Studi di settore, si cambia: il piano dell’Agenzia delle Entrate

Gli studi di settore hanno sempre rappresentato un grande nemico per tutte le imprese e i professionisti d’Italia. Sono – insieme a diversi altri strumenti sotto il controllo dell’Agenzia delle Entrate – un esempio quanto più autentico e tangibile della distanza che v’è tra lo Stato e gli operatori economici. O meglio, più che di distanza, forse sarebbe il caso di parlare di vera avversione!

Studi di settore, si cambia: arrivano le comunicazioni

Eppure sembra che la strategia messa in atto da Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate, miri a superare questo strumento iniquo e vessatore: l’obiettivo è quello di abolire i controlli dati dagli studi di settore e avviare, contestualmente, l’utilizzo di comunicazioni coi soggetti che dovessero rendersi protagonisti di una posizione fiscale non proprio chiarissima. In termini pratici si sta lavorando a un provvedimento nell’ambito del quale a fronte di anomalie o di situazioni fiscali piuttosto dubbie, prima di procedere con l’invio della cartella ufficiale, si dia modo al contribuente di dimostrare la sua innocenza relativamente alle accuse di illecito e di ravvedersi qualora l’illecito sia effettivamente avvenuto.

Il comunicato stampa rilasciato dall’Agenzia delle Entrate ha parlato di 190.000 comunicazioni pronte a prendere il via per raggiungere tutti quei lavoratori autonomi che risultano essere al centro di anomalie fiscali. Tali comunicazioni consentiranno ai soggetti interessati di: dimostrare la non sussistenza delle anomalie, correggere gli errori e adempiere alle omissioni relative alle dichiarazioni effettuate, e al contempo, ottenere una ingente diminuzione delle sanzioni nel caso in cui si fossero presentati i requisiti per cui avviare, appunto, un meccanismo sanzionatorio.

Step by step: ecco come funziona il nuovo sistema

Ma entriamo nel dettaglio della questione per chiarirne meglio il funzionamento. Nei prossimi giorni l’Agenzia delle Entrate inviterà i contribuenti interessati a consultare il Cassetto Fiscale contenente le anomalie che si son rilevate nel triennio 2011-2013. L’invito avverrà tramite mail per quei contribuenti che dovessero aver comunicato il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) o tramite sms nel caso di soggetti abilitati ai servizi telematici; una volta giunta la comunicazione i soggetti coinvolti dovranno poi rivolgersi agli intermediari incaricati per fornire chiarimenti e precisazioni circa le anomalie rilevate dagli studi di settore.

Questo meccanismo permette di vedersi ridurre le sanzioni in maniera proporzionale al tempo trascorso dall’insorgere dell’anomalia fino alla data di ravvedimento, anche se è bene chiarire che il ravvedimento stesso non può essere esercitato dinanzi alla notifica formale di un atto di liquidazione, di irrogazione o di accertamento delle sanzioni.

Ma grazie a questo nuovo strumento predisposto dall’Agenzia delle Entrate, il contribuente non ha né avrà soltanto la possibilità di risolvere eventuali anomalie: il sistema prevede che i contribuenti potranno altresì sfruttare questa occasione per presentare i modelli degli studi di settore qualora non dovessero averlo ancora fatto, consultare l’elenco delle anomalie che sono emerse durante i controlli telematici tra il Modello Unico e i dati estrapolati dagli studi di settore, girare opportune segnalazioni che possano giustificare situazioni di non congruità, fornire risposte tese alla correzione degli errori e accedere alle statistiche relative ai dati dichiarati per la stesura degli studi di settore.

Studi di settore: come funzionano e a cosa servono

Ma esattamente cosa sono questi studi di settore? Si tratta di uno strumento tramite il quale si individuano delle variabili sia strutturali sia contabili relative ad imprese (e a lavoratori autonomi più in senso lato). Queste variabili tengono conto di diversi elementi tra cui il settore economico di appartenenza, i processo produttivi impiegati, il modello di organizzazione, i prodotti e l’oggetto dell’attività impresaria; ma anche livello dei prezzi e della concorrenza, localizzazione geografica, andamento della domanda e così via fino a definire un quadro estremamente complesso nell’ambito del quale tutto viene reso a mo’ di struttura.

Tutti questi parametri vengono utilizzati dal contribuente per verificare il posizionamento dei dati reali rispetto a quelli stimati, e dall’Agenzia delle Entrate proprio per controllare che in riferimento a quella impresa e a quel professionista non vi siano anomalie fiscali. Alla luce di ciò, gli studi di settore permettono alla Pubblica Amministrazione di stimare i ricavi conseguiti da una determinata realtà proprio servendosi di quella innumerevole lista di parametri di cui sopra. Se sulla base di quelle variabili si prevede che l’impresa X o il contribuente Y incasseranno 100, mentre invece in fase di dichiarazione questi dichiarano 50, allora scattano i meccanismi di controllo.

Ecco appunto, i meccanismi di controllo. Con i cambiamenti messi a punto dall’Agenzia delle Entrate, a cambiare è proprio questo fronte: anziché mettere in atto dei controlli che potrebbero apparire da una parte un po’ troppo vessatori e dall’altra anche economicamente dispendiosi, la strategia è quella di portare in scena le cosiddette comunicazioni. Intervenire prima dei controlli, in sostanza, è l’obiettivo primo di questa nuova politica tesa ad alleggerire il peso che gli studi di settore hanno anche su una scala prettamente emozionale da parte dei contribuenti.

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