risolvere i problemi alla base. Ma i politici europei sembra far finta di non capire e continuano per la loro strada litigando anche negli appuntamenti ufficiali e dando un’immagine dell’Europa quanto mai frantumata.

Al vertice economico del G20 a Los Cabos, in Messico, il signor Rajoy ha rilanciato la proposta di “rompere il legame tra rischio nel settore bancario e il rischio sovrano”. In sostanza il primo ministro spagnolo vorrebbe che i soldi venissero erogati direttamente alle banche piuttosto che allo stato (costretto poi a girarli alle banche e ad assumersi i rischi dei soldi presi in prestito).

Ma oltre a questo anche un’altra questione sembra essere sul tavolo: mettere i prestiti di salvataggio delle banche in condizioni di parità con i titoli di Stato detenuti dagli investitori privati. Cosa su cui la Germania si è detta profondamente contraria in quanto vuole che i prestiti ufficiali dovrebbero avere uno status preferenziale, nel senso che non dovrebbero subire perdite, anche nel caso in cui gli obbligazionisti privati siano costretti a subire una ristrutturazione (come nel caso della Grecia).

Questo, però, sta portando molti investitori a rinunciare agli investimenti in bonos spagnoli per paura di un eventuale default dovuto all’eccessivo carico che il paese dovrà sobbarcarsi per salvare il proprio sistema bancario.

Intanto i mercati in netta ripresa scommettono su un’uniezione di liquidità da parte della Fed, cosa che potrebbe essere annunciata già da oggi. Queste ondate di liquidità non andrebbero a risolvere il problema alla base ma, semplicemente, farebbero guadagnare tempo prezioso. Basta che poi questo tempo venga impiegato bene e si metta in atto qualche misura risolutiva altrimenti non si farebbe altro che tornare velocemente al punto di partenza.

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